VANGELO DI DOMENICA 2 MAGGIO 2021

Vangelo di Giovanni 15,1-18
«Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri. Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me.


Il Vangelo di questa domenica (Giovanni 15, 1-18) ci invita a camminare in un vigneto, ad osservare le viti e i loro tralci, a immaginare i grappoli di uva che anche nel prossimo autunno saranno raccolti. Guardare, contemplare, riflettere mettendo in relazione la forza vitale della natura, il lavoro dell’uomo e della donna che curano, potano, liberano dai tralci secchi e così aiutano il processo naturale. L’osservazione attenta dei processi vitali dell’ambiente possono indurre ad accostamenti alla nostra vita personale, alle relazioni, ai frutti di umanità da portare e che immediatamente corrispondono all’affermazione della dignità di ogni persona, ai diritti umani, all’uguaglianza, giustizia, libertà, pace e fratellanza.
Gesù di Nazareth come i Vangeli ci raccontano è spesso in mezzo alla natura, osservatore attento e profondo nel cogliere presenze e aspetti, anche nell’affidare a loro alcuni suoi insegnamenti. Si riferisce infatti ai fiori dei campi, al sole, alla pioggia, al vento, agli uccelli del cielo e alle volpi, ai pesci del lago di Tiberiade; al grano, alla semina e al raccolto, agli alberi. Il Vangelo di oggi ci propone la relazione indispensabile, vitale fra la vite e i tralci perché possa passare la linfa della vita e produrre il frutto dell’uva fino alla sua maturazione. Il messaggio riguarda la relazione vitale con la presenza di Gesù e la sua parola profetica. Senza questa stretta e continua unione c’è il pericolo di seccarsi, di non portare frutto, con la conseguenza di essere tagliati via per la salvezza della vite.
Questa relazione con Gesù di Nazareth non è dottrinale, bensì esistenziale e si esprime in modi, tempi, intensità diverse, ciascuna delle quali chiede considerazione e rispetto. Nelle esistenze delle persone è presente in modo reale e insieme misterioso: i frutti di bene portati ne sono rivelazione e conferma. Le donne gli uomini che vivono in riferimento a Lui si incontrano per la sua memoria viva, per nutrire la sensibilità e la dedizione nel seguire il suo insegnamento nelle situazioni personali, nelle relazioni e nella storia. E incontrandosi formano l’ecclesìa, la Chiesa come comunità, popolo di Dio in cammino nella storia. La relazione stretta con Gesù come quella del tralcio con la vite può essere interpretata con una concezione e vissuti intimistici sia livello personale che comunitario, anche come Chiesa in modo distaccato da quanto avviene nella storia delle persone, comunità e popoli. Una chiusura spiritualista, intimista, rassicurante; il male nelle sue diverse espressioni starebbe sempre al di fuori. Il Vangelo invece si vive nella storia guardando costantemente all’orizzonte delle beatitudini e alla verifica della coerenza nella concreta prossimità con chi si trova in sofferenza e necessità.
Così padre Balducci “il baricentro di una comunità che abbia le misure del cuore di Dio non è dentro mai fuori, dove non c’è la stessa esperienza, dove c’è la sofferenza, l’attesa, il bisogno, la tribolazione. Essenziale ricordarlo, perché altrimenti succede che assecondando questo compiacimento dell’esperienza interiore noi potremmo camuffare attraverso le forme dell’amore cristiano le più terribili ingiustizie”.

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