Vangelo di domenica 10 Luglio 2016

 Farsi prossimi
Vangelo di Luca 10,1-9

Un maestro della Legge voleva tendere un tranello a Gesù. Si alzò e disse: – Maestro, che cosa devo fare per avere la vita eterna? Gesù gli disse: – Che cosa c’è scritto nella legge di Mosè? Che cosa vi leggi? Quell’uomo rispose: – C’è scritto: Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze e con tutta la tua mente, e ama il prossimo tuo come te stesso. Gesù gli disse: – Hai risposto bene! Fa’ questo e vivrai! Ma quel maestro della Legge per giustificare la sua domanda chiese ancora a Gesù: – Ma chi è il mio prossimo? Gesù rispose: ‘Un uomo scendeva da Gerusalemme verso Gèrico, quando incontrò i briganti. Gli portarono via tutto, lo presero a bastonate e poi se ne andarono lasciandolo mezzo morto. Per caso passò di là un sacerdote; vide l’uomo ferito, passò dall’altra parte della strada e proseguì. Anche un levita del Tempio passò per quella strada; lo vide, lo scansò e prosegui. Invece un uomo della Samaria, che era in viaggio, gli passò accanto, lo vide e ne ebbe compassione. Gli andò vicino, versò olio e vino sulle sue ferite e gliele fasciò. Poi lo caricò sul suo asino, lo portò a una locanda e fece tutto il possibile per aiutarlo. Il giorno dopo tirò fuori due monete d’argento, le diede al padrone dell’albergo e gli disse: ‘Abbi cura di lui e se spenderai di più pagherò io quando ritorno. A questo punto Gesù domandò: – Secondo te, chi di questi tre si è comportato come prossimo per quell’uomo che aveva incontrato i briganti? Il maestro della Legge rispose: – Quello che ha avuto compassione di lui. Gesù allora gli disse: – Va’ e comportati allo stesso modo.

 

 

Domenica 10 Luglio 2016
10 luglio. XV Domenica del Tempo ordinario (Anno C)

Chi ama il fratello, manifesta Dio! (Lc 10,25)

A cura del Gruppo biblico ebraico-cristiano  השרש   ים  הקדושים francescogaleone@libero.it/sayeretduvdevan@yahoo.it

 

 

