Taranto capitale della cultura

Taranto delusa. Tantissimi erano certi che la sua candidatura a capitale italiana per la cultura 2022 sarebbe andata in porto; invece le cose hanno avuto una conclusione diversa. Pazienza. Onore a Procida, che ha avuto la palma della vittoria. Alla Bimare potrà toccare la prossima volta: ha tutte le carte in regola.

   I tarantini hanno vissuto giorni di grande emozione e hanno postato video e commenti su Facebook per mostrare al mondo le bellezze di cui la signora dello Jonio dispone. Concittadini trasferitisi in altre parti del mondo, studenti, lavoratori, professionisti, imprenditori, hanno telefonato ai loro parenti dalla Cecoslovacchia, dalla Germania, da Bruxelles, persino dal Giappone, per scambiarsi gli auguri, felici della grande occasione offerta e dimostrando che chi per esigenze di lavoro o altro lascia il nido non lo dimentica mai. Un video sul Web di pochi secondi trasmetteva amore e gioia: volti gioiosi, sorridenti, come se il riconoscimento fosse già avvenuto e Taranto non dovesse ancora vedersela con altri. Sarebbe stato un trionfo per quella che fu la capitale della Magna Grecia.

   La città ha un passato glorioso, del quale rimane poco, e quello che rimane emerge soprattutto dagli scavi, che presero avvio nel 1882. Tra le sopravvivenze, le due colonne doriche di piazza Castello, che migliaia di turisti ammirano e fotografano. Ma chissà quante ricchezze sono nascoste sotto la pelle della città. Per esempio, molti bagnanti che d’estate vanno ad immergersi nelle acque di Saturo non sanno che sotto la vietta che calpestano per arrivare al mare giacciono scampoli di storia.

   Il professor Francesco Lenoci, ”patriae decus” di Martina Franca, conferenziere itinerante, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore, autore di una trentina di libri di economia, sempre attento allo svolgersi degli avvenimenti, in un suo articolo aveva fornito tutti i particolari che riguardavano l’iter dell’assegnazione del riconoscimento, persino il compito della giuria di indicare al ministro Dario Franceschini, entro i 18 gennaio, il progetto di candidatura più idoneo alla designazione della città Capitale Italiana della Cultura per l’anno 2022, spiegando che la Puglia era l’unica regione ad avere due “competitor” in finale. “Per il combinarsi delle combinazioni l’audizione di Bari avrà luogo il 14 gennaio alle ore 10.45. quella di Taranto e Grecia Salentina il 15 alla stessa ora. L’audizione di Taranto sarà trasmessa in diretta da Radio Cittadella, nel corso della trasmissione “PartecipiAMO Taranto”.

   E ancora: “Nonostante tutti gli sforzi fatti dalla Regione Puglia e dalle due finaliste tese ad allontanare il pensiero di un confronto interregionale, è del tutto pacifico che i pugliesi interessati stanno vivendo questi momenti come se si trattasse di un derby”.    Sono andato a trovarlo nel suo studio al sesto piano della Terrazza Martini, in piazza Duomo e lo sorprendo a guardare piazza Del Duomo e l’ingresso della Galleria Vittorio Emanuele incorniciate dalla finestra. La segretaria viene ad annunciargli una telefonata: è quella di un amico, che si congratula per l’intervista che gli era stata fatta in diretta il 23 agosto del 2019 presso gli studi di Radio Cittadella, nel corso della trasmissione ‘Le buone notizie’ e “inter alia” aveva parlato, sempre per il combinarsi delle combinazioni di quattro capitali: Matera (capitale europea della cultura 2019), Verona: capitale del vino…grazie soprattutto al ‘Vinitaly’;  Milano: capitale della Moda e del design, grazie soprattutto a Milano Fashion Week e al Salone del Mobile’; Taranto, la capitale di mare”. L’amico quell’intervista l’aveva vista il giorno prima in una registrazione.

    Lenoci è di Martina Franca, “patriae decus” di quella splendida città, ricca di sole e di trulli, sede del Festival della Valle d’Itria famoso e apprezzato in tutto il mondo, e di tante altre iniziative di alto livello; e ama Taranto come se fosse la sua seconda patria. Ama la sua anima, il suo splendore, i suoi aspetti più caratteristici, i vicoli, le scalinate, le case del borgo antico che sono come quinte e fondali di teatro (nei miei anni verdi assistetti alla rappresentazione della commedia di Diego Marturano “’U cuèrne de Marje ‘a canzìrre”, davanti a un pubblico numerosissimo ed entusiasta su uno slargo di fronte a “’u màre peccerìdde”, a dirla con il poeta Alfredo Lucifero Petrosilllo.  

