Sulla teoria del sogno di Aristotele di Franco Pastore

Ἀριστοτέλης
στη θεωρία του ονείρου
Sulla teoria del sogno di Aristotele di Franco Pastore
ACC. NAZ. DELLE SCIENZE DI ROMA
Praefatio
dott. Alberto MIrabella
INTRODUCTIO Franco Pastore
Postfatio dott. Corrado Caso
A.I.T.W. EDIZIONI COD.EBOOK GGKEY:1T9Y44HZZ5Y Salerno -ottobre 2020 Codice ISBN: 9798697729816


Praefatio
Franco Pastore, fine poeta e scrittore poliedrico, si è cimentato questa volta nell’analisi di un’opera aristotelica inerente al sonno e ai sogni: il sonno e la veglia, i sogni, la divinazione durante il sonno1. E devo subito asserire come il lettore riesce a gustare questo scritto perché reso fruibile non solo per la chiari-ficazione pastoriana, ma soprattutto per la lingua napole-tana che ci consente di entrare subito in temi a volte non proprio agevoli. Discettare con Aristotele del sonno, del sogno e della veglia si finisce prima o poi per approdare a Freud e al ruolo che hanno questi momenti esistenziali nella vita di ogni uomo. Ma Pastore qui ha avuto la capacità di snellire e ren-dere agevole lo scritto aristotelico facendo precedere ad o-gni capitolo dei versi di grande vis espressiva come nell’in-cipit:
‘‘O suonne è mancanza d ’azione,
se férmene tutt’e sensazione.
‘O corpo s’adagia dolcemente,
senza fa sforzo e senza movimento.
In appena quattro versi in rima baciata rinveniamo l’azione corroborante del sonno. E lo stagirita all’inizio della sua operetta così scrive in merito: 1. Περὶ δὲ ὕπνου καὶ ἐγρηγόρσεως ἐπισκεπτέον τίνα τε τυγχάνει ὄντα͵
1 ARISTOTELE, Il sonno e i sogni: il sonno e la veglia, i sogni, la divinazione durante il sonno. Testo greco a fronte, a cura di L. Repici, Marsilio, Padova 2003.
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καὶ πότερον ἴδια τῆς ψυχῆς ἢ τοῦ σώματος ἢ κοινά͵ καὶ εἰ κοινά͵ τίνος μορίου τῆς ψυχῆς ἢ τοῦ σώματος͵ καὶ διὰ τίν΄ αἰτίαν ὑπάρχει τοῖς ζῴοις· καὶ πότερον ἅπαντα κεκοινώνηκεν ἀμφοτέρων͵ ἢ τὰ μὲν θατέρου τὰ δὲ θατέρου μόνον͵ ἢ τὰ μὲν οὐδετέρου τὰ δὲ ἀμφοτέρων·.
Si tratta di una serie di quesiti che Aristotele si pone: “ Ora studiamo il sonno e la veglia. Quali sono questi due fenomeni? Appartengono propriamente all’anima? O al corpo? O sono comuni a entrambi? E se sono comuni ad entrambi, a quale parte dell’anima e del corpo appartengo-no? Perché gli animali hanno queste due funzioni? Tutti gli animali le hanno entrambe allo stesso tempo? Oppure questi ultimi hanno una di queste facoltà, mentre i primi hanno solo l’altra? Ci sono animali che non godono di nessuno di loro, mentre altri li hanno contemporanea-mente?
A volte mi chiedo se sono realmente serviti gli esiti tecnologici a cui siamo pervenuti negli ultimi anni mentre la speculazione filosofica degli antichi Greci riveste peren-ne attualità. E qui Franco Pastore sa cogliere un aspetto inusitato del pensatore Aristotele facendoci vedere quelle riflessioni a cui Aristotele tentava di dare una risposta.
Che chiarezza nel parlare del sonno e del sogno e del sogno che produce effetti terapeutici mentre sono deleteri quelli dell’insonnia, che molti di noi conoscono bene. E vedete la forza di questi versi in cui sono descritti vivace-mente i momenti dell’insonnia.

Hai voglia e sta’ scetàte si nu’ duòrme,
‘o suònne férm’‘o tiémpe e te repuòse.
Cull’uòcchie chiùse e notte e pure e iuòrne,
nun te tocche cchiù nisciùna cosa.
Il dormire ovviamente in Aristotele è visto come una necessità, ed è bello quando egli paragona il sonno all’immobilità e la veglia alla liberazione. Questo scritto appare realmente attuale, intriso di modernità e ciò fa capire come nell’Antichità la speculazione filosofica aveva già raggiun-to esiti elevati. Aristotele ad un certo punto riflette su quanto ci circonda e osserva come gli insetti dormano mol-to poco, e questo è ciò che a volte ha fatto dubitare che avessero questa facoltà come le altre. Quindi tutti gli ani-mali guardano e dormono, perché sono sensibili; e bisogna aggiungere che, durante il sonno, l’alimentazione di cui tutti necessitano si ottiene in maniera più semplice e completa.
Sul sogno Aristotele mostra tutta la sua capacità speculativa ben resa da Pastore nei versi che precedono la parte terza, perché è futile negare la forza espressiva del vernacolo napoletano che l’Autore conosce profondamente in quanto ha tradotto Esopo e Fedro nonché ha compo-sto liriche in lingua napoletana. E la resa in napoletano, è tale che anche un argomento complesso e di carattere filosofico finisce per merito di Pastore, ad apparirci chiaro, in-teressante e piacevole. Ed infatti nel sonno mentre tutte le membra si riposano solo il cervello è pienamente in funzione:
‘‘O suònne è suònne e tutte s’arrepòse
o cuòrpe, ‘e còsse ed ogni àta cosa
sùl’‘o cerviélle cuntinua a funziunà, pensànne a ciò ch’ha fatte e ch’àdda fa’………..

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