Vangelo di domenica 22 Maggio 2016

Dio trinità: Padre, Figlio, Spirito Santo

Mistero ed esperienza

Vangelo di Giovanni 16,12-15

Ho ancora molte cose da dirvi, ma ora sarebbe troppo per voi; quando però verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà verso tutta la verità. Non vi dirà cose sue, ma quelle che avrà udito, e vi parlerà delle cose che verranno. Nelle sue parole si manifesterà la mia gloria, perché riprenderà quel che io ho insegnato, e ve lo farà capire meglio. Tutto quel che ha il Padre è mio. Per questo ho detto: lo Spirito riprenderà quel che io ho insegnato, e ve lo farà capire meglio.

 

22 maggio 2016: Solennità della Trinità(C)

Mistero e luce! (Gv. 16,12)

“Commento di don Franco Galeone”
(francescogaleone@libero.it)

 

* Per anni, la Trinità ha suscitato in me un senso di timore; mi spaventava quel Padre vecchio centenario, quel triangolo con al centro un occhio scrutatore! Diventato adulto, ho abbandonato quel ciarpame religioso fuorviante, perché tutto cambia quando si parla della Trinità come Famiglia: il Padre, il Figlio, lo Spirito si amano davvero. La sola parola che ci permette di balbettare qualcosa circa la Trinità è relazionalità. Il mistero della Trinità ci rivela che Dio non è silenzio ma Parola, non è monologo ma dialogo, non è solitudine ma famiglia. Padre, Figlio, Spirito non sono solo tre io ma anche tre tu. Proprio perché non è solo un io ma anche un tu,  Dio può e vuole entrare anche con noi in dialogo. Amore di Dio significa anche questo: Dio è il tu di ogni uomo. Quando la solitudine ci stringe, ricordiamo questo misterioso tu che ci chiama e ci tiene compagnia. Fatto a immagine di Dio, significa che l’uomo è chiamato a entrare in dialogo con gli altri. Proprio perché Dio non è solo, nessun uomo è mai veramente solo! E’ la vita più bella, una vita davvero divina! Anche nella nostra famiglia, nella nostra vita quotidiana: i rapporti umani sono un riflesso, più o meno felice, della Famiglia trinitaria. E’ così che la Trinità è entrata nelle nostre relazionali. Amare chi ci sta accanto, ma anche chi incontriamo per caso, per entrare nel fascio d’amore del Padre, del Figlio, dello Spirito. La Trinità, una famiglia, dove ogni Persona dona tutta se stessa all’altra.

* Se Dio è Dio solo in questa comunio­ne, allora anche l’uomo sarà uomo solo in questa comunione. Quando in principio il Creatore dice: Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza (Gen 1,26), vedia­mo che Adamo non è fatto a im­magine del Dio creatore; non a immagine dello Spirito santificatore, non a immagine del Verbo redentore: Adamo ed Eva sono fatti a immagine della Trinità, a somiglianza di quella co­munione d’a­more. La relazione è il cromosoma divino in noi. Al termine di una giornata puoi anche non aver pensato a Dio, non pronunciato il suo no­me. Ma se hai creato legami, se hai procurato gioia a qualcuno, se hai portato il tuo mattone di co­munione, tu hai fatto la più bella professione di fede nella Trinità. Il vero ateo è chi non crea legami, chi diffonde gelo at­torno a sé, chi costruisce muri e non ponti. Se vedi l’amore, vedi la Tri­nità (sant’Agostino). Allora capisco perché la solitudi­ne fa paura. Tutto circola nell’universo: pia­neti, astri, sangue, fiumi, vento e uccelli migratori… È la legge del­la vita, che si ammala se si ferma, che si spegne se non si dona. La legge anche della chiesa che, se si chiu­de, si ammala, come ci ricorda papa Francesco.

*  La Trinità è un  “mistero”, non un “problema”. Il problema è qualcosa che non conosciamo, ma che con l’affinamento della ragione, con lo sviluppo della scienza potremo alla fine conoscere. Il mistero invece è una verità superiore, accecante come il sole, che pur nella sua lucentezza non possiamo vedere se non grazie ad uno schermo oscuro; il mistero è qualcosa che mai comprenderemo, perché lui comprende noi, e ci obbliga a fare un salto, il salto della fede. Il mistero della Trinità ci fa toccare con mano la nostra povertà epistemologica, la fragilità di ogni filosofia e teologia! Dio non si trova alla conclusione di un sillogismo o delle cinque vie tomiste. Il dio dei filosofi non è il Dio di Gesù Cristo. A nessuno interessa un dio motore immobile, atto puro, pensiero del pensiero, causa finale, architetto dell’universo … Le prove a priori o a posteriori non hanno mai convinto nessun incredulo. Questo mistero può essere nascosto ai sapienti e rivelato ai semplici. La più bella definizione di Dio l’ho ascoltata da un bambino: “Cosa è la Trinità? E’ una famiglia!”. Non lasciamoci invischiare nelle trappole della logica umana. Trinità non significa che 1=3 né che 1+1+1=3 ma è 1x1x1=1! Noi non siamo politeisti! Noi veniamo dagli ebrei, e per loro, come per noi, il monoteismo è un dogma di fede centrale.

* La mente umana può pensare solo mediante un processo di oggettivazione o di cosificazione. Ne con­segue che il Trascendente, quando entra nell’ambito della nostra imma­nenza, diventa og­getto, cosa, quindi noi non conosciamo più Dio, ma la sua oggettivazione costruita dalla nostra mente. Anche se a tale oggettivazione diamo titoli solenni, divini appunto, come Infinito, Onnipotente, Assoluto, Eterno, Immortale…

In realtà, questi titoli esprimono non Dio in sé, ma nostre rappresentazioni o desideri od oggettivazioni del Trascendente. È quello che P. Ricoeur ha definito il processo di con­versione diabolica in virtù del quale il Trascendente, nell’oggettivarsi nella nostra mente, degenera in cosa. A partire dalla nostra immanenza, possiamo pensare solo realtà immanenti, anche se rappre­sentiamo l’immanente mediante l’utilizzo di miti, teofanie, cratofanie e di titoli solenni o spaventosi. Queste rappresentazioni di Dio in realtà sono solo fenomeni culturali, che – come tutti gli organismi biologici – conoscono la nascita, lo sviluppo, la morte. Nonostante questi limiti invalicabili, cercare Dio, però, non è mai inutile. Siamo tanto pieni di teologie, di teodicee, di partiti cristiani, che alla fine tutto questo ha prodotto una specie di rigetto. E ora si teorizza persino che Dio è morto, che Dio non significa niente, che appartiene alla mitologia. E forse è anche vero, perché tutte le cose dette su Dio sono sempre dette dall’uomo, e sono verità fragili come l’uomo. La nube domina la storia, e oggi la nube si allarga. Non c’è da mera­vigliarsi se i simboli antichi crollano con tutti i loro linguaggi e le loro liturgie. La nube si allarga, il mistero della trascendenza ci avvolge. Come è vera la parola di Giovanni: Dio nessuno lo ha mai conosciuto. Istintivamente, gli uomini immaginano un Dio a somiglianza delle loro ambizioni di potenza, ricchezza, successo. Dio diventa l’ottativo del cuore umano.

*  La Trinità non è un tema per sofisticate esercitazioni teologiche; non è una riedizione purificata del politeismo; non è una festa astratta per intelletti metafisici, con lancio finale di scomuniche. Abbiamo trasformato nei secoli  precedenti questa festa della “Famiglia unita” in uno scandalo della divisione. Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito ne sono costernati! E’ invece la rivelazione perfetta, anche se misteriosa, che Dio fa della sua famiglia. Dio resta sempre trascendente, totaliter alius, sempre Oltre, sempre Altro. Tra Dio e uomo esiste una nube oscura. Dopo tante parole e simboli, dopo tanti concetti e teologie, dobbiamo confessare la nostra ignoranza: Dio resta nella nube oscura. Ignoramus et ignorabimus! Di Dio si può parlare, ma è preferibile parlare a Dio, meglio ancora, ascoltare Dio. L’inconoscibilità di Dio è anche una garanzia, data amorosamente all’uomo, della stessa inconoscibilità dell’uomo. Ecco perché negare Dio conduce fatalmente anche alla negazione dell’uomo. Non si rispetta veramente l’uomo se non riconoscendo nell’uomo una vocazione tra­scendente.

* Cosa dobbiamo fare? Discettare filosoficamente sulla Trinità, esercitarci in presuntuose logomachie, oppure crescere nella fede, nell’adorazione, nel silenzio? Ogni vero credente è sempre in crisi per il divario fra uomo e Dio. Dobbiamo amare questo divario; esso non è necessariamente mancanza di fede; può essere un appello ad una fede più radicale, sulla misura di Abramo, di Giobbe, di Gesù. Gli uomini si sono sempre tanto sbagliati parlando di Dio, che è venuto Lui stesso sulla terra, ha spezzato ogni vitello d’oro, ha detto parole tanto rivoluzionarie che gli sono costate la vita. Ogni vero profeta vero ha i giorni contati.

 

Gruppo biblico ebraico-cristianoהשרשים   הקדושים

“Le sante radici”Email: francescogaleone@libero.it  sayeretduvdevan@yahoo.it

 סדר  סעודת  האדון  לפי  מנהג  רומא   

Eucaristia del Signore nel  Rito romano e nella Lingua originale di Gesù.

      Un tempo di forte spiritualità  per riflettere sul profeta Isaia

אִמְרוּ֙ לְנִמְהֲרֵי־לֵ֔ב חִזְק֖וּ אַל־תִּירָ֑אוּ הִנֵּ֤ה אֱלֹֽהֵיכֶם֙ ה֥וּא יָב֖וֹא  וְיֹשַׁעֲכֶֽם׃

Dite agli smarriti di cuore: Coraggio! Non temete! Ecco il vostro Dio!  Egli viene e vi salverà (Is 35,4).

Sabato, 28 maggio2016, ore 17.00, Parrocchia “Gesù Buon Pastore” (Sala G. Moscati) – Caserta –

Contatti: francescogaleone@libero.it sayeretduvdevan@yahoo.it

 

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