  1. La domenica del buon samaritano. Questa pagina di Vangelo è stata scelta anche per il logo dell’Anno giubilare. Non voglio ridurre quest’episodio a un pezzo edificante nel senso più banale del termine (elemosina, beneficenza), ma farne per noi una lettura scomoda. Provo difficoltà a commentare questo Vangelo di grande bellezza e profonda spiritualità. Questo episodio del Vangelo si trasforma per tutti in un forte esame di coscienza. A volte sosteniamo che l’amore è impossibile, la generosità è utopia, fermarsi per aiutare è un rischio … Questa pagina di Luca ci insegna che non sempre l’uomo è un lupo per l’altro uomo! Cercherò di sottolineare, come fanno gli allievi con l’evidenziatore, qualche espressione del Vangelo di Luca.
  2. Anzitutto colpisce la ripetizione del pronome indefinito τις: un dottore della legge (νομικός τις); un uomo (ανθρωπός τις); un sacerdote (ἱερεύς τις); un levìta (ὁμοίως δὲ καὶ Λευίτης); un Samaritano (Σαμαρίτης τις). Uno, cioè tutti, ciascuno di noi! Non c’è tempo per domandarsi: perché i politici, i magistrati, le forze dell’ordine, la chiesa non fanno qualcosa?… Perché Dio non interviene? Dio interviene sempre, ma lo fa attraverso ognuno di noi, perché Dio non ha mani, ha solo le nostre mani per continuare a salvare e guarire oggi … Passiamo in rassegna i singoli personaggi:
  3. Un dottore della Legge, l’esperto della vecchia religione, presenta una domanda teorica; egli pretende un elenco preciso delle persone da amare; una specie di lista dei poveri o di famiglie bisognose; Gesù non si lascia invischiare nel dibattito accademico. Evita la ragnatela delle precisazioni, delle dotte disquisizioni. Non sta al gioco delle parole. Non presenta una tesi, ma un fatto concreto. E costringe l’interlocutore a fare i conti con le azioni. Lo obbliga, non a scegliere una teoria, una teologia, ma un atteggiamento, un’etica; rovescia la domanda: non Chi è il mio prossimo? ma Chi ha aiutato il povero? E alla fine, non una raccomandazione, ma un comando preciso: Va’ e fa’ anche tu lo stesso! Nella nuova religione è più importante il fare che il sapere. È sconfitta ogni forma di intellettualismo etico.
  4. Si alzò per mettere alla prova Gesù, meglio: per tentare Gesù. Il verbo (ἐκπειράζων) è lo stesso che l’evangelista ha adoperato per le tentazioni di Gesù da parte del diavolo nel deserto (Lc 4,2). Quindi il grande teologo della legge, in realtà per l’evangelista non è altro che uno strumento del diavolo. E gli chiede: Maestro, ecco la falsità tipica delle persone religiose. Chiede cosa deve fare per avere la vita eterna. Gesù gli risponde in maniera molto ironica: Che cosa sta scritto nella legge? – e poi soprattutto – Come interpreti quello che leggi? Perché non basta leggere la Bibbia, bisogna anche capirla. Il dottore della legge risponde con quello che era il Credo di Israele, tratto dal Libro del Deuteronomio (6,5) e ci aggiunge il precetto del Levitico (19,18).
  5. E chi è il mio prossimo? Quel laureato e teologato pretende l’elenco dettagliato delle persone da considerare come prossimo. Chiede una specie di lista dei poveri, delle famiglie bisognose. L’indirizzo sicuro degli individui cui può aprire, senza troppi rischi, il proprio cuore. Il problema fondamentale del cristiano non è quello di sapere chi è il suo prossimo, ossia la categoria di persone che gli permettono di esercitare la carità, ma farsi prossimo.
  6. Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico, da 818 metri d’altezza sul livello del mare, Gerico è a 258 metri sotto il livello del mare, in pochi chilometri; è un percorso pericoloso. Ventisette chilometri di una strada che si tuffa in discesa, in mezzo al deserto. Un ambiente ideale per incontri non piacevoli, scenario pauroso, ambiente ideale per attentati: è la strada del sangue In quelle condizioni la morte è certa, a meno che non capiti provvidenzialmente qualcuno. Infatti, provvidenzialmente – questo che qui è tradotto con per caso (κατὰ συγκυρίαν) significa fortunatamente. Ventisette chilometri bastano a dividere gli uomini in due categorie: quelli che tirano dritto e quelli che si fermano; quelli che devono occuparsi di cose importanti e quelli che si occupano della sofferenza altrui. Le strade sono pericolose non per la presenza di malfattori ma per l’assenza di benefattori. Non sono i briganti a rendere pericolosa la strada ma l’indifferenza dei buoni!
  7. Un sacerdote scendeva … anche un levita scendeva: è importante l’indicazione che sta scendendo. Gerusalemme era la città dove c’era il Tempio e Gerico una città sacerdotale. I sacerdoti e i leviti salivano a Gerusalemme per offrire il loro servizio per una settimana; quindi qui sacerdote e levita non salgono a Gerusalemme, ma scendono. Osservazione importante: sono stati a contatto con il Signore per una settimana. sacerdote e levìta (come anche il malcapitato) scendevano da Gerusalemme, si allontanavano dalla Città di Dio, dal Tempio, dalla preghiera. Il samaritano sta compiendo il viaggio contrario: sta salendo dal peccato alla grazia, dalla città degli infedeli alla santa Gerusalemme! Lui, il samaritano, il rinnegato, lo scomunicato, ha saputo trovare immediatamente il gesto esatto. L’occhio cattivo vede e devia; l’occhio buono vede e si avvicina. Non gli interessa la sua identità. Gli basta sapere che è un uomo. Il sacerdote e il levita, nel Tempio, compivano tutte le cerimonie in maniera esatta, secondo le rubriche. Ma Dio era lontano dal luogo di culto ed era presente sulla strada degli uomini. Alcuni sono nella chiesa ma non appartengono la regno (S. Agostino). Vien voglia di rincorrerli e domandare: Perché non vi siete fermati? Non avete visto quel poveraccio? Sì. L’hanno visto. Ma avevano valide ragioni per non fermarsi. Un orario da rispettare. Un regolamento da osservare. Hanno fretta, non possono perdere tempo. Magari hanno deciso di recarsi presso le autorità competenti a protestare contro l’insicurezza di quella strada. Non sono i briganti a rendere terribile la strada. È l’indifferenza dei buoni. Il sacerdote e il levita amavano solo i loro impegni rituali. Quello che Gesù sta mettendo in questione è una faccenda molto seria: quando c’è conflitto tra la legge divina e il bene dell’uomo, cosa si fa? Il sacerdote non ha dubbi: viene prima la legge divina e poi il bene dell’uomo.
