#Stilelibero: don Stefano: «Non confondiamo la famiglia con le unioni civili»

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Don Stefano Giaquinto:
«Sì a una legge sulle unioni omosessuali, ma non chiamatele famiglie».

“Sì, lo voglio” era il titolo della decima e ultima puntata di Stilelibero, nata sulla scia del dibattito intorno al ddl Cirinnà e alla contestata “stepchild adoption”.

CASERTA. «L’educazione prescinde dalla sessualità. Per i bambini l’importante è che ci sia amore e che ci siano tutti e due i genitori». Lo ha detto Lina Aiello, psicologa ed esperta in dinamiche familiari, ai microfoni di Stilelibero, la trasmissione radiofonica ideata da Claudio Lombardi e da Antonio Salvati e condotta da Salvati, che andava in onda ogni martedì, dalle 16, dagli studi di New Radio Network (www.newradionetwork.com), a Maddaloni (Caserta). “Sì, lo voglio” era il titolo della decima e ultima puntata del programma di approfondimento giornalistico, nata sulla scia del dibattito intorno al ddl Cirinnà, i cui lavori al Senato sono iniziati proprio martedì, e alla contestata “stepchild adoption” (adozione del figliastro).

Il prete, le coppie di fatto e Lucio Dalla
Come è preparata la famiglia tradizionale ai cambiamenti? «La condizione è molto personale ed è difficile generalizzare», ha spiegato la psicologa. «Il ddl Cirinnà rappresenta per il mondo omosessuale un compresso accettabile. Si discute tanto sulla “stepchild adoption per un preconcetto sul mondo omosessuale. Si pensa ancora che un bambino non posso essere educato e vivere in una famiglia omogenitoriale», è stato il commento di Bernardo Diana, fondatore e tesoriere di Rain, associazione LGBT casertana. Molto diretto, come al solito, don Stefano Giaquinto, parroco della chiesa di San Michele Arcangelo di Casagiove: «Grande rispetto per tutti, ma occorre stare attenti alle parole, che, come dice il Papa, sono peggio del terrorismo. La famiglia è quel nucleo composto da un uomo, da una donna e dai figli. Ho grande rispetto per le coppie di fatto, ma non si possono paragonare alla famiglia tradizionale e non si può parlare di adozione. Sono d’accordo a una legge che dia loro diritti, per amor di Dio, anzi in Italia siamo già in ritardo. Si eviteranno, in questo modo, casi come quello del compagno di Lucio Dalla, che – ha concluso il sacerdote – alla morte del cantante si è trovato solo e spogliato di tutto».

I genitori “tradizionali” e quelli “arcobaleno”
«Tra i nostri associati avvertiamo una preoccupazione di ampio respiro. Temiamo per quello che può rappresentare questa fase di cambiamento, i cui sviluppi sono difficilmente ponderabili», ha spiegato Rosalia Pannitti, presidente regionale dell’Age, Associazione italiana genitori. «La nostra posizione sulla “stepchild adoption”? Abbiamo gli occhi aperti sul mondo, ma occorre essere cauti e non spingere su situazioni non chiare». Per Rossella Chianese, referente in Campania per l’associazione “Famiglie Arcobaleno”: «I figli di una famiglia omogenitoriale? Non esiste nessuna differenza con quelli di una famiglia tradizionale e lo dimostrano gli studi scientifici. Quello che conta è la dedizione, l’amore e la cura. Noi, parlo di me e della mia compagna, non viviamo in una campana di vetro, ma siamo integrati nella realtà che ci circonda e questo lo dimostriamo quotidianamente». Circa il dibattito sulla stepchild adoption, Chianese chiarisce: «La possibilità di adottare il figlio biologico del proprio partner esiste già dal 1983. L’articolo 5 del ddl Cirinnà tutela una stabilità materiale e affettiva dei nostri figli, senza sarebbe una legge scarna e priva di significato».

Il filosofo e i retroscena da Palazzo Madama
Natale Musella, teologo e presidente dell’Istituto Superiore di formazione filosofica “Aletehia”: «Per evitare la confusione di questi giorni occorre stralciare il termine famiglia e passere ad affrontare i dati di fatto. Perché c’è questa confusione? Perché si ha paura di affrontare una realtà evidente. I politici devono imparare ad affrontare una società che cambia». A svelare i retroscena dei lavori a Palazzo Madama, Valerio Ceva Grimaldi, giornalista parlamentare: «Ci aspetta una vera e propria maratona, con 110 senatori iscritti a parlare per un totale di 21 ore di discussione generale prima del voto. Nei corridoi del Parlamento c’è un discreto ottimismo sulla possibilità di trovare un accordo sulla “stepchild adoption”. È prevista una riunione dei centristi del Governo con a capo Alfano per decidere la posizione da prendere».

Caserta, 3 febbraio 2016
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