Vangelo di Domenica 20 Novembre 2016

DOMENICA 20 NOVEMBRE 2016
Il crocifisso evidenzia l’iniquità del potere
Vangelo di Luca 23, 35-43

La gente stava a guardare. I capi del popolo invece si facevano beffe di Gesù e gli dicevano: ‘Ha salvato tanti altri, ora salvi se stesso, se egli è veramente il Messia scelto da Dio’. Anche i soldati lo schernivano: si avvicinavano a Gesù, gli davano da bere aceto e gli dicevano: ‘Se tu sei davvero il re dei Giudei salva te stesso!’.Sopra il capo di Gesù avevano messo un cartello con queste parole: ‘Quest’uomo è il re dei Giudei’. La preghiera di un malfattore. I due malfattori intanto erano stati crocifissi con Gesù. Uno di loro, insultandolo, diceva:- Non sei tu il Messia? Salva te stesso e noi. L’altro invece si mise a rimproverare il suo compagno e disse:- Tu che stai subendo la stessa condanna non hai proprio nessun timore di Dio? Per noi due è giusto scontare il castigo per ciò che abbiamo fatto, lui invece non ha fatto nulla di male. Poi aggiunse:- Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo regno. Gesù gli rispose:- Ti assicuro che oggi sarai con me in paradiso.

 

 

20 novembre 2016 – CRISTO RE DELL’UNIVERSO/C

RICORDATI DI ME NEL TUO REGNO! (Lc 25,35)

riflessioni pluritematiche sul Vangelo della domenica                                              

A cura del Gruppo biblico ebraico-cristiano  השרשים  הקדושים

francescogaleone@libero.it/sayeretduvdevan@yahoo.it

 

