Vangelo di Domenica 26 Ottobre 2014

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Noi, il prossimo, Dio

 

Vangelo Matteo 22, 34-40

Quando i farisei vennero a sapere che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si radunarono attorno a lui. Poi uno di loro, che era maestro della legge, volle fargli una domanda per metterlo alla prova. Gli domandò: “Maestro, qual è il più importante comandamento della legge?”. Gesù gli rispose: Ama il Signore, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il comandamento più grande e più importante. Il secondo è ugualmente importante: Ama il tuo prossimo come te stesso. Tutta la legge di Mosè e tutto l’insegnamento dei profeti dipendono da questi due comandamenti”.

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Trentesima domenica del tempo ordinario (A)
Come orientarsi tra 248 comandi e 365 divieti? Con l’amore!
“Commento di don Franco Galeone”
(francescogaleone@libero.it)

La domenica “della legge dell’amore”
Cosa sarebbe il Vangelo senza tutta quella umanità che vi si agita con i propri bisogni, sofferenze, miserie, nobiltà? Sarebbe un bel trattato di catechesi, un bel dialogo filosofico, una summa teologica, che san Tommaso valutò alla fine un “fuoco di paglia” e che lo scrittore C. Péguy avrebbe dato in cambio di una semplice “Salve Regina”. Ma Gesù è anche un grande teologo e un catechista eccezionalee se, nel bel mezzo del discorso, si distrae a giocare con i bambini oppure nel bel mezzo di un banchetto rovina la digestione ai farisei con questioni del tipo “Si può guarire un ammalato in giorno di sabato?”. Forse questa sua facilità a guarire in giorno di sabato, a lasciarsi baciare da una pubblica peccatrice … deve avere indotto i farisei a chiedergli quale fosse il primo e più grande comandamento della Legge. E Gesù risponde che tutta la Legge e i Profeti dipendono dall’amore. Il primato spetta all’amore.

Come orientarsi tra 248 comandi e 365 divieti?
Tra i 248 comandi (tante erano le ossa del corpo umano!) e i 365 divieti (tanti erano i giorni dell’anno!) che i dottori della legge avevano contato nella legge mosaica (in tutto ben 613!) e dividevano in gravi e leggeri, qual era il più importante, alla cui luce si dovevano interpretare tutti gli altri? Per gli ebrei, il primo superava il secondo; per Gesù, il secondo è simile al primo. Gesù, citando Deuteronomio 6,6, risponde che il più grande è l’amore di Dio e, senza esserne richiesto, ne aggiunge subito un secondo desunto da Levitico 19,18: L’AMORE DEL PROSSIMO. Gesù mostra che il comandamento dell’amore di Dio si concretizza in un effettivo amore del prossimo. Fra polemiche e complotti, mentre gli tendono un tranello mortale, Gesù proclama simile all’amore per Dio l’amore per il prossimo. Gesù dice: “simile” non dice “uguale”. C’è, in effetti, una priorità da rispettare: Dio è Dio, il Creatore non va messo sullo stesso piano della creatura. Possiamo dire che il primato “assiologico” spetta a Dio, ma il primato “probativo” va all’uomo: mentre l’amore di Dio potrebbe essere una religiosa illusione, l’amore dell’uomo invece è reale e diretto. Si tratta di una rivelazione rivoluzionaria: noi non siamo più divisi tra due comandamenti; non dobbiamo togliere nulla all’uomo per offrirlo a Dio e viceversa, perché Dio si è umanizzato, e l’uomo è stato divinizzato. L’amore di Dio e l’amore degli uomini sono perciò compatibili: l’uno non esclude l’altro. Coltivare la vita “interiore” è un valore necessario; ma la vita interiore, quando è davvero cristiana, non è monologo: incontrando Dio nella preghiera, il cristiano incontra inevitabilmente tutti gli altri figli di Dio. Il cristiano può anche allontanarsi momentaneamente dagli uomini per pregare, ma l’allontanamento dagli uomini è sempre e solo provvisorio. Il contemplativo serve gli uomini onorando Dio, l’attivo onora Dio servendo gli uomini. La Chiesa è piena di esempi. Il santo curato d’Ars sospirava il convento, e si prodigava generosamente per i fratelli; e i monasteri hanno dato alla Chiesa grandi papi, vescovi, riformatori, missionari, studiosi.

Gesù e le 4 operazioni!
Ma dove ha imparato a fare le operazioni? Gesù era un maestro che aveva un metodo un po’ strano per fare le operazioni. Ad esempio, dovendo moltiplicare, divideva (tipico l’esempio dei pani moltiplicati e divisi). Per ottenere un risultato più grande, sottraeva (tipici gli im¬perativi rivolti a chi intende seguirlo: lascia, taglia, perdi, togli… Soltanto così otterrai una grossa cifra nella tua vita!). Ma anche le addizioni risultavano sorprendenti. Pensiamo: nel giudaismo si contavano ben 613 precetti negativi e 248 positivi; e poi c’erano le centinaia e centinaia di prescrizioni, pedanti fino al ridicolo, che riguardavano il comandamento del sabato. Gesù non si lascia impri¬gionare in quella vegetazione intricata che si era sviluppata fino a togliere la vista del cielo. Provocato da un dottore della legge, che si muove nella complessa casistica come un pesce nel suo elemento naturale, comincia ad addizionare, a incolonnare i vari comandamenti e, som¬mando il tutto, ottiene due come risultato.
Deve aver controllato attentamente, ci sono tutti (Lui non è venuto ad abolire ma a dare compimento). E la somma è proprio due. Amore di Dio e amore del prossimo. Poi procederà oltre: un’ultima somma, met¬tendo insieme quei due comandamenti. E il risultato finale è uno. Amore di Dio e amore del prossimo sono la stessa cosa. E noi, che pretendiamo essere suoi scolari, riusciamo a fare quel tipo di addizione? Dobbiamo riconoscere che a noi sta bene la complessità, perfino la confusione. Preferiamo la serie interminabile dei vari precetti, possibil-mente mescolati insieme. Non riusciamo a scorgere l’essenziale. La conclusione ci fa paura. E così concentriamo tutta l’attenzione su una norma, magari secondaria. Ne discutiamo accanitamente, ne facciamo il centro dei nostri interessi, dei nostri tormenti, dei nostri rimorsi, delle nostre accuse. Vogliamo sapere tutto sul lecito e sul proibito in quella sola materia. È l’essenziale che non riusciamo ad accettare, né vogliamo imparare. Ci spaventa quello squarcio operato da Gesù in mezzo alla fitta e buia vegetazione, e che permette di scorgere due volti. Il volto del fratello e il volto del Padre.

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