Sul Coronavirus, dal Post

A oggi sono stati segnalati 143.626 casi positivi in Italia.
Sono le 18 e 28.

Quanta febbre è febbre?

La storia di come abbiamo scoperto che la febbre non fosse di per sé una malattia, ma il sintomo di qualcos’altro, è piuttosto affascinante. Carl Reinhold August Wunderlich, medico presso l’ospedale di Lipsia (Germania) fu tra i primi ad accorgersene. Intorno alla metà dell’Ottocento, introdusse l’uso delle cartelle cliniche e della rilevazione periodica della temperatura dei pazienti, con termometri piuttosto precisi. Riteneva che in questo modo potesse tenere meglio traccia dell’evoluzione delle malattie che interessavano i suoi pazienti, rendendo possibili trattamenti più adeguati.

Wunderlich doveva essere un tipo piuttosto preciso e convincente, al punto da ottenere la collaborazione di diversi colleghi e di raccogliere nel tempo oltre 25mila misurazioni della temperatura dei pazienti. Analizzando i dati, concluse che la temperatura ideale del corpo umano fosse 37 °C, indicando un valore che sarebbe stato poi riconosciuto universalmente, e che ancora oggi viene impiegato per stabilire (con una certa approssimazione) se un paziente abbia o meno la febbre.

Tra i sintomi causati dalla COVID-19 c’è anche la febbre, che si può presentare piuttosto bassa o molto alta a seconda dei casi. Il ministero della Salute indica come principali indicatori della malattia la difficoltà a respirare e “febbre maggiore di 37,5 °C”. Il dato è naturalmente indicativo, perché come aveva notato lo stesso Wunderlich ogni persona ha una propria temperatura corporea in condizioni normali: per alcuni è un po’ più bassa di 37 °C e per altri è stabilmente più alta. Questo non implica che ci siano persone che hanno sempre la febbre, ma semplicemente che per loro gli episodi febbrili iniziano dopo qualche linea in più del termometro.

Ma allora perché ci viene la febbre?

Semplificando molto: il centro di controllo della temperatura dell’organismo – il nostro termostato – è l’ipotalamo, una struttura del sistema nervoso centrale collocata alla base del cervello. In condizioni normali usa i mezzi a sua disposizione per regolare la temperatura in base alle informazioni che gli arrivano dalle terminazioni nervose. In caso di infezioni, l’ipotalamo induce un aumento della temperatura corporea perché alcune molecole gli fanno sapere, attraverso il nostro flusso sanguigno, che c’è qualcosa che non va: che bisogna fare qualcosa per stimolare il sistema immunitario e creare un contesto più ostile a eventuali agenti infettivi (come virus e batteri).

La febbre è quindi uno dei meccanismi di difesa del nostro organismo, che nel caso di infezioni virali – come quelle determinate dal coronavirus – si attiva per creare condizioni ostili alla replicazione degli agenti infettivi. L’uso dei farmaci antipiretici (come il paracetamolo, la Tachipirina) può servire per ridurre la febbre quando questa è piuttosto elevata, ma molti medici ne sconsigliano l’assunzione nei casi in cui non sia strettamente necessario, perché si potrebbe ridurre l’efficacia della risposta immunitaria dell’organismo.

Nel Novecento abbiamo scoperto un sacco di cose sulla febbre, ma come avviene spesso con la scienza medica, ci sfuggono ancora alcuni dettagli.

(William Vanderson/Fox Photos/Getty Images)

In Italia, oggi
Secondo i dati comunicati oggi dalla Protezione Civile, i casi positivi rilevati dall’inizio dell’epidemia in Italia sono 143.626, quindi 4.204 in più di ieri, quando erano stati 3.836 in più del giorno precedente. L’aumento di oggi è il primo sopra la soglia dei quattromila dal 5 aprile, quando era stato segnalato un aumento di 4.316: l’incremento potrebbe essere in parte dovuto a un maggior numero di esiti di test resi pubblici tra ieri e oggi.

Nelle ultime 24 ore sono morte altre 610 persone, per un totale di 18.279 decessi dall’inizio dell’epidemia. Il numero di ricoverati in terapia intensiva intanto continua lentamente a diminuire: oggi sono 3.605, quindi 88 in meno rispetto a ieri.

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Marche
Anche se non ha ricevuto molte attenzioni da parte dei media italiani, la Regione Marche nelle ultime settimane ha dovuto affrontare numerose difficoltà legate all’epidemia da coronavirus. Il suo sistema sanitario è ancora in sofferenza, anche se le cose stanno lentamente migliorando, e si è dovuto procedere alla costruzione di un ospedale temporaneo. Siamo andati a vedere com’è la situazione.