   Lenoci sa tutto di Taranto: è in grado di descrivere i suoi personaggi più salienti del presente e del passato, poeti e scrittori, intellettuali e amministratori; e soffre per le ferite, le offese, le umiliazioni che la città ha dovuto affrontare, le sue speranze vanificate. Ricordo sempre ciò che disse in una “lectio magistralis” al Castello Aragonese: “Taranto, la capitale del mare… mi piace il nuovo slogan…mi intriga il nuovo logo. Per troppo tempo Taranto ha voltato le spalle al mare, alla sua ricchezza, alla sua bellezza. Da adesso in avanti quel mare Taranto se lo riprende, quelle onde se le cuce addosso, con orgoglio. Da adesso in avanti Taranto indossa un vestito nuovo”.

   Parole d’amore. E proseguiva: “Taranto capitale di mare è molto di più di uno slogan: è insieme un obiettivo e un’azione. Taranto torna a fare del mare un capitale. Taranto torna ad essere del mare un capitale…”. Ancora: “Lo spot per Taranto capitale italiana della cultura 2022 declina una frase della scrittrice danese Karen Blixen, una delle maggiori del nostro tempo (“La mia Africa”): ‘La cura per ogni cosa è l’acqua salata: sudore, lacrime, o il mare”. Quanto hanno da dire sulle lacrime e il sudore i pescatori del borgo antico, che il poeta ed etnologo Alfredo Nunziato Majorano, amico di Gerhard Rohlfs, autore de “La grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti”, ascoltava nelle sue peregrinazioni in via Garibaldi fino alla dogana, per sentire i suoni del vernacolo. Lenoci disse anche che è di tutta evidenza il “fil rouge” con Taranto capitale di mare, la cui locandina è azzurra, come il mare”.

  “Ma è di tutta evidenza – continua a dire – anche il derby con Bari capitale italiana per la cultura 2022: sulla sua locandina gialla risalta il seguente slogan: ‘La cultura vien dal mare’”. E ricorda la poetessa del Naviglio, Alda Merini, che soggiornò per quattro anni a Taranto e a Crispiano nella villa di un altro grande poeta, Michele Pierri, suo marito, primario traumatologo all’ospedale Santissima Annunziata.    La speranza è l’ultima a morire. E tantissimi sono convinti che Taranto avrà un’altra “chance”. Non per niente è la città di Archita, e tra l’altro del museo archeologico colmo di testimonianze antiche, compresi gli ori di Taranto, che un grande artista dell’obiettivo, Cataldo Albano, di Taranto anche lui, un paio di anni fa ha fotografato ed esposto al Castello Aragonese, con presentazione di Lenoci. Tanti anni or sono a questi gioielli dedicò un libro per l’Italsider Giuseppe Franco bandiera, colto, intelligente e dinamico direttore del circolo culturale dell’azienda, sodalizio che aveva sede nella masseria Vaccarella, dove organizzava iniziative prestigiose, tra cui il “Teatro sull’erba”, ospitando tra gli altri Luca De Filippo; conferenze (ricordo quelle tenute da Gianni Brera, Morando Morandini e altri). Anni dopo fu la Mondadori a organizzare con la Provincia di Milano una mostra degli ori nel capoluogo lombardo, pubblicando un bellissimo, voluminoso catalogo.

   Insomma Taranto ha da mostrare al mondo bellezze antiche e moderne che moltissimi non conoscono. Gli ori non sono i soli esemplari che provengono dal tanto lontano e brillano nelle vetrine del museo della città, le cui origini hanno anche aria di leggenda, secondo la quale il suo nome deriverebbe da Taras, figlio di Poseidone, ma potrebbe significare città sul fiume Tara. Fu fondata alla fine dell’VIII secolo da giovani spartani cacciati dalla loro patria; ma su quel suolo doveva esserci già un insediamento di japigi. Ambrogio Merodio, nella sua “Historia Tarantina”, la definì “emula e competitrice della grandezza di Roma e notissima al mondo tutto per la nobiltà delli suoi natali, antichità e maestà degli edifici, fertilità di territorio, clemenza del cielo e potenza della sua repubblica”. Ettore Paiss – ricorda Vito Forleo in “Taranto dove la trovo” – esaltava la Bimare come “la Parigi del mondo antico”; e altre lodi vennero da Virgilio e da Orazio, innamorato del Galeso e ammiratore tra l’altro della delicata lana delle pecore al pascolo sulle sue sponde, del vino, che “non ha nulla da invidiare al falerno, del miele. “che non la cede a quello dell’Imetto”. 

0 Comments

No comments!

There are no comments yet, but you can be first to comment this article.

Leave reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *