Vangelo di domenica 25 Ottobre 2015

Il cieco: da emarginato a protagonista

Vangelo di Marco 10,46-52

Gesù e i suoi discepoli erano a Gerico. Mentre stavano uscendo dalla città, seguiti da una gran folla, un cieco era seduto lungo la via e chiedeva l’elemosina, Costui si chiamava Bartimeo ed era figlio di un certo Time. Quando sentì dire che passava Gesù il Nazareno, cominciò a gridare: “Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me!”. Gesù si fermò e disse: “Chiamatelo qua”. Allora alcuni andarono a chiamarlo e gli dissero: “Coraggio, alzati! Ti vuol Parlare”. Il cieco buttò via il mantello, balzò in piedi e andò vicino a Gesù. Gesù gli domandò: “Che vuoi? Cosa dovrei fare per te?”. Il cieco rispose: “Maestro, fa’ che io possa vederci di nuovo!”. Gesù gli disse: “Vai la tua fede ti ha salvato”. Subito il cieco cominciò a vederci di nuovo, e andava dietro a Gesù lungo la via.

 

XXX domenica del tempo orinario (B)
Coraggio! Gesù ti chiama, ti dona la vista, la fede!
“Commento di don Franco Galeone”
(francescogaleone@libero.it)
La domenica di “Gesù, che restituisce la vista al cieco”
A conclusione del trittico sulle grandi tentazioni degli uomini – il ripudio della moglie, l’abuso della ricchezza, il potere gestito come violenza – l’evangelista Marco ci presenta oggi il racconto della guarigione del cieco Bartimeo, simbolo di quei ciechi che siamo noi, che ci ostiniamo a non vedere, anzi, che crediamo di vedere fin troppo bene. E invece viviamo tutti in una penombra ambrata che sfuma i colori e i profili, che lascia tanti angoli oscuri, dove noi farnetichiamo costruendoci idoli, senza nemmeno accorgerci che si tratta di idoli. Questo vivace brano di vangelo ci presenta un cieco che incontra Gesù e viene salvato. Tutti i particolari del racconto sono distribuiti con un chiaro intento simbolico: descrivere le tappe della salvezza personale. Anzitutto il fatto della cecità. L’uomo, ieri e oggi, si presenta come un cieco a motivo del suo esasperato razionalismo, il cui simbolo non è la contemplazione dell’Invisibile, ma la creazione della macchina, sempre più perfetta. Così l’uomo di oggi si presenta proprio come un gigante cieco, come Polifemo, cioè dotato di un immenso potere tecnologico, ma privo di un sistema valoriale; non ha quella potenza visiva che, sola, gli permetterebbe di superare l’orizzonte dei fenomeni e battere alla porta del Mistero.

Lo sgridavano per farlo tacere!
Il nostro grido di salvezza, come quello di Bartimeo, può incontrare delle barriere, non incontra l’entusiasmo di quanti detengono il potere. Che un cieco, uno straccione … entri nel corteo senza un invito, nella festa senza un preavviso, è un atto intollerabile per quanti organizzano il cerimoniale. Anche lui verrà rimproverato e allontanato, perché disturba il copione: un piccolo episodio, ma carico di simbolismo, e che ci riguarda. Noi tante volte impediamo che il grido degli ultimi entri nelle nostre chiese; nella nostra religione anche il grido dev’essere ritualizzato. Il grido fuori programma non viene tollerato. Il grido vero, quello della strada, non entra nelle nostre liturgie. Dobbiamo prestare attenzione: ci sono sentieri diversi battuti da altri, non disegnati nella nostra mappa religiosa, classificati come eresie da noi, i tutori dell’ordine!

La guarigione di Bartimeo e la nostra!
Gesù è giunto a Gerico, la città più antica del mondo, e sta attraversando la strada centrale tra il verde lussureggiante dell’oasi posta a 300 metri sotto il livello del mare, nella depressione del fiume Giordano. Secondo Luca, su uno di quegli alberi, un sicomoro, un giorno Gesù aveva notato un uomo piccolo ma ricco, arrampicato lassù, per poterlo vedere: era Zaccheo, l’esattore delle tasse. Oggi invece è un mendicante cieco: il suo cognome è Bartimeo, che in aramaico significa figlio di Timeo, uno dei tantissimi ciechi di Palestina, dove la cecità era una malattia endemica. Ultimo della fila, ha fatto naufragio, abita sulla strada, si è arreso. E invece oggi questo nome è più conosciuto di tanti altri nomi più illustri, registrato anche nella Treccani! Con il nostro evidenziatore, proviamo a sottolineare qualche espressione di questo episodio:

▪ Chiamatelo!
Ecco il momento dell’incontro personale con Gesù. Gesù non guarda se è un cieco onesto, educato, religioso, ma solo il suo dolore. I discepoli dicono al cieco di alzarsi e di andare da Gesù. Ecco, i suoi ministri fanno finalmente quello a cui sono chiamati: condurre a Gesù, non sostituirsi a lui. L’istituzione, a volte, si mette al posto di Gesù, dicendo Venite a me e non Andate da Lui, come se la chiesa fosse il luogo sufficiente ed unico della salvezza, mentre invece è solo uno strumento, una indicazione, una strada: Lumen gentium, cum sit Christus: così recita la costituzione conciliare sulla chiesa. Se non mettiamo al centro Gesù e il suo Vangelo, tutte le nostre unità resteranno sempre fragili, le nostre comunioni si trasformeranno in scomuniche.

▪ Che io veda!
Questo cieco che grida diventa un monito per noi tutti: siamo invitati a gemere tendendo le mani verso il Liberatore. Il peggio che possa capitare è che un cieco si innamori della sua cecità, anzi, che la teorizzi come situazione normale! Siamo ciechi, e troppe luci ci hanno ingannato. Ci ha fatti per te, Signore, e il nostro cuore è sempre inquieto finché non riposa in te. Dobbiamo attualizzare e interiorizzare questa pagina di Vangelo: io oggi sono un cieco, io oggi posso essere guarito. L’avventura di Bartimeo può essere la nostra felice avventura!

▪ La tua fede ti ha salvato!
Gesù raccoglie quel grido; Bartimeo riceve molto di più, perché essere salvato è molto più che essere guarito: alla visione degli occhi si aggiunge la visione della fede. Aveva chiesto di vedere, gli viene concesso il dono della fede!

▪ Egli buttò via il mantello
Tutto diventa subito esagerato: il cieco non parla ma grida; non si toglie il mantello ma lo butta via; non si alza ma balza in piedi. La fede è questo: un dinamismo nuovo, un moltiplicatore di vita: chi ha fede vive meglio, vede più alto e più avanti. Il valore simbolico di questo buttare il mantello è evidente: vuol dire liberarsi da tutta la zavorra che soffoca lo spirito. La fede è liberazione, è leggerezza di vita, è passaggio dalla cecità alla luce. Questo processo di liberazione non è mai finito; avremo sempre mantelli da buttare, catene da sciogliere, pregiudizi da abbandonare!

▪ E prese a seguirlo
Espressione apparentemente banale, ma in realtà profonda e rivelativa: dalla invocazione nasce la luce, dalla luce la sequela. Tra le tante strade che il cieco potrebbe percorrere, ne sceglie una: seguire Gesù. Di per sé l’invito di Gesù era generico: Va’, ma il cieco guarito sceglie la parte migliore: la sequela di Gesù, come Maria di Betania.
NB. Per quanti sono interessati, ricordo che ogni ultimo sabato, a partire dal 31 ottobre, riprenderà la celebrazione dell’Eucaristia in lingua originale del Signore, secondo il rito cattolico, presso la Sala G. Moscati (Parrocchia “Buon Pastore”- Caserta), alle ore 17.00. Queste le date:

2015: 31 ottobre; 28 novembre; 26 dicembre;
2016: 30 gennaio; 27 febbraio; 26 marzo; 30 aprile; 28 maggio; 25 giugno.

Un tempo di forte spiritualità
per riflettere sul profeta Isaia

אִמְרוּ֙ לְנִמְהֲרֵי־לֵ֔ב חִזְק֖וּ אַל־תִּירָ֑אוּ הִנֵּ֤ה אֱלֹֽהֵיכֶם֙ ה֥וּא יָב֖וֹא וְיֹשַׁעֲכֶֽם׃

Dite agli smarriti di cuore: Coraggio! Non temete!
Ecco il vostro Dio! Egli viene e vi salverà (Is 35,4).
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Per contatti: francescogaleone@libero.it

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