Vangelo di domenica 6 dicembre 2015

Esigenza di conversione.

Vangelo di Luca 3, 1-6

Era l’anno quindicesimo del regno dell’imperatore Tiberio. Ponzio Pilato era governatore nella provincia della Giudea. Erode regnava sulla Galilea, suo fratello Filippo sull’Iturèa e sulla Traconìtide, e Lisània governava la provincia dell’Abilène, mentre Anna e Caifa erano sommi sacerdoti. In quel tempo Giovanni, il figlio di Zaccaria, era ancora nel deserto. Là Dio lo chiamò. Allora Giovanni cominciò a percorrere tutta la regione del Giordano e a dire: ‘Cambiate vita e fatevi battezzare, e Dio perdonerà i vostri peccati’. Si realizzava così quel che sta scritto nel libro delle profezie di Isaia: Una voce grida nel deserto: Preparate la via del Signore, spianate i suoi sentieri. Le valli siano tutte riempite, le montagne e le colline abbassate. Raddrizzate le curve delle strade, togliete tutti gli ostacoli. Allora tutti vedranno che Dio è il salvatore.

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Domenica 6 dicembre 2015
Seconda Domenica di Avvento (C)
ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!
“Commento di don Franco Galeone”
(francescogaleone@libero.it)

* L’evangelista Luca situa le vicende di Gesù in una precisa cornice storico-geografica. La sua non è una moda letteraria, ma è un insegnamento teologico: il centro della storia non è Roma o Gerusalemme, ma Dio. La storia della salvezza (kairòs) si innesta nella storia dell’uomo (krònos), ma ne provoca, al tempo stesso, una svolta decisiva e imprevista. Con la nascita di Cristo comincia davvero un’altra storia e un’altra geografia! “Ecco, Io faccio nuove tutte le cose!”. Proviamo a mettere a fuoco questi personaggi storici di cui scrive Luca. Anzitutto l’imperatore romano Tiberio, figlio adottivo di Augusto e suo successore. A lui si associa, come emblema del potere romano in Palestina, Ponzio Pilato, governatore della Giudea. Dopo questi due personaggi imperiali, Luca fa sfilare alcuni reucci giudei, chiamati “tetrarchi”, un termine greco che indica la sovranità sulla quarta parte del regno di Erode il Grande (?). Il primo è Erode Antipa, figlio di Erode il Grande: egli governava la Galilea, e sarà lui ad assassinare il Battista. Il secondo è suo fratellastro Filippo, responsabile di un paio di province a settentrione. Il terzo è Lisania, principe di una zona montagnosa vicino il Libano. A questo punto, Luca presenta le due massime autorità religiose giudaiche: il sommo sacerdote scaduto Anna (diminutivo di Giovanni), deposto dai romani, ma in realtà vera e propria eminenza grigia a Gerusalemme. La carica di sommo sacerdote era tenuta dal suo genero, Caifa; entrambi saranno coinvolti nel processo di Gesù. Grazie a tutti questi personaggi storici, Luca ci offre un Gesù storico, incarnato. Non un’esperienza mitica o mistica, ma reale e verificabile. E’ “l’irruzione del divino nella storia”, come scriveva il filosofo danese Kierkegaard: i due mondi dell’uomo e di Dio, della terra e del cielo sono entrati in contatto, non per un’esplosione ma per un abbraccio.

* Giovanni il Battista invita a conversione gli ebrei di ieri e gli uomini di oggi. Noi forse ascoltiamo questo invito come se riguardasse i “lontani”. Noi, praticanti, messa tutte le domeniche, osservanza regolare dei dieci comandamenti, elemosine ai poveri e l’8 per mille alla chiesa … ci consideriamo già dei convertiti. Convertirmi io, nato e vissuto nella religione dei miei padri, diplomato e laureato all’università cattolica? Io cambiare testa, capovolgere i valori, pensare con un’altra logica, invertire la rotta? Sì, se vogliamo prendere sul serio le parole di Giovanni il Battista, che invita a raddrizzare le strade della vita, ad abbassare i monti dell’orgoglio, a colmare i vuoti di una vita banale, a passare dal “cristiano della domenica” al “cristiano a tempo pieno”, a entrare nel deserto della preghiera, dove tacciono i potenti e le sirene, a valorizzare quelle cose che valgono in eterno e non quelle che si autocombustionano. Che scoperte dolorose e felici vedere che, attorno a noi, molti cristiani si sono già convertiti, come quella coppia che aveva già tre figli e ne ha adottato un quarto in affidamento! Come quell’amico che dedica molte ore del suo tempo libero a chi soffre! Come quella famiglia che invece di mettere i “vecchi” nell’ospizio, ne ha fatto il centro della casa e degli affetti! Sono loro, questi convertiti sconosciuti e feriali, a parlarci nel Vangelo di questa domenica. Se coloro che si professano cristiani si convertissero, il mondo migliorerebbe in poche ore!

* Il più grande paradosso della storia: quando Dio si è manifestato nel popolo che egli preparava da duemila anni, quasi nessuno lo riconobbe. Nessuno può fare affidamento sulle strutture religiose. I nostri “fratelli maggiori” credevano da tanto tempo che alla fine si trovavano un idolo vuoto, pregavano da tanto tempo che alla fine recitavano solo parole, attendevano da tanto tempo che alla fine erano sicuri che niente avrebbe sconvolto le loro abitudini. Gli ebrei avevano sinagoghe, un tempio magnifico, libri sacri, pratiche innumerevoli, sacerdoti validi, un culto eccellente, un insegnamento religioso organizzato … ma erano addormentati sulle strutture, non sono arrivati puntuali all’appuntamento di Dio. Credevano nella religione e nei sacerdoti, ma Dio era in mezzo a loro ed essi non credevano in lui. Anche noi: abbiamo una gerarchia imponente, chiese costose, artistiche e spesso sproporzionate al numero dei fedeli, una letteratura cristiana abbondante, sette sacramenti, un credo teologicamente perfetto, dieci comandamenti divini … Ma la verità è questa: nessuna struttura, per santa che sia, può salvare di per se stessa. Anche la Scrittura, ispirata da Dio, diventa lettera morta e uccide se non viene letta e ascoltata con fede. Lo stesso Cristo, salvava solo quelli che lo accostavano con fede, altrimenti era pietra di scandalo. La nostra religione, trasmessa, tradizionale, abitudinaria, può essere il più grande ostacolo della nostra vita. Quando si legge questo, qualcuno pensa: via le strutture, niente leggi e prediche, niente sacramenti e sacerdoti! E’ sbagliato! Le strutture sono indispensabili ma vanno animate. Certamente una chiesa senza amore ripugna, ma un vero amore produce anche la vera chiesa. Non c’è matrimonio senza amore, ma un vero amore crea anche un vero matrimonio. Questo è un avvertimento grave per noi che presumiamo di appartenere a Cristo solo perché siamo battezzati. Giovanni il Battista ci avverte: “Non cominciate a dire dentro di voi: siamo di famiglia per bene, sono stato educato in un collegio cattolico, iscritto all’albo dei professionisti cattolici … Nessuno sarà salvato se non nasce di nuovo, se in ogni età non si apre a Cristo con la semplicità del bambino. La vecchiaia non serve a Dio, anzi, l’uomo vecchio è condannato!”. L’uomo nasce vecchio, bisogna che muoia bambino! Se questa è la verità, allora ha ragione sant’Agostino: “Molti che sembrano dentro la chiesa, in realtà sono fuori!”.

Eucaristia del Signore, rito romano, lingua originale di Gesù di Nazaret.
Un tempo forte di spiritualità, per riflettere sul profeta Isaia. Queste la date:

2015: 26 dicembre;
2016: 30 gennaio; 27 febbraio; 26 marzo; 30 aprile; 28 maggio; 25 giugno.
אִמְרוּ֙ לְנִמְהֲרֵי־לֵ֔ב חִזְק֖וּ אַל־תִּירָ֑אוּ הִנֵּ֤ה אֱלֹֽהֵיכֶם֙ ה֥וּא יָב֖וֹא וְיֹשַׁעֲכֶֽם׃

Dite agli smarriti di cuore: Coraggio! Non temete!
Ecco il vostro Dio! Egli viene e vi salverà (Is 35,4).
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