Tracciare i contatti è diventato quasi impossibile – Sul Coronavirus, dal Post

Il tracciamento dei contatti (contact tracing) è ritenuto essenziale per contenere la diffusione della pandemia dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e da diverse altre istituzioni sanitarie. All’aumentare dei nuovi casi positivi, diventa però sempre più difficile farlo se non si hanno le risorse e un numero adeguato di addetti. In Italia sta succedendo esattamente questo.

La responsabilità del contact tracing è delle aziende sanitarie locali (ASL) e viene svolto in due modi: intervistando chi risulta positivo, ricostruendone i contatti avvenuti da 48 ore prima e fino a due settimane dopo l’insorgenza dei sintomi (o la raccolta del campione per il test, nel caso degli asintomatici); attraverso l’applicazione Immuni, ma con modalità ancora non completamente definite e che rendono la prima opzione più praticabile secondo il giudizio di molte ASL.

A Milano, per fare un esempio, oggi ci sono circa 150 addetti (tracer) che si occupano del contact tracing: sono il triplo di quanti ce ne fossero all’inizio dell’epidemia, ma non sono comunque sufficienti. Il sistema ha retto più o meno fino alla riapertura delle scuole, poi all’aumentare dei casi è finito sotto grande pressione e oggi è sostanzialmente collassato. 

Secondo stime indipendenti, come quella svolta a metà ottobre dal Sole 24 Ore, i tracer in tutta Italia sarebbero poco più di 9mila. Abbiamo chiesto al ministero della Salute se ci potesse fornire un numero più preciso, ma non abbiamo ottenuto risposte soddisfacenti. 

Bartolomeo Griglio, responsabile del contact tracing in Piemonte, ci ha spiegato che: “Oggi fare il contact tracing è molto complicato. Durante il lockdown ogni caso positivo aveva 3-4 contatti, oggi questo numero è salito a 30-40. I casi più complicati sono quelli che richiedono una ricerca attiva. Se per esempio una persona poi risultata positiva va in palestra e il gestore ha tutti i nomi di chi era presente in palestra quel giorno e a quell’ora, è tutto più facile. Se non li ha, ci sono da fare parecchie indagini, che portano via tempo”.

Responsabili del contact tracing in altre regioni ci hanno descritto situazioni e difficoltà simili, segnalando come i problemi derivino spesso dalla lentezza con cui sono effettuati i test. Anche nel caso in cui ci sia un gruppo di tracer abile e attrezzato, se sono necessari giorni prima di avere l’esito di un tampone diventa più difficile procedere con il tracciamento, perdendo tempo prezioso.

Negli ultimi giorni ci sono stati annunci e iniziative da parte di politici e autorità sanitarie per prendere contromisure, ma senza un piano che indichi come si possa rimettere in piedi un sistema che arrivati a questo punto – e con un grande aumento dei positivi – non sembra essere più aggiustabile.

Siamo andati a vedere come si stanno organizzando le regioni, per capire cosa significhi davvero fare il tracciamento dei contatti, e che cosa non abbia più funzionato con l’arrivo della cosiddetta “seconda ondata”. Trovate tutto qui.
Health workers, wearing overalls and protective masks, perform swab tests in a parking lot, in Tor di Quinto avenue, in Rome, Italy, 22 October 2020. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Tamponi
Come abbiamo visto, le difficoltà nel sottoporsi a un tampone e i ritardi nell’avere i risultati del test sono strettamente intrecciati alle complicazioni che affronta chi si occupa di tracciamento dei contatti. 

Ci sono decine di modi diversi per accedere al test molecolare tramite tampone, ma le procedure non sono uguali ovunque e si finisce per dipendere molto dall’efficienza, talvolta dalla sensibilità, degli operatori sanitari che se ne devono occupare. È un problema perché significa che non esiste un solo percorso per ottenere un tampone: ce ne sono tantissimi, alcuni in contraddizione tra loro, altri che valgono solo in determinati luoghi o sotto specifiche condizioni, e fino a prova contraria. 

Le esperienze variano quindi molto: ci sono quelle estremamente positive di chi viene subito indirizzato verso il test quando segnala i propri sintomi al medico, e quelle di chi finisce in una sorta di limbo dal quale è difficile uscire senza attivarsi per ore o per giorni, attaccati al telefono, in fila da qualche parte o alle prese con servizi online approntati di fretta e che non sono sempre affidabili.

Insomma, le vie dal tampone sono infinite.
 

La settimana
Nell’ultima settimana i nuovi contagi da coronavirus sono pressoché raddoppiati rispetto alla settimana precedente: sono stati 84.125, il 95 per cento in più. È la seconda settimana di fila con un raddoppio. I decessi (mostrati nel grafico qui sotto), che per diverso tempo erano aumentati più gradualmente rispetto al ritmo dei contagi, sono stati 596, più che raddoppiati rispetto alla settimana precedente. I ricoveri ordinari sono aumentati del 67 per cento e quelli in terapia intensiva del 70 per cento. 

