Tra quanto vedremo gli effetti dei vaccini? – Sul Coronavirus, dal Post

Circa 57 milioni di dosi di vaccini contro il coronavirus sono stati somministrati finora in diverse parti del mondo. Per comprendere come le vaccinazioni stiano influendo sulla diffusione della pandemia saranno necessari diversi mesi, ma possiamo comunque farci una prima idea guardando al paese che finora ha vaccinato più di tutti: Israele.

La campagna vaccinale israeliana è iniziata il 19 dicembre scorso e sta proseguendo velocemente, sia per merito di una buona organizzazione sia grazie a un accordo tra il governo e Pfizer-BioNTech per ricevere maggiori forniture, in cambio di dati più articolati rispetto al solito, utili per effettuare analisi più approfondite sul vaccino. In un mese, Israele ha vaccinato un quarto della popolazione totale (9 milioni): la maggior parte ha ricevuto una dose ed è in attesa della seconda, mentre il resto ha già completato il ciclo di due dosi che dovrebbe garantire il massimo possibile della protezione.

Una ricerca preliminare condotta in Israele ha rilevato le prime conseguenze della vaccinazione, e sembrano essere incoraggianti. I ricercatori hanno messo a confronto due gruppi di 200mila ultra sessantenni: il primo aveva ricevuto almeno una dose, mentre il secondo non era stato ancora vaccinato. Per ogni gruppo è stata tenuta traccia dei test svolti per verificare l’eventuale positività di chi aveva sviluppato sintomi tali da far sospettare una COVID-19, o nel caso in cui fosse entrato in contatto diretto con individui risultati positivi.

L’incidenza di nuovi casi positivi nei due gruppi è rimasta pressoché invariata nei primi 12 giorni, mentre a partire dal tredicesimo giorno sono emerse le prime differenze. Già al giorno 14 l’incidenza di nuovi casi positivi tra i vaccinati era diminuita di un terzo rispetto all’altro gruppo. I ricercatori si aspettavano una riduzione più marcata, considerata l’efficacia del vaccino dichiarata dopo i test clinici dei mesi scorsi, ma hanno comunque ricordato che tra i vaccinati molti dovevano ricevere la seconda dose, che fa aumentare sensibilmente il livello di protezione.

La ricerca non ha invece offerto molti elementi per capire se il vaccino riduca anche il rischio di contagio. I test per riscontrare l’eventuale positività sono stati effettuati per lo più su individui che avevano già sviluppato sintomi. Il fatto che ce ne siano stati meno nel gruppo dei vaccinati sembra confermare la capacità del vaccino di proteggere dalla COVID-19, mentre fornisce meno informazioni sul tema della trasmissione.

Un’occhiata all’andamento dei ricoveri in Israele può fornire qualche indizio in più sugli effetti della vaccinazione, anche se ci sono molte variabili da tenere in considerazione (c’è comunque un lockdown in corso che contribuisce a ridurre i nuovi contagi, ma c’è anche una progressiva diffusione della “variante inglese” più contagiosa).

A inizio gennaio aveva ricevuto il vaccino il 40 per cento circa degli ultra sessantenni di Israele. Tra questi, gli individui con sintomi gravi erano aumentati del 30 per cento circa in ciascuna delle due settimane prima del 9 gennaio, mentre nella settimana terminata il 16 gennaio l’aumento è stato del 7 per cento. Se confrontiamo il dato con la fascia di età 40-55 anni, nella quale le vaccinazioni sono ancora poche, notiamo una minore variazione, con i casi con sintomi gravi in crescita del 20-30 percento in ciascuna delle tre settimane.

È bene ricordare che l’analisi si basa su dati parziali a poco più di un mese dall’inizio della vaccinazione: tra qualche settimana dovrebbero esserci più elementi. Per valutare l’effetto dei vaccini sulla pandemia in paesi più grandi, come il nostro, dovremo pazientare qualche mese.

Sequenziamenti
In Italia finora è stato confermato un centinaio di casi di B.1.1.7, la cosiddetta “variante inglese” del coronavirus, più contagiosa di altre varianti del coronavirus, ma che per ora non sembra causare sintomi da COVID-19 più gravi. È probabile che nel nostro paese i casi siano molti di più, ma non lo sappiamo a causa del basso numero di sequenziamenti effettuati per rilevare l’eventuale presenza della variante. Semplificando molto, “sequenziare” un campione significa analizzarlo per rilevare le caratteristiche del materiale genetico del coronavirus. È un passaggio aggiuntivo a quello del test molecolare (quello che chiamiamo “del tampone”), che nella sua forma base si limita a rilevare la presenza del materiale genetico del virus, ma senza analizzarne più approfonditamente le caratteristiche. 

