Tagli alla sanità: un volgare attentato alla salute pubblica

 di Raffaele CARDILLO

Un altro colpo inferto al Welfare con ricadute massicce sulla salute degli italiani che si vedono ancor più mortificati da scelte scellerate di novelli soloni, che intendono ribaltare quella che era l’eccellenza italiana nel mondo, stiamo facendo riferimento alla Sanità italiana una delle poche cose ben riuscite di questa nostra disastrata Penisola.
Troviamo tremendamente insulsa la scelta di tagliare in un triennio, la modica cifra di 10 miliardi di euro a un apparato di tutela del cittadino, già naturalmente vessato da onerosi balzelli che vengono propinati da uno Stato che sta perdendo di vista il suo scopo primario, cioè quello di assistere e rendere gradevole l’esistenza dei suoi consorziati.
Che vi siano delle criticità, delle crepe nel sistema sanitario nazionale è quanto mai indubbio, tuttavia le maggiori colpe sono attribuibili al sistema partitico che a mezzo di suoi rappresentanti, ha messo le radici in un contesto dove ha fatto fiorire il malaffare, con ignobili collusioni col mondo criminale e favorirne l’intrusione, grazie a pilotate gare d’appalto facendone lievitare i costi a dismisura, con relativo spreco di risorse e danno per le finanze pubbliche.
Noi riteniamo che l’immissione della politica in un organismo che dovrebbe privilegiare la salute pubblica, rappresenti un’intollerabile invasione di campo, un corpo estraneo da rigettare, per ridare credibilità a una realtà che, non può tollerare indebiti elementi perturbatori.
Non è accettabile che l’ospedale diventi azienda e che l’interesse non sia più la salute della persona ma il fatturato!
Si pensi che il costo della spesa sanitaria annua è di 115 miliardi di euro di cui 30 miliardi vanno in profitto.
È impensabile che la molla che spinge la gestione del benessere della collettività, sia quella del perseguire gli utili e non la tutela dell’ammalato.
Quello che ci sconvolge, poi, è che ci sono altri settori dell’economia su cui intervenire, dove gli sprechi sono macroscopici, e invece, si ritiene bypassarli, per non turbare certi equilibri che potrebbero pregiudicare certi assetti giudicati inscalfibili.
Basti pensare alle spese militari con l’acquisto dei controversi F35, alle faraoniche pensioni d’oro e ai costi della casta, alle partecipate, ai costi standard e ad altri mille rivoli che concorrono al disfacimento del bilancio dello Stato.
Non vorremmo pensar male, ma ci assilla il sospetto che questa manovra faccia parte di un disegno più sottile che parte da lontano: ossia indebolire il servizio sanitario nazionale col fornire prestazioni inadeguate e nel contempo incentivare quella privata, smantellando in tal modo uno dei pilastri del Welfare italiano.
In definitiva è opportuno che la politica decida se la tutela della salute sia ancora un diritto costituzionale oppure no, e quindi i tagli proposti siano indirizzati ad una razionalizzazione della spesa e che, soprattutto, rimangano nella cornice del mondo sanitario.
Diversamente ci si avvia inevitabilmente verso la sanità privata, una macelleria sociale di enorme portata con costi inaccettabili e insopportabili per la comunità.

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