Vangelo di Domenica 31 Maggio 2020

DOMENICA 31 Maggio 2020 Atti degli Apostoli 2,1-13 Vangelo di Giovanni 20,19-23
Pentecoste: lo spirito anima le diversità per il bene comune.

Atti degli Apostoli 2,1-13 Vangelo di Giovanni 20,19-23.

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio». Tutti erano stupefatti e perplessi, e si chiedevano l’un l’altro: «Che cosa significa questo?». Altri invece li deridevano e dicevano: «Si sono ubriacati di vino dolce».La sera di quello stesso giorno, il primo della settimana, i discepoli se ne stavano con le porte chiuse per paura dei capi ebrei. Gesù venne, si fermò in piedi in mezzo a loro e li salutò dicendo: ‘La pace sia con voi’. Poi mostrò ai discepoli le mani e il fianco, ed essi si rallegrarono di vedere il Signore. Gesù disse di nuovo: ‘La pace sia con voi. Come il Padre ha mandato me, così io mando voi’. Poi soffiò su di loro e disse: ‘Ricevete lo Spirito Santo. A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi non li perdonerete, non saranno perdonati’.
Padre Davide Turoldo un giorno lasciò scritto su un foglio ad un amico prete molto impegnato e coinvolto: “Lo Spirito è il vento che non lascia dormire la polvere”.Lo Spirito è fonte di spinta, di movimento, di iniziativa, verso una esistenza autentica e significativa.La polvere richiama staticità, conformismo, trascuratezza, mancanza di iniziativa e azione.In questa domenica si celebra la Pentecoste; dal racconto delle Scritture (Atti degli Apostoli 2,1-13 Vangelo di Giovanni 20,19-23) riviviamo la memoria dell’esperienza dello Spirito nella prima comunità cristiana per porci in sintonia con la presenza di esperienze simili nella situazione storica attuale, nella società e nella Chiesa.Le situazioni contrarie allo Spirito sono riconoscibili nella presunzione di Adamo ed Eva di diventare come Dio; nella superiorità di Caino che nella logica della competizione e dell’avversione uccide il fratello Abele; nella logica di onnipotenza e dominio che un gruppo di potere pretenda di esercitare sugli abitanti di Babele, provocando divisione, incomprensione, individualismo e incomunicabilità.L’alternativa è l’esperienza della Pentecoste: lo Spirito di Dio anima la diversità ad esprimersi per il progetto di una umanità di fraternità, giustizia e pace. Le persone, anche se parlano lingue diverse, si comprendono quando sono animate da questo stesso progetto perché il linguaggio universale è quello dell’amore dichiarato ma soprattutto praticato per il bene comune. Le diversità culturali, linguistiche, religiose diventano un arricchimento nella costruzione dell’uomo planetario. Lo Spirito di Dio quindi di per sé abbatte le divisioni, le discriminazioni, le contrapposizioni, i muri, i fili spinati; ci sospinge continuatamente verso ciò che è giusto e vero a cominciare sempre dalla dignità di ogni persona in qualsiasi situazione e condizione si trovi.Lo Spirito, come il vento, soffia come e quando vuole, non ha forma, né canali preferenziali, tanto meno in qualche modo marchiati.Lo Spirito prende la forma di ciò che noi facciamo e così dà forma di ciò che noi siamo e vorremmo diventare.Si esprime nelle diversità delle culture, delle lingue, delle spiritualità; in ogni forma di libertà, intraprendenza, creatività; nei progetti di vicinanza e di cura, di solidarietà e cooperazione; di giustizia e di pace; di arte, di poesia e di musica.La Chiesa non può essere quella dello Spirito quando pretende di possederlo in esclusiva, si trincera in formule dottrinali e liturgiche già definite; lo Spirito suggerisce teologie e liturgie diverse espressione dell’unica fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.

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