Sul Coronavirus, dal Post

A oggi sono stati segnalati 205.463 casi positivi in Italia.
Sono le 18 e 15.

Dallo scorso 25 aprile, il Piemonte è la seconda regione italiana per numero di casi di COVID-19 rilevati dall’inizio dell’epidemia, dopo la Lombardia, con oltre 26mila casi positivi. Soprattutto nelle ultime settimane, i dati piemontesi sono stati definiti più preoccupanti che altrove, anche perché indicano il maggiore aumento percentuale dei casi totali e di quelli “attualmente positivi”. Nelle ultime due settimane, i decessi in Piemonte sono cresciuti del 43 per cento, un aumento secondo solamente a quello del Veneto (47 per cento).

Una prima spiegazione sul “caso del Piemonte” potrebbe essere data dalla quantità di test eseguiti, sui campioni prelevati con i tamponi: è aumentata più che nel resto d’Italia e di conseguenza è immaginabile che questo abbia comportato la scoperta di una maggiore quantità di casi positivi rispetto ad altrove. Solo nelle ultime due settimane, in Piemonte sono stati effettuati 70mila tamponi, con un aumento dell’87 per cento rispetto a quelli fatti fino al 16 aprile.

Molti test sono stati eseguiti nelle case di riposo e di assistenza per gli anziani, per tracciare meglio l’andamento dei contagi. Al 20 di aprile erano stati eseguiti test nell’80 per cento delle strutture, rilevando un terzo di tamponi positivi tra i 14.700 circa analizzati. Come altre regioni, anche il Piemonte ha avuto numerosi problemi e difficoltà nel tenere sotto controllo l’epidemia nelle strutture per gli anziani.

Diversi medici di famiglia hanno poi segnalato una scarsa efficienza, in alcune province, dei sistemi per segnalare alle ASL i casi sospetti, che richiederebbero quindi il tampone per confermare o meno l’infezione da coronavirus.

Il segretario regionale della Federazione Italiana di Medicina Generale, Roberto Venesia, ci ha spiegato come, nonostante siano passate diverse settimane dalle segnalazioni dei primi problemi, ancora oggi ci siano difficoltà da parte dei medici a ottenere che siano eseguiti i tamponi per i loro pazienti. Venesia ha condotto tra il 15 e il 17 aprile un sondaggio tra un campione di medici: quelli che hanno risposto hanno riportato 791 segnalazioni di pazienti sospetti che non sono stati presi in carico dalle ASL. Rapportando il campione sulla popolazione, si ottiene una stima di oltre 10mila casi.

I problemi non sono uguali in tutte le province, ma sembra ci sia ancora molto lavoro da fare.

Pioggia e maltempo a Torino, 20 aprile 2020 ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

In Italia, oggi
La Protezione Civile ha comunicato che dall’inizio dell’epidemia in Italia sono stati rilevati 205.463 casi positivi al coronavirus, 1.872 in più di ieri, quando ne erano stati segnalati 2.086 in più rispetto al giorno precedente. I morti dall’inizio dell’epidemia sono 27.967, 285 in più rispetto a ieri. In terapia intensiva sono ricoverate 1.694 persone. Angelo Borrelli ha confermato che quella di oggi è stata l’ultima conferenza stampa della Protezione Civile sul coronavirus.

PIL
Secondo le stime dell’ISTAT, il prodotto interno lordo italiano nel primo trimestre del 2020 è diminuito del 4,7 per cento rispetto al trimestre precedente e del 4,8 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019. La flessione del PIL è la più alta mai registrata dall’inizio dell’osservazione dell’istituto nel primo trimestre del 1995. Per l’ISTAT è «una contrazione di entità eccezionale indotta dagli effetti economici dell’emergenza sanitaria e dalle misure di contenimento».

 
Regioni
I presidenti delle regioni governate dal centrodestra (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Umbria, Veneto) e della provincia autonoma di Trento mostravano da diversi giorni una certa irrequietezza nei confronti del governo, ora sfociata in un documento inviato al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con richieste di maggiori autonomie e toni bellicosi. Chiedono che si passi dalla «logica dell’uniformità alla logica dell’uguaglianza» che consenta di gestire l’emergenza sanitaria in modi diversi, a seconda del livello di contagio nei loro territori. Il governo sta cercando di coordinare l’attenuazione delle restrizioni, ma sta incontrando diverse difficoltà nel mantenere omogenei e condivisi gli interventi.