  8. Un samaritano: è il diverso, l’eretico, lo scomunicato per eccellenza, rappresenta lo stolto popolo che abita in Sichem, come è scritto senza troppi complimenti nell’Antico Testamento (Sir 50,26). I samaritani erano nemici dei giudei. Oggi diremmo: un palestinese ed un israeliano! Ogni volta che s’incontravano, ci scappava il morto. Qui, figuriamoci, c’è un samaritano che vede un suo nemico mezzo-morto. Cosa farà? L’avrebbe finito: non mezzo-morto ma tutto-morto! E invece: ne ebbe compassione. Il verbo avere compassione (ἐσπλαγχνίζομαι) è un verbo tecnico: indica il Signore che restituisce vita a chi non ce l’ha. Si distingue tra avere compassione (ἐσπλαγχνίζομαι), azione divina, e avere misericordia (ελεέω), azione umana. Avere compassione in questo Vangelo appare tre volte: 1. in questo passo; 2. quando Gesù vede il figlio morto della vedova di Nain, ne ebbe compassione e lo risuscita (Lc 7,13); 3. quando il Padre del figliol prodigo vede il figlio ne ha compassione e gli restituisce la vita (Lc 15,20). Ma proprio questo samaritano si ferma, pieno di tenerezza. Notare l’accumulo dei verbi e l’affettuosa attenzione con cui si prende cura di un uomo che neppure conosce. Invece il sacerdote di Gerusalemme, il levita di Gerico passano dall’altra parte della strada, guardano con fastidio il malcapitato. E noi? Nella strada della vita, che ha due lati, quale direzione prendiamo? Il lato più comodo può risultare sbagliato! Il sacerdote e il levita avevano mille motivi per non fermarsi: l’orario, la preghiera, il lavoro … Davanti a Dio ha ragione solo chi sa fermarsi. Non è spontaneo fermarsi. La compassione non è un istinto, ma una conquista. Il racconto di Luca adesso mette in fila dieci verbi per descrivere l’amore: lo vide, si mosse a pietà, si avvicinò, scese, versò, fasciò, caricò, lo portò, si prese cura, pagò, fino al decimo verbo: al mio ritorno salderò. Questo è il nuovo decalogo, i nuovi dieci comandamenti per tutti, perché la terra sia abitata da prossimi e non da avversari. Chi sia stato il prossimo di colui che è caduto? La risposta è: il samaritano, ma il dottore evita di pronunziare il nome di un nemico, e allora dice uno sdegnoso Quello … Non accetta di dire Il samaritano che ha avuto compassione.
  9. La parabola vuole insegnarci che la prima cosa che Dio vuole da noi è la fedeltà al comportamento etico, che si riassume nell’amore al prossimo. Gesù insegna che ci sono due modelli di etica. 1) L’etica dell’osservanza religiosa (quella del sacerdote e del levita). 2) L’etica della vicinanza umana, specialmente nei confronti di chi soffre (quella del samaritano). La parabola, quindi, non si limita a dirci che bisogna amare il prossimo. La parabola ci insegna, soprattutto, che se l’osservanza religiosa ci tranquillizza la coscienza corriamo il rischio fatale di sentirci dire: Via da me, non vi conosco (Lc 13,27). Possiamo arrivare ad essere causa di indicibili sofferenze, con la coscienza tranquilla di chi si sente perfettamente giustificato davanti a Dio. In questo consiste il pericolo più grande per le religioni e per le persone molto religiose. La fedeltà a Dio non si giudica dall’appartenenza biologica ad una razza o da un certificato di battesimo, ma dai fatti: Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel Regno dei cieli (Mt 7,21). Le parole, le ideologie, le teologie possono ingannare. La verità dell’uomo sono le sue opere. Dimmi cosa fai e ti dirò chi sei. I fatti rivelano il vero uomo del sottosuolo. Cristo non si occupa di ortodossia, non parla di verità da contemplare, ma di ortoprassia, cioè di fare la verità. Parole contraddittorie, per noi educati, meglio, male-educati all’intellettualismo etico. Non è forse vero che la verità si pensa e riguarda la sfera teoretica? Per Cristo, invece, si conosce la verità facendo la verità. E’ quello che alcuni maestri americani hanno chiamato learning by doing.
  10. Chi sono i cristiani? Quelli che dicono di sì al Padre. Ma quelli che dicono e non fanno, sono ancora cristiani? Quelli che, come il sacerdote e il levita, vedono la sofferenza e passano oltre, dall’altra parte della strada, magari per andare in chiesa a pregare, sono ancora cristiani? La conversione consiste nel rendersi conto che non facciamo la verità che diciamo. Il compito di un profeta è quello di trasformare la buona fede in una coscienza inquieta, in modo che qualche buon cristiano perda la pace, e magari qualche altro cattivo soggetto ritorni sereno, perché molti che sembrano lontani, in realtà sono vicini al Signore (s. Agostino). Se annunciamo il Vangelo con parresia, allora siamo un pericolo e questo deve diventare la Chiesa: un pericolo, una pietra di inciampo, un segno di contraddizione. Non una garanzia di stabilità per chi sta bene e si crede a posto con tutti, anche con Dio. E una speranza per chi è fuori, le prostitute, la gente perduta, la spazzatura umana da raccogliere con delicata tenerezza. Diventa anche tu un samaritano capace di fermarsi e di soccorrere! BUONA VITA!

Diocesi di Caserta – Comune di Capodrise (CE)

Parrocchia S. Andrea – Azione Cattolica Italiana – Ass. Culturale Don Sturzo

invitano a partecipare all’incontro sul tema

“La devozione della Vergine del Carmelo: tradizioni e prospettive”.

Interventi: Don Giuseppe DI BERNARDO, Parroco; Angelo CRESCENTE, Sindaco di Capodrise; Angelo PICCOLELLA, Presidente AC; Christian DI FRANCESCO, Delegato Ass. Don Sturzo Modera: Luigi COLELLA, Docente Diritto dell’Ambiente per il Turismo – SUN

Relaziona: Don Franco GALEONE, salesiano, docente di ebraico biblico Mercoledì, 13 luglio 2016 , ore 18 Sala parrocchiale “Saverio Negro” – Capodrise (CE)

 

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