Vangelo di domenica 5 luglio 2015

La forza dei profeti – Il rifiuto dei profeti

Vangelo di Marco 6, 1-5

Gesù lasciò quel luogo e tornò nella sua città, accompagnato dai discepoli. Quando fu sabato, cominciò a insegnare nella sinagoga e molti di quelli che lo ascoltavano erano sbalorditi. Dicevano: “Ma dove ha imparato tutte queste cose? Chi gli ha dato tutta questa sapienza? Come mai è capace di compiere miracoli così grandi? Non è lui il falegname, il figlio di Maria e il fratello di Giacomo, Joses, Giuda e Simone? e le sue sorelle, non vivono qui in mezzo a noi?” E perciò non gli davano ascolto. Ma Gesù disse loro: “Un profeta è disprezzato soprattutto nella sua patria, tra i suoi parenti e nella sua casa”. Così in quell’ambiente non ebbe la possibilità di fare miracoli (guarì soltanto pochi malati posando le mani su di loro). E si meravigliava del fatto che quella gente non avesse fede.

 

XIV domenica del tempo ordinario
L’incredulità caratterizza i credenti autosufficienti!
“Commento di don Franco Galeone”
(francescogaleone@libero.it)

Gesù è sfigurato dai suoi stessi credenti!
Nessuno è profeta nel suo paese, nella sua famiglia, nella sua chiesa! Gesù è stato maltrattato proprio da quelli che erano i più vicini a lui e a Dio. Si dice che l’amore renda ciechi, ma non è vero: è l’abitudine! Non dimentichiamo che questa verità vale anche per noi, perché noi siamo oggi la famiglia di Gesù, la chiesa di Gesù, noi siamo i dottori della legge, i proprietari della verità, i credenti per tradizione. Fu reciproca la delusione tra Gesù e i suoi: questa delusione è profezia di quanto avverrà sempre. “Neppure i suoi fratelli credevano in lui” (Gv 7,5); lo stesso Giovani Battista, suo cugino, ci mette trent’anni a riconoscerlo: “Io non lo conoscevo” (Gv 1,33), e finisce per inviare alcuni a chiedergli: “Sei tu il messia o ne dobbiamo aspettare un altro?” (Mt 11, 3). Gesù ha invano cercato la fede tra i farisei, gli scribi, i sacerdoti, i devoti, i laureati, i teologati di ieri e di oggi; l’ha trovata invece in abbondanza tra i peccatori, le donne perdute, gli ignoranti, i semplici, i piccoli; lo hanno fatto soffrire molto di più i fedeli che gli stranieri, più i credenti che i non-credenti, ed è stato crocifisso dalle autorità religiose e politiche della sua nazione. Quante persone si convertirebbero a Gesù se non fosse sfigurato da coloro che sono i suoi rappresentanti e quasi i suoi proprietari! E’ sempre tempo di conversione, ma se aspettiamo che “la chiesa” cambi, aspetteremo sempre: la chiesa non è una cosa diversa da noi cristiani, e se non cambiamo noi, è inutile accusare la chiesa o la gerarchia; la chiesa ci fa, ma anche noi facciamo la chiesa. La riforma deve iniziare a partire da ognuno di noi. Anche ai tempi di Gesù, bisognava lasciare fratelli e sorelle, padre e madre per seguirlo. Anche i dottori e i sacerdoti, i maestri e i teologi dovevano ritornare fanciulli, abbandonare le vecchie verità, imparare tutto di nuovo! I giovani protestano contro le ricchezze della chiesa, e hanno ragione, ma domandate loro come immaginano la loro vita, il loro matrimonio! I giovani criticano l’autoritarismo dei loro pastori, e hanno ragione, ma domandate loro se hanno raggiunto un’autodisciplina tale da fare a meno delle leggi! I giovani non sopportano più il fosso che si è scavato tra la fede e la vita, tra la chiesa e le masse, tra l’occidente opulento e il miserabile terzo mondo, e hanno ragione, ma domandate loro cosa aspettano a saltare il fosso! Se lo faranno, troveranno molti, pronti a riceverli, perché la chiesa, nonostante tutto, resta sempre una madre ed una maestra, e la santità non è mai mancata tra i suoi figli!

Dio viaggia sempre in incognito
Gesù ha vissuto per trent’anni in famiglia, con i genitori, i fratelli, le sorelle, in un villaggio, come tanti, come tutti; ha giocato, lavorato, pregato … e nessuno lo ha notato. E non dobbiamo pensare che lui si nascondesse! Colpa della nostra superficialità, della nostra abitudine. Questa esistenza umile, servizievole, fraterna, era la rivelazione del vero Dio. Dio si trovava a suo agio in quella piccola casa; Dio si esprimeva bene in quei gesti semplici, in quelle relazioni ordinarie. Profondità del mistero contenuto in ogni esistenza! Per osservatori superficiali come noi, gli uomini si assomigliano e si riciclano fino alla nausea: “Gli uomini sono tutti molto uguali, molto piccoli, molto rotondi, molto tolleranti, molto noiosi, tutti ingessati negli stereotipi collettivi della famiglia, della società, dello stato, della religione, e obbediscono tutti in gregge al motto del secolo: compiere il dovere” (F. Nietzsche). E invece ognuno di noi è un individuo meraviglioso, inesauribile, insostituibile! Che strana creatura è l’uomo: Dio si rivela bene attraverso un volto d’uomo, e a volte vi si incarna del tutto. Vero uomo e vero Dio! Ma attenzione: il vangelo ci avverte che i contemporanei di Gesù non hanno notato quella presenza. Gesù non poté fare nessun miracolo tra i suoi a motivo della loro incredulità. Noi a volte crediamo che le nostre aspirazioni più buone si scontrino contro gli egoismi degli altri, e invece il limite è soprattutto in noi stessi; chi è più generoso e attento va oltre il punto dove noi ci fermiamo delusi; chi ama non si stanca di camminare; chi ama vede meglio più alto e più avanti. E’ l’abitudine il pericolo maggiore: quelli che sono troppo abituati a noi finiscono per non guardarci più; è molto peggio che non averci mai visti: non si accorgeranno più di noi. Chi non sa, può ancora imparare, ma chi crede di sapere resta nell’ignoranza; chi non crede può ancora convertirsi, ma chi crede di credere, rischia di rimanere sempre ateo. La fede e l’amore sono il lievito che dilata e vivifica ogni esistenza.

Essere profeti, non cappellani di corte!
Gesù è stato in conflitto, un conflitto strutturale, con il “suo” mondo; Egli fu rifiutato dai suoi parenti, dai suoi concittadini di Nazaret. La sua pretesa di profeta contrastava con le sue umili origini: non era che un operaio, figlio di gente semplice, non aveva nessun titolo accademico da esibire! Tutti i teologi sembrano essersi sforzati di mettere in ombra le condizioni umane di Gesù, figlio dell’uomo, operaio non per esibizione ma per scelta, uomo semplice in cui non c’era bellezza né decoro, che è vissuto tra gli emarginati, e la cui presenza suscitava il rifiuto da parte di scribi, farisei, sacerdoti, che non gli riconoscevano nessun titolo per insegnare! I nostri teologi hanno sollevato Gesù a un tale livello di grandezza e divinità che non credere a lui è sicuramente prova di poca intelligenza o di cattiva fede. Invece, il mistero di Gesù resta nella sua cruda verità: Gesù era un semplice uomo in mezzo agli altri. Egli sta al di là della diversità tra il sacro e il profano; ha rifiutato le distinzioni tra sacro e profano, tra religioso e laico, e con questo ha scandalizzato i custodi della ideologia religiosa. E qui c’è un primo grande insegnamento: la responsabilità di chi perseguita i profeti non è di tipo individuale ma strutturale: è di gruppo. A perseguitare i profeti non sono i cattivi, ma le persone per bene, religiose, devote. Proprio le persone per bene alzano le pietre contro i profeti, perché esse hanno uno zelo sincero per difendere l’ordine stabilito, e il profeta appare come un sovversivo; esiste un rapporto non casuale ma causale tra profezia e persecuzione.

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