Vangelo di Domenica 4 Ottobre 2020

Povertà, pace, contemplazione del creato

Vangelo di Matteo 11, 25-30

In quel tempo Gesù disse: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.  Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.  Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero”.

Oggi 4 ottobre si vive in modo particolare la memoria di Francesco di Assisi.Le sue parole, i suoi gesti sono collocati nel passato solo cronologicamente, in realtà ci precedono e riguardano pienamente il futuro dell’umanità.Si possono riassumere in tre i suoi insegnamenti perenni.Si è reso conto che la ricchezza della sua famiglia come quella di tutti i nobili e signori si basava sullo sfruttamento della gente del popolo e ha compiuto la scelta radicale della povertà, seguendo pienamente il Vangelo “sine glossa” senza commenti, prese di distanza.Prima veste in modo ricercato ora con una tunica di sacco retta ad una corda attorno alla vita; prima spende il denaro senza misura nelle allegre serate di Assisi dov’è protagonista, ora chiede l’elemosina e con i primi fratelli che si uniscono attorno a lui conduce una vita totalmente libera dall’avere, all’insegna della povertà e gratuità.È un insegnamento di straordinaria attualità con la rivendicazione di quello che è necessario a tutti per vivere con dignità, con attenzione alla qualità della vita, non all’esaltazione della quantità dei profitti e dei beni materiali.Uguaglianza, sobrietà, essenzialità, gratuità: questa la strada.Il secondo straordinario insegnamento riguarda la liberazione dalla figura del nemico. Mentre il papa guida la crociata contro i musulmani, Francesco incontra a mani nude, a braccia aperte il Sultano, dialoga con lui; lo sente fratello. Sono intuizioni e profondità che Dio Padre rivela ai piccoli, ai semplici, com’è Francesco (Vangelo di Matteo 11, 25-30). Si può dire che in quel momento alla guida della Chiesa non è il papa crociato, ma Francesco di Assisi, l’uomo che vive radicalmente il Vangelo.Questo spirito è del tutto contrario, alternativo alla mentalità dell’inimicizia, dell’avversione, dell’odio e della violenza che dai pensieri si trasferisce alle parole e alle azioni, così diffusi in questa società.L’altro, il diverso, il migrante è il nemico da avversare, respingere, rifiutare.Francesco ha appreso l’accoglienza dell’altro quando è uscito dalle mura di Assisi e ha incontrato i lebbrosi per i quali inizialmente provava ripugnanza, modificata poi in attenzione e accoglienza fino all’abbraccio e al bacio.Così Padre Ernesto Balducci: “Il servizio reso ai lebbrosi non fu per Francesco un eroico servizio di carità; fu la pratica rivelativa del vero fondamento del rapporto tra l’uomo e Dio, il metro aureo per misurare la disumanità del mondo così com’è e, dunque, per contrasto le fondamenta del mondo come dovrebbe essere”. Francesco pratica dunque la cultura della pace che nell’incontro e accoglienza dell’altro con la sua diversità trova il suo fondamento.Il terzo straordinario insegnamento è il rapporto di attenzione, cura, contemplazione, dialogo con tutti gli esseri viventi, con tutte le creature: fratello sole, sorella luna, le stelle, fratello vento, sorella acqua, fratello fuoco, la nostra madre terra; Francesco chiama la terra madre come altre comunità del Pianeta.Lui guarda tutte le realtà con l’occhio della contemplazione e del dialogo, non della bramosia, ricerca di possesso e sfruttamento.Così papa Francesco nei passaggi iniziali della Laudato si’: “Credo che Francesco sia l’esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale, amato anche da molti che non sono cristiani. Egli manifesta un’attenzione particolare verso la creazione di Dio e verso i più poveri e abbandonati. Amava ed era amato per la sua gioia, la sua dedizione generosa, il suo cuore universale. Era un mistico e un pellegrino che viveva con semplicità e in meravigliosa armonia con Dio, con gli altri con la natura e con sé stesso. In lui si riscontra fino a che punto sono inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pace interiore”

0 Comments

No comments!

There are no comments yet, but you can be first to comment this article.

Leave reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *