Sul Coronavirus, dal Post

A oggi sono stati segnalati 115.242 casi positivi in Italia.
Sono le 18 e 31.

Raccogliere i dati durante un’epidemia non è semplice, se la raccolta avviene nel mezzo di un’emergenza sanitaria come l’attuale diventa tutto ancora più complicato. È una premessa doverosa da fare quando parliamo del lavoro delle istituzioni (governo, regioni, Protezione Civile), da settimane impegnate in uno sforzo organizzativo senza precedenti e talmente inedito da rendere inevitabile una parziale navigazione a vista. Dalle istituzioni è però giusto aspettarsi trasparenza e chiarezza, soprattutto sui dati del contagio.

Nelle precedenti newsletter abbiamo visto quanto sia difficile ottenere un dato credibile, e statisticamente rilevante, sulle effettive dimensioni dell’attuale epidemia da coronavirus in Italia. Il bollettino quotidiano della Protezione Civile offre una visione inevitabilmente parziale delle cose, sottostimando i casi positivi e i decessi, che sono sicuramente di più di quanti ne siano rilevati e catalogati. Questa circostanza andrebbe comunicata più di frequente e con maggiore chiarezza da parte delle istituzioni, soprattutto se la loro comunicazione – tesa comprensibilmente a essere il più ottimistica possibile – innesca ulteriori e rischiose incomprensioni.

Per esempio: quasi ogni giorno il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, inizia la conferenza stampa di aggiornamento sull’epidemia da coronavirus comunicando “il dato delle persone guarite nelle ultime 24 ore”, per offrire subito a tutti l’informazione più rassicurante, che viene poi ripresa dai media spesso con una certa evidenza. È però emerso che il dato dei “guariti” non riflette completamente la realtà, perché comprende al suo interno anche il totale delle persone dimesse dagli ospedali, ma che potrebbero essere ancora malate con sintomi tali da poter proseguire le terapie a casa.

La raccolta di questi dati, come per gli altri dell’epidemia, non è centralizzata ed è svolta dalle regioni, che poi inviano quotidianamente un rapporto alla Protezione Civile. I dati confluiscono poi nelle tabelle che ormai ci siamo abituati a vedere, con i conteggi regione per regione e i totali, come quella qui sotto.

La tabella comprende una colonna “Dimessi/guariti”, piuttosto evidente perché colorata di verde, ma il suo totale riportato in una tabella più piccola riassuntiva perde l’indicazione completa e diventa semplicemente “Totale guariti”, il dato che poi Borrelli annuncia in conferenza stampa.

È stato sufficiente un controllo a campione per rendersi conto che in quel totale sui “guariti” finisce un po’ di tutto: individui effettivamente guariti (2 tamponi negativi a distanza di un giorno), pazienti in via di guarigione (in attesa del secondo tampone), pazienti guariti clinicamente (quindi dichiarati tali in seguito a una visita medica e non a un test) e ancora individui genericamente indicati come “dimessi”, senza indicazioni sul loro stato di salute.

La COVID-19 ha un decorso piuttosto lungo, e la guarigione completa richiede diverse settimane, così come sono lunghi i tempi per avere i risultati dei due tamponi consecutivi che attestano la scomparsa del coronavirus in chi era malato. Il numero di guariti sarebbe quindi enormemente inferiore se si distinguesse tra i vari casi, e potrebbe ugualmente generare qualche incomprensione. Anche per questo sarebbe utile un lavoro più attento di spiegazione e contestualizzazione dei dati, da parte di chi li raccoglie e li comunica sia a livello delle istituzioni sia dei mezzi di comunicazione.

In Italia, oggi
Tenendo a mente tutte le cose che vi abbiamo appena raccontato: i dati di oggi forniti dalla Protezione Civile.
Dall’inizio dell’epidemia i casi positivi totali rilevati in Italia sono stati 115.242, quindi 4.668 in più di ieri, quando erano stati 4.782 in più del giorno precedente, confermando una serie di incrementi al di sotto della soglia di cinquemila che dura ormai da diversi giorni. Le persone morte nelle ultime ore per l’epidemia sono state 760, per un totale di 13.915 dall’inizio del contagio. In terapia intensiva sono ricoverate 4.053 persone, 18 in più di ieri.