Il Regno Unito riesce a sequenziare molti più campioni grazie a un consorzio tra le principali università e istituti di ricerca del paese. Ciò non solo ha permesso di rilevare l’esistenza della variante, ma anche di comprendere quanto si sia diffusa nel paese. Il problema del basso numero di sequenziamenti riguarda diversi altri paesi europei oltre al nostro, e potrebbe rivelarsi centrale nelle strategie per ridurre i rischi di un nuovo amento dei contagi nel continente.

Intanto, il vaccino di Pfizer-BioNTech sembra efficace contro la “variante inglese”.
 

La settimana
Nell’ultima settimana in Italia sono stati rilevati 91.942 nuovi casi positivi, il 21 per cento in meno rispetto ai sette giorni precedenti, e il dato più basso da fine ottobre.

Anche i decessi sono in diminuzione, seppure contenuta: sono stati 3.354, il 6 per cento in meno rispetto alla settimana precedente (il dato è sostanzialmente in linea con l’ultimo mese). La regione che nell’ultima settimana ha registrato il maggior numero di ingressi in terapia intensiva rapportati agli abitanti è stata la provincia di Trento, che ne ha avuti 22 su una popolazione di 538mila persone, seguita dal Veneto, dal Friuli Venezia Giulia e dalla provincia di Bolzano. Tutto il Nord Est, in pratica. In compenso, i ricoverati nelle terapie intensive sono diminuiti quasi ovunque, rispetto a una settimana fa.

Il Veneto non è più la regione che registra più casi settimanali in numeri assoluti: al primo posto c’è di nuovo la Lombardia (12.171), seguita dalla Sicilia (10.973) e dall’Emilia-Romagna (9.492). Trovate tutti gli altri dati, regione per regione, qui.

Meno vaccini?
Italia e Polonia hanno minacciato di avviare azioni legali contro Pfizer, in seguito alla temporanea riduzione di vaccini consegnati dall’azienda. Come vi avevamo raccontato nell’ultima newsletter, venerdì scorso Pfizer aveva comunicato all’Italia e a tutti gli altri paesi europei che tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio sarebbero state consegnate meno dosi rispetto a quelle previste. L’8 per cento in meno, per la precisione, come scritto da Associated Press. Eppure l’Italia ha minacciato azioni legali lamentando un taglio del 29 per cento in questa settimana, e del 20 per cento per la settimana prossima. La differenza tra l’8 per cento e il 29 per cento si spiega con la possibilità di estrarre sei dosi da ogni flaconcino di vaccino, anziché cinque. Insomma, la sesta dose non è gratis.

Dubbi
L’ultimo decreto si è portato dietro numerosi dubbi su come debbano essere applicate alcune norme, soprattutto legate agli spostamenti. Il governo ha pubblicato una serie di domande e risposte per provare a chiarire le cose, ma le spiegazioni lasciano comunque non poche incertezze. 
Siete in un’area arancione e vorreste andare in montagna questo fine settimana? Non è chiarissimo se possiate farlo.
Avete una seconda casa da raggiungere? Va bene con dei se e dei ma. 🤷‍♀️

Liberatorio
Forse ve ne siete accorti: mercoledì 20 gennaio Joe Biden è diventato a tutti gli effetti il nuovo presidente degli Stati Uniti. Il giorno dopo, il direttore del National Institute of Allergy and Infectous Diseases (NIAID), Anthony Faucy, tra gli immunologi più rispettati del paese, ha definito un “sentimento liberatorio” poter tornare a parlare di verità scientifiche sulla pandemia, senza il timore di ripercussioni come avveniva con la presidenza di Donald Trump. Fauci aveva mantenuto il proprio incarico anche durante l’amministrazione Trump, ma era stato via via marginalizzato perché in disaccordo con buona parte delle politiche per contrastare la diffusione dei contagi, ritenute poco efficaci se non dannose. 