Calabria
A tal proposito, nella serata di ieri la presidente della Calabria, Jole Santelli, ha firmato un’ordinanza che tra le altre cose prevede da oggi «la ripresa delle attività di bar, pasticcerie, ristoranti, pizzerie, agriturismo con somministrazione esclusiva attraverso il servizio con tavoli all’aperto». La scelta ha fatto molto discutere, se ne sta valutando la legittimità e ha portato diversi sindaci a non applicarla.

Il vero post umano ✍️

Svizzera
Il governo svizzero ha previsto una significativa attenuazione delle restrizioni: dall’11 maggio riapriranno negozi, mercati, musei, scuole, bar, ristoranti e palestre, tra le altre cose, seppur con alcune limitazioni e sempre nel rispetto delle regole sul distanziamento interpersonale. Alcune riaperture erano già state annunciate, mentre altre – come quelle di bar e ristoranti – erano inizialmente previste per l’8 giugno: secondo il governo, è stato possibile anticiparle grazie al successo delle misure restrittive imposte fino ad ora su tutto il territorio.

L’inventiva soluzione di uno strip club dell’Oregon durante l’emergenza coronavirus ?

Bubbola
Forse ve ne siete accorti ricevendola: da circa un mese circola in varie forme sui social network e su WhatsApp una bufala secondo cui i dati ufficiali dell’ISTAT mostrerebbero che i decessi avvenuti in Italia nei primi tre mesi del 2020 siano inferiori rispetto a quelli dello stesso periodo dell’anno precedente. Il sottinteso sarebbe quindi che la pandemia di coronavirus sia molto meno pericolosa di quanto raccontato. È una notizia completamente falsa. L’ISTAT non ha ancora prodotto i dati definitivi sul numero di decessi nei primi tre mesi del 2020, mentre i dati parziali, che misurano l’incremento di decessi in alcuni comuni selezionati, mostrano che il numero di morti rispetto ad un anno fa è aumentato di quasi il 50 per cento.

Una persona nella Galleria Vittorio Emanuele II
(Claudio Furlan – LaPresse)

Galleria Vittorio Emanuele II – Milano, Italia (Claudio Furlan – LaPresse)

Svezia
Ora che la maggior parte dei paesi europei sta lavorando per allentare le restrizioni decise per il coronavirus, ce n’è uno che dovrà fare molti meno sforzi di altri. Per tutto il picco dell’epidemia la Svezia non ha mai imposto restrizioni particolari agli spostamenti dei cittadini, e ha tenuto aperte alcune scuole, bar, negozi e ristoranti, affidandosi soprattutto alla responsabilità individuale delle persone nel seguire alcune precise norme di sicurezza. Il risultato dell’approccio svedese – discusso e talvolta criticato all’estero – non ha prodotto le difficoltà che alcuni commentatori avevano previsto. Nonostante questo ci sono fondati dubbi sul fatto che possa essere un approccio applicabile altrove, e in generale più efficace dei lockdown.

I congiunti sono anche gli amici ✍️

Promettente
Da diverso tempo le attenzioni di molti medici e ricercatori sono concentrate sul remdesivir, un farmaco antivirale che potrebbe essere impiegato per trattare i pazienti con COVID-19. Il test più grande finora condotto su questo medicinale ha dato risultati promettenti, seppure ancora contenuti. I pazienti trattati con remdesivir hanno avuto in media tempi di recupero dalla COVID-19 di 11 giorni, contro i 15 giorni di quelli trattati con un finto farmaco (placebo). I pazienti del gruppo con remdesivir hanno inoltre fatto registrare un tasso di letalità intorno all’8 per cento contro il quasi 12 per cento del gruppo che ha ricevuto il placebo, anche se in questo caso il test non ha portato a risultati statisticamente rilevanti. La strada verso trattamenti efficaci contro il coronavirus è ancora lunga, ma non vanno trascurate le prime note di ottimismo, per quanto flebili.

Ci sentiamo anche domani, primo maggio, festa dei lavoratori (da casa e non). Ciao!

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