Un forte aumento – Sul Coronavirus, dal Post

Dopo settimane con incrementi relativamente contenuti, negli ultimi giorni i nuovi casi positivi rilevati in Italia sono tornati ad aumentare sensibilmente, portando alcune regioni ad assumere provvedimenti e il governo a valutare nuovi interventi per provare a rallentare la diffusione del contagio.

Si sente spesso dire che la situazione attuale è molto diversa da quella dell’emergenza sanitaria che abbiamo vissuto tra marzo e aprile, che ci sono meno ricoverati e morti nonostante il numero più alto di nuovi positivi, che si fanno molti più test ed è quindi naturale che si trovino più persone contagiate. Sono tutte valutazioni da tenere in considerazione per non farsi prendere da ansie e dallo sconforto, ma non devono spingerci a pensare che tutto vada bene o a sottovalutare i rischi e le sfide che dovremo ancora affrontare nei prossimi mesi, con tutte le incertezze del caso.

Per dare più senso ai dati che leggiamo ogni giorno, e per metterli nel giusto contesto, può essere utile tenere d’occhio il cosiddetto “tasso di positività” dei tamponi. Vediamo perché.

Detta in estrema sintesi, il tasso di positività dei tamponi indica la percentuale di tamponi che risultano positivi, sul totale di quelli effettuati. Se il tasso è basso è un buon segno, perché significa che i contagi sono sotto controllo e che si stanno effettuando test a sufficienza. Se il tasso supera una certa soglia, significa che qualcosa non sta più andando per il verso giusto.

Stabilire quale sia la soglia non è però semplice, perché un’epidemia è un fenomeno estremamente complesso e una data percentuale in un paese, o in una regione (o perfino in una città), può non valere per altri luoghi. Per questo si dovrebbe parlare di una forbice (un intervallo di dati) più che di una soglia, come ci ha spiegato Patrizio Pezzotti, direttore del reparto di epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità: “Un tasso di positività tra il 5 e il 10 per cento vuol dire che non riusciamo più a tracciare molto bene e ci concentriamo su chi ha sintomi, senza raggiungere le persone asintomatiche, che poi sono quelle che vanno più spesso in giro e diffondono il contagio”. 

Se osserviamo il grafico qui sotto con l’andamento del tasso di positività a livello internazionale, notiamo che i paesi noti per avere un sistema di test molto esteso e capillare, che riescono a tracciare con efficacia i contatti e quindi a sottoporre a tampone molti asintomatici, sono quelli che hanno mantenuto tassi di positività più bassi.

Un forte aumento – Sul Coronavirus, dal Post

Qui trovate una spiegazione più lunga e articolata sul tasso di positività, compresi pesci e reti da pesca per capirlo meglio, sul serio.

La settimana
Come vi abbiamo ricordato molte volte, a costo di risultare pedanti (portate pazienza, ma ci teniamo al tema), per farsi un’idea su come stiano andando le cose è sempre meglio analizzare i dati in un arco temporale più lungo rispetto a quelli di un singolo giorno. In questo senso, l’ultima settimana non è molto incoraggiante rispetto a come andava un mese fa.

Negli ultimi sette giorni sono stati rilevati 43.204 casi di contagio da coronavirus, più del doppio rispetto alla settimana precedente. Si dice spesso che l’aumento dei decessi è in ritardo rispetto a quello dei contagi di qualche settimana: e i dati sembrano confermarlo. Negli ultimi sette giorni le persone con il coronavirus che sono morte sono state 289, il 75 per cento in più della settimana precedente. Qui tutti gli altri dati.

Milano
Tra le grandi città italiane, Milano è al momento quella che suscita più preoccupazione a causa di un aumento significativo dei positivi rilevati, da diversi giorni sopra a 500 casi giornalieri nel comune. Il sistema di tracciamento dei contatti è in crisi: i 150 assistenti sanitari che se ne occupano non sono sufficienti, perché grazie al maggior numero di test si trovano più positivi (anche tra gli asintomatici) e sono quindi aumentate le catene del contagio da ricostruire, e i potenziali esposti da chiamare. Ci sono forti ritardi nelle segnalazioni e intanto sta aumentando la pressione sugli ospedali cittadini. Regione e amministrazione cittadina stanno valutando l’adozione di nuove restrizioni da introdurre in tempi stretti.

Un derby di Milano difficile da immaginare ⚽️

Regioni
La Campania ha sospeso le lezioni in presenza nelle scuole primarie, secondarie e dell’infanzia da oggi a fine mese. La Valle d’Aosta ha isolato i comuni di Chambave, Saint-Denis e Verrayes a causa dell’alto numero di contagi. La provincia autonoma di Bolzano ha imposto la chiusura dei bar e anticipato quella dei ristoranti alle 18. Diverse regioni iniziano a chiudere, ma cercando di farlo in modo mirato.