Le immagini qui sotto danno bene l’idea del senso di liberazione: a sinistra Fauci durante la sua conferenza alla Casa Bianca dopo l’insediamento di Biden, a destra Fauci durante una conferenza stampa di Trump.

Biden vs coronavirus
A proposito di Joe Biden, il presidente degli Stati Uniti ha firmato una serie di provvedimenti con l’obiettivo di contenere la pandemia da coronavirus: fanno parte di una nuova “strategia nazionale” che include tra le altre cose una forte centralizzazione della risposta all’emergenza sanitaria, approccio cui era contrario Donald Trump.

Il governo ha imposto tra le altre cose: l’uso della mascherina sui mezzi di trasporto (aerei, treni, autobus a lunga percorrenza e mezzi pubblici), un periodo di quarantena per chi arriva dall’estero, la possibilità per le agenzie federali di applicare il Defense Production Act – legge risalente ai tempi della guerra in Corea – per rafforzare la distribuzione dei vaccini e la produzione di dispositivi sanitari, come le mascherine (già Trump era ricorso alla legge). Prevede inoltre la creazione di un organo che si occupi di estendere la capacità di testare la popolazione per il coronavirus, così come l’adozione di nuove linee guida per proteggere la salute dei lavoratori e per garantire la riapertura sicura di scuole e attività commerciali. 

Dal mondo
🇫🇷 Macron ha promesso agli studenti universitari francesi due pasti al giorno a un euro l’uno.
🇩🇪 La Germania estenderà il proprio lockdown fino al 14 febbraio.
🏴󠁧󠁢󠁥󠁮󠁧󠁿 Il festival di Glastonbury è stato cancellato anche quest’anno.
🇭🇺 L’Ungheria ha autorizzato il vaccino russo Sputnik V e quello di AstraZeneca: è il primo paese dell’Unione Europea a farlo, senza attendere l’Autorità europea per i medicinali.

Disparità
A inizio settimana, il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Tedros Adhanom, ha detto che il mondo è sull’orlo di “un fallimento morale catastrofico” legato alla mancata distribuzione dei vaccini contro il coronavirus nei paesi più poveri. Molti di questi non hanno accesso alle dosi e faticheranno a riceverne, se i paesi più ricchi e i produttori non provvederanno a distribuirle più equamente, mantenendo gli impegni che avevano assunto nel 2020 proprio per evitare che miliardi di individui restassero senza vaccinazione. Lo sbilanciamento è piuttosto evidente, e dipende da ragioni economiche, organizzative e dall’alta domanda di vaccini e dalla loro scarsa disponibilità, ma anche da scelte non sempre altruiste.

Auto
Un gruppo di ricercatori statunitensi ha simulato diverse condizioni di viaggio in automobile, per capire come il coronavirus si possa diffondere tra i passeggeri e quali precauzioni adottare per ridurre i rischi. Il loro studio è uno dei primi a occuparsi estesamente delle automobili, dopo che diverse altre ricerche avevano interessato autobus, treni, aerei e altri mezzi da trasporto. Come per gli altri ambienti chiusi, anche per la permanenza in auto è consigliato un costante ricambio d’aria e l’impiego delle mascherine, con qualche particolare accortezza aggiuntiva.

Per esempio: nel caso di due occupanti (guidatore nel sedile anteriore sinistro e passeggero nel sedile posteriore destro), un buon compromesso è dato dall’aprire i finestrini dei posti vuoti; questa soluzione consente di creare un flusso d’aria trasversale, che crea una sorta di barriera tra i due occupanti, riducendo sensibilmente i rischi di contagio.

Comodi
Tra le tante cose che possono servire per rendere la propria postazione di lavoro in casa più comoda e organizzata, le sedie sono probabilmente le più difficili da scegliere. Soprattutto se le si compra online e non le si può provare prima. D’altro canto le sedie ergonomiche aiutano a mantenere una giusta postura e a ridurre l’affaticamento di schiena e collo di chi passa molto tempo seduto (negli uffici sono obbligatorie per legge). Se dopo mesi di lavoro da casa vi sentite accartocciati e rimandate da tempo l’acquisto di una sedia più comoda e adattata, potete dare uno sguardo a questi consigli della nostra sezione Consumismi. Potrebbe esserci la vostra futura sedia.

Passate un comodo fine settimana. A martedì, ciao!

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