Vangelo di Domenica 21 Maggio 2017

Vangelo di Giovanni 14,15-21

Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro difensore che starà sempre con voi, lo Spirito della verità. Il mondo non lo vede e non lo conosce, perciò non può riceverlo. Voi lo conoscete, perché è con voi e sarà con voi sempre. Non vi lascerò orfani, tornerò da voi. Fra poco il mondo non mi vedrà più, ma voi mi vedrete, perché io ho la vita e anche voi vivrete. In quel giorno conoscerete che io vivo unito al Padre, e voi siete uniti a me e io a voi. Chi mi ama veramente, conosce i miei comandamenti e li mette in pratica. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio; anch’io l’amerò e mi farò conoscere a lui.

“Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro difensore, che starà sempre con voi, lo Spirito della verità… . Chi ama veramente conosce i comandamenti e li mette in pratica…”. Così il Vangelo di questa domenica (Giovanni 14, 15-21). Padre Ernesto Balducci così si è espresso: “Quando penso alla Grazia di Dio che ci salva, non penso più, come mi avveniva un tempo, con vari sforzi della mente, a una potenza invisibile indiscernibile, penso sempre a dei volti di carne, presenze umane che, per quanto mi riguarda, hanno dato trasparenza ed efficacia all’invisibile regno di Dio. La Grazia ha, insomma, nomi e cognomi.., “i volti sono relativi” ha scritto Lévinas.
Padre Ernesto si è riferito al rapporto di amicizia e di sintonia con padre David Turoldo, ma questa sua indicazione può essere riferita a più persone, ad esempio a don Lorenzo Milani. Il 26 giugno vivremo la memoria del cinquantesimo anniversario della sua morte; pochi giorni prima, il 20, ci sarà il segno sorprendente e luminoso della visita di Papa Francesco a Barbiana, che poi si recherà anche a Bozzolo: così indicherà a tutti la profezia di questi due preti per la Chiesa e per l’umanità.
I comandamenti sono stati spesso intesi come indicazione, negativa del non fare questa o quell’altra azione e non invece come dieci parole indicative e attuative dell’essere e dell’agire in fedeltà a Dio, agli altri, a una nuova storia da scrivere.
La storia singolare e appassionante di don Lorenzo Milani è stata la sua conversione dall’essere figlio di un mondo ricco, borghese, privilegiato ad incarnarsi totalmente con il popolo, in particolare con i ragazzi con cui ha vissuto la straordinaria esperienza della scuola di Barbiana, dopo quella precedente della scuola popolare a San Donato di Calenzano.
Un passaggio della sua vita ne è conferma commovente. A uno dei suoi allievi, Michele Gesualdi, nell’ultimo giorno della vita, il 26 giugno 1967 mentre lo assisteva, chiese: “Ti rendi conto caro, cosa sta avvenendo in questa stanza?”. E dopo lunghissimi secondi di silenzio questo rivelò: “In questa stanza c’è un cammello che passa dalla cruna dell’ago”. Un’affermazione della pregnanza commovente di tutta la sua vita.
Si è sempre preoccupato che la sua presenza nella Chiesa e nella società fosse espressione del Vangelo, dell’amore a Dio e al prossimo, per questo ha dedicato tutto se stesso alla scuola come modalità incarnata e operativa di manifestare il Vangelo, di rendere giustizia ai poveri con un’azione educatrice assidua, costante, estenuante.
Ha attuato una vera rivoluzione culturale: suscitare libertà, autonomia di coscienza e di scelta, protagonismo creativo, sensibilità e pratica del servizio agli altri. “I care”: mi sta a cuore, mi appartiene, mi coinvolgo: “La politica è uscire insieme dai problemi, tutto il resto è avarizia”; ridare la parola a coloro che della parola sono stati privati, ridare la cultura, non quella bella e fatta, parte integrante della cultura dominante, ma quel rapporto con la realtà; il senso della responsabilità personale perché “ognuno è l’unico responsabile di tutto”.
 Così padre Balducci: “La scuola come don Milani la faceva era già in sé un processo di illuminazione evangelica, non era appena una mediazione, era Vangelo in atto”. La sua fede profetica ha fatto sì che Barbiana da luogo di isolamento, di emarginazione, sia diventato luce sul monte.
Dal testamento: “Caro Michele, caro Francuccio, cari ragazzi, ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto a suo conto. Un altro abbraccio, vostro Lorenzo”.

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