Vangelo di domenica 13 dicembre 2015

L’esortazione a praticare il bene della quotidianità

Vangelo di Luca 3, 10-18

Tra la folla qualcuno lo interrogava così:- In fin dei conti che cosa dobbiamo fare? Giovanni rispondeva:- Chi possiede due abiti ne dia uno a chi non ne ha, e chi ha dei viveri li distribuisca agli altri.
Anche alcuni agenti delle tasse vennero da Giovanni per farsi battezzare. Gli domandarono:- Maestro, noi che cosa dobbiamo fare? Giovanni rispose:- Non prendete niente di più di quanto è stabilito dalla Legge.
Lo interrogavano infine anche alcuni soldati: – E noi che cosa dobbiamo fare?
Giovanni rispose:- Non portate via soldi a nessuno, né con la violenza né con false accuse, ma accontentatevi della vostra paga. Intanto le speranze del popolo crescevano e tutti si chiedevano:- Chissà, forse Giovanni è il Messia!
Ma Giovanni disse a tutti:- Io vi battezzo con acqua, ma sta per venire uno che è più potente di me. Io non sono degno neppure di slacciargli i sandali. Lui vi battezzerà con lo Spirito Santo e il fuoco. Egli tiene in mano la pala per separare il grano dalla paglia. Raccoglierà il grano nel suo granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco senza fine. Con queste e molte altre parole Giovanni esortava il popolo e gli annunziava la salvezza..

 

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III Domenica di Avvento (C)
Maestro, che dobbiamo fare?
“Commento di don Franco Galeone”
(francescogaleone@libero.it)

* Abbiamo creduto che, per essere felici, occorreva solo il benessere; ora, raggiunto il benessere, siamo vittime del malessere; abbiamo creduto che i tabù sessuali fossero causa di repressione, ma dalla liberazione del complesso di Edipo e di ogni complesso siamo approdati al libertinaggio liberticida. La maga Circe, dopo averci incantati nella sua isola Eea, ora butta giù la maschera, e ci ritroviamo sub-uomini (Odissea, X). “Dal solo uomo” siamo giunti “all’uomo solo”, disperato o eutanasiato perché senza significato; campione senza valore, che l’ostetrico spedisce al becchino. Ma tutti questi fallimenti non fanno altro che dimostrare che “il-di-più” è costitutivo dell’uomo, che quello che manca non è l’avere ma l’essere. Dobbiamo a G. Marcel, in Homo viator, una distinzione che rischiara le nostre riflessioni: l’uomo ha bisogno non solo di “espoir”, cioè speranza di avere di più, di sapere di più, di potere di più, ma anche di “espérance”, cioè speranza di essere di più, in un futuro di comunione, di civiltà dell’amore, di cultura della vita.

* Cosa fare? Ce lo dice Giovanni il Battista. La sua parola indica tre direzioni.
> la prima direzione: chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto. Una regola d’oro, che da sola basterebbe a cambiare la faccia della ter¬ra: condivisione. Un piccolis¬simo verbo: «dare qualcosa»: su questo gesto tutti saremo giudicati (Matteo 25). La nuova legge di un altro mercato, che si può semplificare così: ciò che io ho, e tu non hai, lo condivido con te. Invece dell’accumulo, il do¬no; invece dello spreco, la so¬brietà. Perché tu vali quanto me, forse di più. C’è tanto pa¬ne nel mondo che, a condivi¬derlo, basterebbe per tutti. A non sprecarlo, sazierebbe la fame ai tutti. La prima regola per il nostro abitare la terra: prenderci cura gli uni degli al¬tri.

> La seconda direzione: Non esige¬te nulla di più di quanto vi è stato fissato. Così semplice da sembrare scontata: il ritorno dell’onestà, l’insurrezione de¬gli onesti, come salvezza del¬la storia comune. Non esigete nulla di più: perché la cupidi¬gia di denaro è l’idolo assolu¬to, l’insaziabilità è la radice di ogni corruzione: deridere le leggi, sfruttare le persone, ven¬dersi per denaro. Giovanni co¬nosce la strada buona: pren¬dersi cura dell’onestà, sempli¬cemente; ricominciare dalla legalità, con tenacia, ma a par¬tire da me e dai miei compor¬tamenti più minuti: onesto perfino nelle piccole cose.

> La terza regola è per i soldati, per chi ha ruoli di autorità e di forza, in tutti i campi: non maltrattate e non estorcete niente a nessuno. Non appro¬fittate del ruolo per umiliare; non abusate della vostra forza per far piangere. Sempre lo stesso principio: prima le per¬sone, prima il rispetto: che è guardare negli occhi l’altro, al¬zarsi in piedi davanti a lui. La bestemmia è mettere le cose prima delle persone.

* In una parola, cambiare nella vita morale: la moralità non è un optional, ma una necessità del Vangelo. Oggi tendiamo un po’ tutti ad evitare gli impegni morali. E dimentichiamo che come non è lecito costruirci un Dio a nostra immagine, così non ci è lecito inventarci una morale a nostro uso e consumo. La morale, dico, non il moralismo, che opprime e rende schiavi. La vera morale altro non è che una risposta all’amore di Dio.

* Dividere quello che abbiamo con chi non ha nulla, non accumulare il superfluo, non lasciarsi bruciare dall’ansia di possedere, sacrificando sentimenti e persone. Ma tutto questo è sufficiente? Giovanni il Battista annuncia: “Vi battezzerà in fuoco e Spirito”. Questo significa che non è più sufficiente dare tunica o cibo a chi è povero. Cristo ci chiede di più. Indossare le attese e le difficoltà, le ansie e le gioie di quanti incrociamo sulla nostra strada. Passare con il cuore e la mente, non solo con qualche aiuto economico o assistenziale, dalla parte degli altri. Insomma, passare dal battesimo di acqua a quello di fuoco! Non si tratta di abbandonare il mondo; ciascuno resti al proprio posto; il cambiamento non è nelle cose, ma nel cuore!

Eucaristia del Signore, rito romano, lingua originale di Gesù di Nazaret.
Un tempo forte di spiritualità, per riflettere sul profeta Isaia.
Sala “G. Moscati” (Parrocchia Buon Pastore), Caserta – ore 17.00

2015: 26 dicembre;
2016: 30 gennaio; 27 febbraio; 26 marzo; 30 aprile; 28 maggio; 25 giugno.

אִמְרוּ֙ לְנִמְהֲרֵי־לֵ֔ב חִזְק֖וּ אַל־תִּירָ֑אוּ הִנֵּ֤ה אֱלֹֽהֵיכֶם֙ ה֥וּא יָב֖וֹא וְיֹשַׁעֲכֶֽם׃

Dite agli smarriti di cuore: Coraggio! Non temete!
Ecco il vostro Dio! Egli viene e vi salverà (Is 35,4).
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