Perché spio una famiglia di aquile dell’Iowa ✍️

Eurobond
Sarete incappati più volte nella parola “eurobond” negli ultimi giorni. Chi ne propone l’introduzione vorrebbe fosse creato un nuovo tipo di titolo di debito pubblico – come i titoli di stato, che l’Italia vende per ottenere denaro in prestito – il cui rimborso sia garantito non da una singola nazione, ma da tutti i paesi dell’euro. Gli eurobond sono richiesti con insistenza da Italia, Francia e Spagna, con l’approvazione di numerosi commentatori ed economisti e della Commissione Europea; la loro introduzione viene invece respinta dai governi di Germania, Paesi Bassi e Austria. È il dibattito più acceso al momento nell’Unione Europea: gli eurobond potrebbero essere sfruttati per nuove risorse economiche da usare nell’attuale emergenza. Ci è sembrato fosse utile per tutti spiegarveli, bene.

Conte dice che senza gli Eurobond ognuno dovrà fare per sé ?

Situazione difficile
A inizio settimana in Indonesia hanno annunciato che nella capitale Giacarta saranno introdotte misure più rigide per contenere la diffusione del coronavirus. Le nuove restrizioni non saranno però estese in tutto il paese. Il presidente indonesiano, Joko Widodo, dice di non voler imporre la chiusura totale delle attività produttive, né limitare del tutto gli spostamenti delle persone, sostenendo che questo provocherebbe danni enormi all’economia. Secondo i dati ufficiali, le persone risultate positive ai test sono poco meno di tremila e i morti oltre duecento, ma solo nel mese di marzo le sepolture nella capitale Giacarta sono state 4400, circa il 40 per cento in più del mese con più morti degli ultimi due anni. Questa sproporzione, lo scarso numero di test fatti alla popolazione e il fatto che non siano state imposte restrizioni simili a quelle dei paesi vicini, fa pensare che la situazione in Indonesia sia in realtà molto preoccupante.

Grecia
Tra i paesi dell’Europa mediterranea interessati dall’epidemia da coronavirus, appare anomalo il caso della Grecia, in cui sono stati rilevati poco meno di duemila casi di contagio e 83 morti, un numero piuttosto basso per un paese con 10 milioni di abitanti, se paragonato ai dati di altri paesi europei: in Grecia i casi di contagio sono circa 181 per milione di abitanti, mentre in Spagna, ora il paese più interessato in Europa dal virus, sono più di 3mila per milione di abitanti e in Italia più di 2mila. L’adozione tempestiva delle restrizioni e dell’isolamento sociale sembra abbia funzionato meglio che altrove, ma un paese da tempo in difficoltà come la Grecia rischia comunque notevoli ripercussioni per il suo già fragile sistema economico.

Altre quattro cose dal mondo
1. Negli Stati Uniti altri 6,6 milioni di persone hanno fatto richiesta per il sussidio di disoccupazione nell’ultima settimana: dall’inizio dell’epidemia a oggi ci sono stati 16 milioni di richieste.
2. A Hong Kong il divieto di usare le mascherine durante le proteste è stato confermato nonostante il coronavirus.
3. Anche il Giappone comincia a preoccuparsi: dopo settimane di poche restrizioni e un numero relativamente basso di contagi rilevati, il contagio sembra accelerare.
4. In Spagna ora molti ce l’hanno con il governo, e il primo ministro Pedro Sánchez – l’unico dell’Europa occidentale che in questi giorni sta perdendo consensi – è accusato di avere agito tardivamente contro il coronavirus: nel paese i casi rilevati sono oltre 150mila e i decessi più di 15mila.

5G
Da settimane circolano su WhatsApp, social network e siti complottisti notizie false e inventate di sana pianta su una presunta correlazione tra diffusione del coronavirus e del 5G, il nuovo sistema di telefonia mobile in fase di sviluppo in buona parte del mondo per offrire connessioni più veloci e altri servizi innovativi tramite la rete cellulare. I post che se ne occupano – con toni allarmistici e senza basi scientifiche – sono stati ampiamente condivisi e hanno spinto alcune piattaforme a limitarne la circolazione. Sulla base di cosa dicono scienziati ed esperti sentiamo di rassicurarvi: il 5G non “abbassa le difese del sistema immunitario” né “favorisce la diffusione del coronavirus”.

Voi invece potete favorire la diffusione di questa newsletter, inoltrandola alle persone cui volete bene, o invitandole a iscriversi.

Ci sentiamo domani, con o senza 5G. Ciao!

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