Sul Coronavirus, dal Post

A oggi sono stati segnalati 222.104 casi positivi in Italia.
Sono le 18 e 30.
In queste settimane alle prese con la pandemia, vi sarà capitato di leggere in giro che il coronavirus sia cambiato, che ci sia un “nuovo ceppo” e che sia più diffuso di quello originario e più contagioso. Le cose stanno davvero così? E una mutazione è una pessima notizia e apre scenari da film catastrofista? Vediamo.

Un virus, ormai lo sapete se siete nostri assidui lettori (grazie!), entra in un organismo e ne sfrutta le cellule per produrre nuove copie di se stesso, che provvederanno a legarsi ad altre cellule per fare poi la stessa cosa.
Questo sistema non è molto preciso e può portare ad alcuni errori nella fase in cui il codice genetico del virus viene trascritto per farne una nuova copia, un po’ come avviene quando si ricopia un testo e inavvertitamente si scrive un refuso. È nell’ordine delle cose, succede di continuo in natura nei processi di trascrizione e copia del codice genetico.

Il risultato di questi refusi del tutto casuali sono mutazioni, quasi sempre innocue e che si trasmettono alle generazioni successive, accumulandosi a quelle nuove prodotte nei processi di replicazione seguenti. Sono queste imprecisioni a determinare il progressivo allargamento dell’albero genealogico di un virus, con nuovi rami che però non implicano che si sviluppi un “nuovo ceppo virale”.

I virologi parlano invece di nuovo ceppo quando una generazione di virus presenta differenze marcate e significative (per ciò che fa) rispetto alle precedenti. Non tutti concordano sul limite oltre il quale si possa parlare di nuovo ceppo, questo perché sono tenuti in considerazione criteri come: modificata capacità del virus di diffondersi, aumento della sua capacità di causare una malattia (virulenza), nuova resistenza ai trattamenti farmacologici che prima riuscivano a tenerlo sotto controllo, aumentata capacità di eludere le difese immunitarie dell’organismo.

Una o più mutazioni possono influire sulle caratteristiche che abbiamo appena visto, ma non necessariamente in modo significativo e al punto da sostenere che si sia prodotto un nuovo ceppo virale. Ed è questa la cosa più importante di tutte da tenere in mente, quando leggete notizie di modifiche che avvengono nella struttura del virus, man mano che produce nuove generazioni.

Stando alle ricerche condotte finora, una variante del coronavirus si è effettivamente affermata di più in Europa e poi negli Stati Uniti, rispetto alla versione originaria cinese, ma questo non implica necessariamente che si tratti di un nuovo ceppo. L’opinione prevalente tra i virologi è che non sapremo ancora per diverso tempo se esistano veri e propri ceppi diversi dell’attuale coronavirus. E anche nel momento in cui si determinasse la loro esistenza, occorrerebbero poi altre analisi per verificare se alcuni ceppi comportino più rischi di altri.

La trama di molti film sulle epidemie parte spesso da un agente infettivo tutto sommato poco pericoloso che poi muta, apparentemente dal giorno alla notte, diventando una minaccia senza precedenti. In realtà molti virus mutano lentamente e non sempre gli errori nella trascrizione del loro codice genetico comportano un vantaggio evolutivo, che grazie al caso consente loro di prosperare.

I virus eccessivamente aggressivi, che causano malattie molto gravi come l’Ebola, tendono a produrre epidemie molto più contenute, proprio perché determinano negli organismi che infettano reazioni tali da ridurre i loro contatti sociali (malattie che costringono quasi sempre a letto) o un alto tasso di letalità, quindi con una minore circolazione del virus nel tempo. Le mutazioni che non variano l’aggressività dei virus, ma li rendono più contagiosi, offrono di solito qualche opportunità in più in termini di diffusione. Ma molto dipende appunto dal caso, e dalle circostanze in cui avvengono le mutazioni.



In Italia, oggi
La Protezione Civile ha da poco comunicato che dall’inizio dell’epidemia in Italia sono stati rilevati 222.104 casi positivi, 888 in più di ieri, quando erano stati 1.402 in più rispetto al giorno precedente (il numero così più alto rispetto a oggi e ai giorni precedenti era dovuto al conteggio di vecchi casi in Lombardia ancora non compresi negli elenchi).

I decessi dall’inizio dell’epidemia sono 31.106, quindi 195 in più di ieri. Nei reparti di terapia intensiva i malati gravi di COVID-19 sono 893.
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Scuola
La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, intervenendo in un’audizione alla Camera ha detto che le condizioni sanitarie «non consentono di terminare l’anno scolastico in presenza, a scuola» e che per tale ragione il governo «ha deciso il rientro a scuola da settembre prossimo». È una conferma che era attesa da qualche giorno.

Spiagge
L’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL) ha preparato un documento tecnico realizzato in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) con le linee guida per gli stabilimenti balneari e le spiagge libere, durante l’epidemia. Per garantire il distanziamento fisico in spiaggia viene consigliato che tra le file degli ombrelloni ci siano 5 metri, e che gli ombrelloni della stessa fila distino almeno 4 metri e mezzo. Il documento consiglia inoltre di assegnare lo stesso ombrellone ai medesimi occupanti che soggiornano per più giorni. Lettini e sdraio non posizionati sotto l’ombrellone dovranno mantenere una distanza di almeno 2 metri tra loro. Non sarà praticissimo e non è ancora chiaro chi ci potrà andare, al mare.

Ristoranti
INAIL e ISS hanno preparato anche un documento tecnico sui ristoranti in vista della loro riapertura. Il distanziamento fra i tavoli non dovrà essere inferiore a 2 metri e dovrà essere garantita ai clienti «una distanza in grado di evitare la trasmissione di droplets e per contatto tra persone» e tale da escludere «la trasmissione indiretta tramite stoviglie, posaterie, ecc». I ristoranti dovranno inoltre definire un limite massimo di capienza, prevedendo uno spazio che dovrebbe essere non inferiore a 4 metri quadrati per ciascun cliente. Soprattutto questa indicazione potrebbe essere un problema per i ristoranti con sale piccole, costretti a ridurre drasticamente il numero di coperti e le possibilità di ricavo per mantenere le loro attività.

Parrucchieri
INAIL e ISS hanno poi diffuso le linee guida per la riapertura di parrucchieri e centri estetici. Saranno richieste postazioni separate di almeno due metri e aree d’attesa per i clienti all’esterno del negozio. Saranno inoltre obbligatorie le prenotazioni (fase in cui vanno “predeterminati i tipi di trattamento richiesti”) ed è prevista l’eliminazione di “riviste e ogni altro oggetto che possa essere di utilizzo promiscuo nel locale”. Dovrà inoltre essere misurata la temperatura corporea ai clienti, consegnata loro una “borsa/sacchetto individuale monouso per raccogliere gli effetti personali”, e dovranno essere privilegiati i pagamenti elettronici.

Cosa è successo a Campobasso ?

Wuhan
Il governo cinese ha chiesto a ogni distretto di Wuhan, la città dove furono individuati i primi casi dell’epidemia da coronavirus, di sottoporre tutti gli abitanti a un nuovo test tramite tampone per contenere sul nascere il rischio di nuovi focolai. Negli ultimi giorni sono stati individuati 6 casi positivi, tutti provenienti dallo stesso quartiere, dopo che per circa un mese in tutta la città – che conta più di 11 milioni di abitanti – non era stato registrato alcun caso. Un provvedimento su così grande scala indica quanto il governo cinese tema una seconda ondata dell’epidemia a Wuhan.

Frontiere
Il ministro dell’Interno tedesco, Horst Seehofer, ha detto che da sabato 16 maggio la Germania inizierà ad allentare i controlli alle frontiere introdotti a metà marzo per rallentare la diffusione del coronavirus. L’obiettivo è quello che si possa viaggiare liberamente in tutta Europa da metà giugno, cioè che si torni alla «libera circolazione senza restrizioni» come sollecitato dalla Commissione Europea.

Da zero a dieci, cinque ✍️

Da casa “per sempre”
Twitter ha deciso che i suoi dipendenti, se lo vorranno, potranno lavorare da casa «per sempre» anche finita l’emergenza per il coronavirus. «Gli ultimi mesi hanno dimostrato che il lavoro da casa può funzionare. Se i nostri dipendenti sono in un ruolo e in una situazione che consente loro di lavorare da casa, e se vogliono continuare a farlo per sempre, lo renderemo possibile» ha spiegato il social network.


Pechino, Cina (EPA/ROMAN PILIPEY/ansa)

Mascherine
Quelle a 50 centesimi sono quasi introvabili: il commissario Arcuri dà la colpa ai distributori delle farmacie, i distributori danno la colpa ad Arcuri. Abbiamo provato a capirci qualcosa.

Automazione
Le conseguenze a lungo termine che la pandemia avrà sulle nostre società sono ancora per larga parte un mistero, e quelle della recessione economica innescata dal virus sono ancora più imperscrutabili. Ma su una cosa la maggioranza degli esperti e degli economisti sembra essere d’accordo: l’insieme di queste due crisi porterà a un aumento senza precedenti dell’automazione. Sempre più macchine e robot svolgeranno i lavori degli esseri umani: questo potrebbe essere un vantaggio per alcuni e un problema per altri.

Videosfiniti
Congiunti a parte, rimanere in contatto con gli amici, soprattutto se vivono in regioni diverse, continua a essere complicato e per questo molti continuano a usare le videochiamate. Se passati i primi periodi avete iniziato a trovarle sfinenti c’è una ragione: richiedono uno sforzo cognitivo più alto rispetto a una normale interazione di persona, possono portare a incomprensioni e a imprevisti tecnici non sempre semplici da gestire. Insomma, non siete voi, sono loro

Noi ci sentiamo domani, videocontenti. Ciao!

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