VANGELO DI DOMENICA 27 MAGGIO 2018

DOMENICA 27 MAGGIO 2018
DIO PADRE, FIGLIO E SPIRITO SANTO
Vangelo di Matteo 28,16-20

Gli undici discepoli andarono in Galilea, su quella collina che Gesù aveva indicato. Quando lo videro, lo adorarono. Alcuni, però, avevano dei dubbi. Gesù si avvicinò e disse: ‘A me è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Perciò andate, fate che tutti diventino miei discepoli; battezzateli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo; insegnate loro a ubbidire a tutto ciò che io vi ho comandato. E sappiate che io sarò sempre con voi, tutti i giorni, sino alla fine del mondo’.

Nelle comunità cristiane in questa domenica si è chiamati a riflettere su Dio come Trinità: Padre, Figlio, Spirito Santo, con riferimento al Vangelo (Matteo 28,16-20) che riporta l’esortazione di Gesù ai suoi discepoli di andare nel mondo, annunciare il Vangelo, celebrare il battesimo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Quando parliamo di Dio dovremmo sempre aver coscienza che siamo noi esseri umani che lo facciamo situati in un momento della storia, in un luogo particolare, dentro ad una cultura riconoscibile per le sue concezioni, il suo linguaggio, i suoi simboli; in modo quindi limitato e parziale, diverso da altre persone, comunità e popoli: pensiamo, ad esempio, a quelli dell’America Latina o del cuore dell’Africa. Spesso nella storia si è pensato con presunzione che i pensieri su Dio, le teologie fossero le espressioni massimi, senza l’umiltà indispensabile per avvertire la loro inadeguatezza e provvisorietà, l’apertura a futuri cambiamenti.
E’ motivo di riflessione l’espressione di don Andrea Gallo che richiesto da una persona cosa potesse spiegargli rispetto al Mistero della Trinità aveva manifestato la sua difficoltà e imbarazzo e poi aveva detto che per ora gli stava a cuore “che Dio fosse antifascista” e che successivamente sarebbe magari ritornato sull’argomento.
Se non si considera l’espressione solo come una battuta si può scorgere elementi significativi: che Dio non può mai essere accostato alla mancanza di libertà, all’oppressione, all’esaltazione di una parte privilegiata e all’umiliazione, al disprezzo delle altre specie se povere, deboli, fragili, non rispondenti all’esaltazione dei considerati vincenti e superiori.
Dio, per come intuiamo, crediamo e ci affidiamo è amore, vicinanza, attenzione specie alle persone deboli, fragili, ai margini, che fanno particolare fatica.
Con umiltà si può arrischiare di dire che è il Figlio che ci rivela Dio come Padre che ce lo fa conoscere, che ci insegna a pregarlo e a pregarlo insieme.
E’ Padre non padrone, autoritario, giudice e vendicativo; è quel padre che accoglie il figlio al di là di ogni giudizio sulla sua condotta e di qualsiasi criterio di merito o demerito.
Sentire Dio come padre ci sollecita a stabilire rapporti di fraternità con le donne e gli uomini di ogni provenienza e appartenenza, di ogni cultura e fede religiosa.
Il Figlio è Gesù di Nazaret che ci rivela il Dio umanissimo che vive la compassione e comunica un amore rivoluzionario, sovversivo, inaccettabile degli uomini della religione del tempio e dagli altri poteri connessi.
Calunniato, torturato e ucciso in modo violento condivide le sofferenze dell’umanità; risuscita e Vivente oltre la morte ci accompagna sulle strade della nostra vita, come i due discepoli di Emmaus.
Lo Spirito Santo è la forza interiore che ci anima, che ci sollecita ad essere presenti, creativi, coraggiosi; che ci sostiene, ci incoraggia ad esprimere le nostre diversità e a riconoscere quelle degli altri, a contribuire a farle incontrare, conoscere, dialogare.
Nell’esperienza della Chiesa, delle singole comunità cristiane si dovrebbe percepire la paternità amorevole di Dio Padre, la vicinanza solidale e salvifica del Figlio; la vivacità creativa dello Spirito.
Là dove si trova freddezza, conformismo, organizzazione religiosa senz’anima, queste percezioni profonde non sono possibili, al massimo risuona stancamente una verità dogmatica lontana dalla vita.

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