  1. La domenica di Cristo umiliato e glorioso. Oggi il Vangelo ci dà appuntamento sul Calvario. Molti particolari narrati da Luca sono identici agli altri evangelisti, ma Luca riporta alcuni particolari, propri, che mettono in risalto l’atteggiamento interiore di Gesù nei confronti di coloro che assistono alla sua esecuzione capitale: le donne, il popolo, i capi, i soldati, i compagni di supplizio. Anche alcune parole di Gesù, agonizzante sulla croce, sono esclusive del terzo Vangelo: l’invocazione del perdono sui propri carnefici (v.34) e la risposta al secondo malfattore crocifisso con lui (v.43). Secondo Luca c’è qualcosa in tutta questa tragedia che già lascia intravedere bagliori di luce: la regalità dell’amore, l’offerta gratuita della vita, la libertà assoluta davanti alle ingiustizie, la salvezza donata inaspettatamente.
  2. L’evangelista Luca presenta la regalità di Cristo in una scena tragica e grottesca insieme: la parodia sulla croce, tra due ladroni, la crocifissione, la scritta ironica … Quello che avviene è la sintesi tipologica dei rapporti fra Dio e l’uomo. C’è chi lo rifiuta, ieri come oggi, in mezzo al chiasso degli affari e della politica, dei successi e della telematica: la croce diventa insignificante o scandalosa. C’è chi lo accetta e lo riconosce, come il buon ladrone: quel brigante doveva essere rimasto colpito dalla infinita pazienza di Cristo; insultato fino all’agonia, tra le bestemmie di tanti, riusciva ancora a perdonare. Non poteva essere un semplice uomo! Oggi sarai con me nel paradiso. Ladro in vita, ladro in punto di morte! L’unico santo sicuro, non dimentichiamolo, canonizzato direttamente da Cristo! Il ladrone, proprio lui, è il fondatore della teologia negativa, il primo teorico del Deus absconditus, perché riconosce Dio non nelle manifestazioni gloriose ma nelle vesti di un condannato; riconosce il Cristo non nel momento del trionfale ingresso in Gerusalemme, ma sul calvario, abbandonato da tutti; nel buio dell’eclisse totale, il ladrone mostra di saper vedere, lo riconosce non nella trasfigurazione ma nella sfigurazione.
  3. Oggi, il termine Cristo re non piace molto all’opinione pubblica, sia perché evoca tempi di monarchia da noi superati, sia perché richiama l’immagine dell’uomo-suddito. Oggi, specialmente, non si vuole sentire parlare di obbedienza, di sottomissione, di dipendenza. Siamo persuasi che niente e nessuno possono intralciare le nostre scelte. Proibito proibire! Anche nel campo religioso c’è una tendenza assai diffusa a fare di Dio il buon compagno, l’amico che dà sempre ragione, il padre che perdona ogni nostro comportamento, confondendo misericordia con relativismo, perdono con approvazione, comprensione con giustificazione. Non è raro sentire che, di fronte alla parola di Dio, occorre ragionare, nel tentativo di ridurlo alle nostre dimensioni, adeguarlo alle nostre abitudini, come se fosse Dio a sottomettersi ai nostri progetti.
  4. Il pericolo della fede è che essa diventi un principio immaginativo, che ci fa vivere un’armonia illusoria e fragile, come le nostre assemblee liturgiche: godiamo per un poco di una pace che però non corrisponde alla realtà; nella vita quotidiana soffriamo dolori, conflitti, cattiverie; siamo furbi contro i furbi, violenti contro i violenti, adottiamo le leggi della competizione; ma poiché non siamo tranquilli, ci ritroviamo la domenica in chiesa a parlare di un mondo fraterno; ma poi si spengono le luci e rientriamo nella nostra giungla, nella quale il Vangelo non significa nulla, non produce nulla. Lo spiritualismo è pericoloso perché non tiene conto che viviamo nella società del conflitto, e Cristo è re nella fede, nella risurrezione, nell’ultimo evento. Cristo è re ma dalla croce. Regnavit a ligno Deus! La gloria è nel futuro. E’ anche nel presente, ma come lievito invisibile, come aurora che cresce sotto strati di tenebra. Quello che immediatamente vediamo non è la gloria, ma la vergogna. Non raccontiamo di luci che non ci sono; tante nostre luci non sono che fuochi fatui! Finché durerà la storia, il Gesù che noi conosciamo sarà sempre quello della crocifissione. La risurrezione si conosce per fede, la crocifissione per esperienza. Questo significa che il potere si fa beffa di Gesù, lo emargina dal mondo e nello stesso tempo gli mette una scritta che ne proclama la regalità.
  5. Il potere è un’enorme suppurazione del male, che ha radici dentro di noi, perché nessuno di noi è giusto; noi abbiamo amicizie nel palazzo del potere, oppure siamo degli impauriti come Pietro: Non conosco quell’uomo! Nel copione della vita, noi stiamo con i potenti che condannano? O tra il popolo curioso? O siamo i discepoli che fuggono? O tra i ladroni che chiedono perdono? La fede è consolazione, ma questa viene dopo un impegno, una scelta, un rischio. Il credente si mette dalla logica delle beatitudini. Crediamo in Cristo re, non per abbagliare i nostri occhi con luci che non ci sono, ma per esprimere la speranza che il regno del Risorto, regno di pace e di giustizia, regno di verità e di amore, alla fine sarà tutto in tutti. Il nostro posto intanto è a lato di Gesù crocifisso, o accanto all’altro crocifisso orante. Questa è la tragica e pacifica sapienza della Croce! E con questa riflessione chiudiamo l’anno liturgico ‘C’ e prepariamoci  al nuovo avvento del Signore. Vieni, Signore Gesù!  Maranatha! BUONA VITA!

 

PUNTI  RIFLESSIVI:

Pensare è bello, pregare è meglio, amare è tutto (Elisabeth Leseur).

Dio non ci chiede che il cuore (Talmud).

Non essere amati è semplice sfortuna; la vera disgrazia è non amare (A. Camus).

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