Vangelo di Domenica 16 Agosto 2015

Disponibili a cambiare e collaborare

Vangelo di Giovanni 6, 52-58

Gli avversari di Gesù si misero a discutere tra di loro. Dicevano: “Come può darci il suo corpo da mangiare?”. Gesù replicò: “Io vi dichiaro una cosa; se non mangiate il corpo del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia il mio corpo e beve il mio sangue ha la vita eterna, e io risusciterò l’ultimo giorno; perché il mio corpo è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane unito a me e io a lui. Il Padre è la vita: chi mangia me avrà la vita grazie a me. Questo è il pane venuto dal cielo. Non è come il pane che mangiarono i vostri antenati e morirono ugualmente; chi mangia questo pane vivrà per sempre”.
XX domenica del tempo orinario (B)
La messa è un banchetto, un incontro di fratelli!
“Commento di don Franco Galeone”
(francescogaleone@libero.it)

La messa è un banchetto, un incontro di fratelli!
La domenica di “Gesù, che invita tutti al banchetto della vita”. In tutte le religioni e civiltà, il pasto ha un valore antropologico e teologico; condividere la stessa mensa crea tra i convitati vincoli sacri, cui sono legate anche le divinità. Gli uomini, a differenza degli animali, vogliono non solo mangiare, ma anche stare insieme. Nel banchetto si realizzano l’accoglienza, la comunicazione, la confidenza; fu proprio durante una cena che Gesù si confidò con umanissima intimità ai suoi discepoli. Per Israele, il banchetto sacro è la celebrazione-ricordo di un evento storico: l’uscita dalla schiavitù dell’Egitto. I profeti aiuteranno il popolo a comprendere che, per celebrare bene la pasqua, è necessaria la conversione del cuore (I lettura). Gesù prepara per i suoi una nuova alleanza, una nuova pasqua, un nuovo pane, quello del suo corpo: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo”. Il fatto poi che Giovanni sostituisca il racconto dell’eucaristia con la lavanda dei piedi indica chiaramente che un nesso stretto lega l’eucaristia con il servizio (vangelo).

Dio predilige la periferia
Esiste una “cultura” che viene dall’uomo, che è nel mondo ed è per il mondo, e noi dobbiamo augurarci che questa cultura sia partecipata a tutti, perché se essa rimane nelle mani di pochi, allora diventa strumento di dominio, garanzia di privilegio. Esiste però anche una “sapienza” che ha altre origini: viene da Dio, viene verso di noi, noi la possiamo solo accogliere. La cultura è una conquista dell’uomo, è fragile e ambigua; la sapienza, invece, viene dall’alto, non è spendibile sul mercato culturale ed è la risposta ai nostri interrogativi più urgenti. La Parola di Dio chiede a noi non atteggiamenti di conquista ma di accoglimento. La sapienza non è una prerogativa dei bravi, dei laureati, dei teologati. Anzi! La sapienza è riservata ai poveri, ai semplici, ai piccoli.
Noi cristiani abbiamo accettato l’orgoglio umanistico di una cultura riservata ai “clerici”, ai preti, agli specialisti di Dio: e così abbiamo tradito il vangelo, rivelazione della sapienza di Dio ai semplici e sigillo chiuso agli intelligenti. Sto pensando al libro Elogio della follia (1511) di E. da Rotterdam, al libro L’idiota (1868) di Dostoevskij, e a quel lucido pazzo del filosofo F. Nietzsche. La sapienza del vangelo circola più tra la povera gente che tra i laureati e i teologati. La parola di Dio si è definitivamente rivelata in Gesù di Nazaret, messo a morte dalla coalizione (sempre attiva nella storia!) tra potere religioso – potere civile – potere economico. Quanti avevano potere nella società hanno crocifisso Gesù, e Dio ha confuso i saccenti di questo mondo costituendo Gesù risorto signore di tutte le cose! La storia della chiesa è anche la storia di questa grandezza e di questa vergogna.

Venite, mangiate e bevete!
Per gli ebrei il banchetto sacro era la celebrazione-memoriale di un fatto storico, l’esodo liberatore di Mosè. Gesù si spinge oltre: “Io sono il pane disceso dal cielo … la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda”. Sono parole incredibili per un ebreo, che tra l’altro, non poteva assolutamente bere il sangue (Lv 17). Ma Gesù non fa nessuno sconto: “Volete andarvene anche voi?” chiede Gesù a quanti avevano giudicato quel “linguaggio duro”. Gesù non parla in senso metaforico, non parla di un cibo spirituale; nel vangelo di oggi per ben cinque volte leggiamo la parola “carne”, e per ben quattro volte il verbo “mangiare”. Quello che preoccupa gli ebrei di ieri e i cristiani di oggi non è tanto la possibilità del miracolo, ma le sue conseguenze, perché fare una buona comunione significa cambiare vita, necessariamente; non possiamo fare come il profeta Elia: “mangiò e tornò a coricarsi”. Una vera comunione ci toglie ogni pretesto, è un cibo che ci obbliga ad andare nelle strade della vita con il cuore nuovo.

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