Quasi Immuni
A proposito di regioni, è saltato fuori che la Regione Veneto fin qui non ha caricato sull’applicazione Immuni le segnalazioni di chi scopriva di essere positivo, il primo passaggio per consentire poi all’app di avvisare i potenziali esposti al contagio. Non lo ha fatto dicendo di avere da mesi un confronto aperto con il ministero della Salute su come debbano essere considerati gli individui che ricevono una notifica circa l’esposizione, visto che non possono essere verificate le circostanze in cui questa è avvenuta. Questo forse spiega perché in Veneto non si erano praticamente registrati casi tramite Immuni.

La lista Immuni ✍️

Pediatri
«Stamattina ho ricevuto il primo messaggio da una mamma alle 6:25, ieri ho chiuso a mezzanotte, dopo aver parlato con un gruppo di mamme che alle 11 di sera aveva saputo che i figli erano stati messi in quarantena. In Puglia le scuole sono iniziate il 24 settembre e dalla settimana successiva stiamo vivendo questa realtà» ha raccontato Luigi Nigri, pediatra di famiglia a Bisceglie e vicepresidente nazionale della Federazione italiana medici pediatri (FIMP). La situazione in Puglia è particolarmente difficile – i tempi per fare il tampone e ricevere il risultato sono molto lunghi – ma le fatiche descritte da Nigri sono comuni a tutti i pediatri d’Italia: con la riapertura delle scuole, sono loro a gestire le preoccupazioni di genitori e insegnanti e a prescrivere i tamponi in presenza dei sintomi, numerosi e frequenti, per cui sono previsti. Li aspettano mesi difficili.

A Parigi, un uomo fa un salto acrobatico nel giardino interno del Louvre, semideserto a causa delle restrizioni imposte per limitare la diffusione del coronavirus (AP Photo/Lewis Joly)

Coprifuoco
Senti parlare di “coprifuoco” e ti vengono in mente scenari di guerra, distanti da quelli attuali legati dalla pandemia. In realtà la parola è piuttosto neutra e può essere utilizzata per indicare qualsiasi tipo di divieto di uscire durante le ore serali, per motivi di ordine pubblico o per particolari emergenze. Deriva dalla pratica obbligatoria in epoca medievale, in diversi paesi, di coprire il fuoco domestico con la cenere nelle ore notturne, per ridurre il rischio di incendi che all’epoca potevano distruggere interi villaggi.

Da domani in Francia circa 22 milioni di persone, un terzo della popolazione francese, saranno sottoposti a coprifuoco. Non potranno uscire di casa, se non per comprovati motivi, tra le 21 e le 6 del mattino del giorno dopo. La misura è stata assunta per provare a rallentare i contagi, ma a oggi non ci sono molte prove scientifiche circa la sua utilità. In un certo senso quello deciso in Francia sarà un enorme esperimento: le aspettative sono alte, gli esiti incerti.

Le nuove restrizioni per il coronavirus in Europa 🇪🇺

Remdesivir
Lo studio internazionale più grande finora condotto su alcuni farmaci per trattare la COVID-19 ha rilevato che il remdesivir non riduce il tasso di letalità tra i pazienti. La ricerca è stata condotta nell’ambito del programma “Solidarity” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e ha interessato oltre 11mila individui in una trentina di paesi. I risultati portano ulteriori dubbi sul farmaco, inizialmente considerato utile per trattare i pazienti con sintomi gravi. I dati dello studio sono stati resi disponibili nelle ultime ore e sono in attesa di essere rivisti (peer-review), prima di essere pubblicati su una rivista scientifica. Non tutti sono convinti della loro affidabilità, perché sono stati raccolti in paesi con sistemi sanitari e ospedali molto diversi tra loro, e invitano ad attendere ulteriori conferme. C’è comunque la possibilità che il remdesivir sia utile nelle prime fasi dell’infezione da coronavirus, e ci sono ricerche in merito in corso.

Cuba
Da sei mesi, a Cuba non ci sono quasi più turisti: per contrastare l’epidemia da coronavirus, a marzo il governo ha chiuso i confini, permettendo i primi e limitatissimi ingressi solo questa estate. La chiusura prolungata e il solido sistema sanitario cubano hanno permesso di gestire il diffondersi dell’epidemia in modo più efficace rispetto agli altri paesi dell’America Latina, tuttavia dal turismo provenivano i maggiori guadagni dell’isola e l’assenza di turisti sta causando una grave crisi economica.

In compenso pare vadano forte i voli coi jet privati. 🛩

Noi atterriamo nuovamente nella vostra posta martedì, ma restiamo di guardia sul Post dove troverete aggiornamenti e cose da sapere.
Buon weekend, ciao!

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