Questa mappa mostra i casi positivi rilevati per 100mila abitanti nelle ultime due settimane. Le province colorate con toni più scuri sono quelle dove c’è una maggiore densità di nuovi casi.

Qui tutti gli altri dati.

Milano
Parlavamo prima del contact tracing in grande difficoltà a Milano, ma ci sono diversi altri problemi per la città, una delle più grandi e popolose d’Italia. Oggi è il secondo giorno consecutivo in cui si registrano circa mille nuovi casi nel comune e ci sono numerosi indicatori che segnalano una situazione in rapido peggioramento: gli ospedali si stanno riempiendo a ritmo sostenuto, le terapie intensive cittadine, almeno quelle delle strutture pubbliche, sono sempre più sotto pressione e c’è chi non esclude che si istituisca una “zona rossa” se le cose continuassero a peggiorare.

Le foto di Milano durante il coprifuoco 📸

Regioni
Oggi alle 5 del mattino in Lombardia è terminata la prima notte di coprifuoco, iniziata il giorno precedente alle 23. L’assenza di automobili per strada ha ricordato a molti l’esperienza del lockdown di marzo e aprile, con qualche preoccupazione circa una sua riproposizione. Per ora il governo ha mantenuto un approccio meno drastico, comportando però qualche confusione a livello regionale, dove le singole amministrazioni si sono mosse autonomamente. In Campania, per esempio, ci sarà un coprifuoco a partire da questa sera alle 23 e fino alle 5 del mattino di domani. Anche nel Lazio da stanotte ci sarà il coprifuoco.

Il nuovo modulo di autocertificazione per spostarsi in Lombardia, Campania e Lazio 👮‍♀️

Couvre-feu
Oggi il primo ministro francese, Jean Castex, ha annunciato che il coprifuoco previsto dal 17 ottobre per la regione di Parigi e altre 8 aree metropolitane sarà esteso ad altri 38 dipartimenti (in qualche misura simili alle province italiane). La decisione di nuove restrizioni è stata assunta dal governo dopo che il 22 ottobre erano stati registrati 41.622 nuovi casi di coronavirus, un nuovo record di aumento giornaliero per il paese.

Mezzi pubblici
Il rischio di essere contagiati sui mezzi pubblici con il coronavirus è ancora oggetto di studio, ma le prime ricerche suggeriscono che molto dipenda dalla distanza mantenuta dal passeggero o dai passeggeri che in quel momento sono contagiosi, dall’impiego o meno delle mascherine e dal lasso di tempo passato sul mezzo di trasporto. Uno studio dell’università di Southampton realizzato in collaborazione con alcuni istituti cinesi sui passeggeri dei treni ad alta velocità cinesi ha stimato che, in presenza di una persona positiva a bordo senza mascherina, i passeggeri seduti nelle tre file e nei cinque blocchi intorno abbiano una possibilità fino al 10 per cento di essere infettati, anche a debita distanza di sicurezza. 

Sugli autobus e le metropolitane delle grandi città le distanze sono decisamente inferiori a quelle dei treni ad alta velocità. E se il lasso di tempo passato a bordo rimane decisamente inferiore e l’uso delle mascherine è diffuso, sono più rari anche i controlli sul rispetto del distanziamento e delle precauzioni da parte dei passeggeri. Per questo in Italia sono stati espressi dubbi e critiche sulla decisione del governo di mantenere la capienza massima dei posti all’80 per cento. Si sta lavorando a qualche soluzione alternativa, per esempio coinvolgendo maggiormente le aziende di trasporto privato sul territorio, ma il problema è comunque molto esteso e interessa milioni di persone.

Calciatori di Serie A contagiati: 92. Calciatrici di Serie A contagiate: zero ⚽️

Lavoro da casa
Un maggior ricorso al lavoro da casa in questa fase potrebbe giovare a ridurre la diffusione del contagio come era avvenuto in primavera, e per questo il governo ha invitato le aziende a valutare nuove soluzioni di lavoro flessibile. Nei Paesi Bassi i dipendenti pubblici riceveranno quest’anno un bonus di 363 euro come compensazione per le maggiori spese domestiche a cui si deve sottoporre chi deve lavorare da casa. Se da un lato è vero che rimanendo nella propria abitazione si eliminano spese per i mezzi di trasporto, dall’altro è vero che aumentano i consumi di energia elettrica e di altri beni essenziali. Altri paesi stanno valutando soluzioni simili a quelle dei Paesi Bassi, e ne è nato un interessante confronto sulla necessità o meno di pagare di più chi lavora da casa.

Noi ci sentiamo martedì, ovunque voi siate o lavoriate.
Sono nuovamente giorni poco incoraggianti, cercate di rilassarvi un poco nel fine settimana: nel caso di urgenze vi cercheremo noi, prima. Ciao!

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