ISTAT
Sempre sui dati, è utile fare il confronto tra lo scorso mese di marzo e quelli dei cinque anni precedenti, per valutare l’andamento dei decessi in Italia. Lo possiamo fare grazie ai dati da poco diffusi dall’ISTAT, di circa mille comuni del Nord Italia, nei quali il numero di morti nel mese di marzo è in media più o meno il doppio di quello dei cinque anni precedenti. In alcune aree particolarmente interessate, in provincia di Bergamo e Brescia, il numero di morti è addirittura quattro volte superiore.

Siamo il problema o la soluzione? ✍️

Gravidanze
Finora non sono stati prodotti molti studi scientifici sulle gravidanze e la COVID-19. Una ricerca realizzata in Cina, dove è iniziata l’epidemia a fine 2019, non ha evidenziato la presenza del virus nel sangue del cordone ombelicale, né nel liquido amniotico o nel latte materno. Non ci sono inoltre evidenze circa la trasmissione del coronavirus dalla madre al feto durante la gravidanza: il contagio sembra eventualmente avvenire dopo la nascita, in seguito ai contatti tra madre e figlio. Il ministero della Salute ha fornito agli operatori sanitari diverse indicazioni su come gestire i casi di madri positive, per ridurre al minimo il rischio di contagio dei neonati.

Non è il momento di dire bugie ✍️

La scritta “state a casa” sulla spiaggia di Bronte Beach
(Brook Mitchell/Getty Images)

La scritta “state a casa” sulla Bronte Beach vicino a Sydney, Australia (Brook Mitchell/Getty Images)

Fino al 13 aprile
Lo avrete letto un po’ ovunque e ve lo avevamo anticipato ieri: le misure restrittive (starcene in casa, insomma) sono state prorogate fino al 13 aprile compreso, il giorno di Pasquetta. Lo ha confermato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, durante una conferenza stampa nella serata di ieri, ricordando che è un sacrificio inevitabile per non rendere vano ciò che abbiamo fatto finora. Ha poi detto che la “fase 2”, quella che prevede caute e parziali riaperture, sarà messa in programma nei prossimi giorni, a seconda di come procederà l’epidemia.

Sindaci
Sette sindaci di importanti città lombarde hanno scritto una lettera aperta al governo della Regione Lombardia per chiedere spiegazioni sui piani di assistenza per gli anziani nelle case di riposo della regione, sulla fornitura di mascherine e altro materiale protettivo al personale sanitario, e soprattutto sulle modalità con cui si fanno i test, che in Lombardia vengono eseguiti su meno persone rispetto a quanto raccomandato a livello nazionale e internazionale. Hanno firmato, tra gli altri, il sindaco di Milano, Beppe Sala, e quello di Bergamo, Giorgio Gori. Il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, ha commentato su Facebook la lettera accusando i sindaci di fare «pura e bieca speculazione politica».

Tokyo aspetta ✍️

Tre cose dal mondo
1. Solo nella scorsa settimana, negli Stati Uniti ci sono stati 6,6 milioni di richieste per il sussidio di disoccupazione, che si aggiungono ai 3,3 milioni di richieste della settimana precedente.
2. Il governo della Malesia ha detto alle donne in quarantena di truccarsi e di non dare fastidio ai mariti.
3. Le conseguenze dell’epidemia sulla moda stanno creando grandi problemi in Bangladesh, il secondo esportatore di vestiti al mondo.

Vaccini
Secondo il censimento più recente svolto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, le iniziative per sviluppare un vaccino contro il coronavirus sono ormai oltre 50 in giro per il mondo, e se ne dovrebbero aggiungere altre nel corso delle prossime settimane. È una risposta senza precedenti per un’emergenza sanitaria altrettanto inedita e una malattia per la quale non c’è ancora una cura. Nel Novecento siamo diventati piuttosto bravi a contrastare e prevenire malattie pericolose come il vaiolo, la poliomielite e il morbillo grazie ai vaccini, e i ricercatori confidano di riuscire a fare altrettanto con il coronavirus. Si sta lavorando velocemente, seppure in mezzo a grandi incertezze sugli esiti finali, per avere una soluzione pronta entro un anno. Abbiamo raccontato sfide e opportunità della corsa a un vaccino contro il coronavirus qui: ci sembrava il modo giusto per chiudere con una nota di cauto ottimismo.

Siamo inoltre ottimisti sul fatto di sentirci domani. Ciao!

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