Vangelo di domenica 7 Gennaio 2018

DOMENICA 7 GENNAIO 2018
La condivisione per essere credibili
Vangelo di Marco 1,7-11

Alla folla egli annunziava: ‘Dopo di me sta per venire colui che è più potente di me; io non sono degno nemmeno di abbassarmi a slacciargli i sandali. Io vi battezzo soltanto con acqua, lui invece vi battezzerà con lo Spirito Santo’. In quei giorni, da Nàzaret, un villaggio della Galilea, arrivò anche Gesù e si fece battezzare da Giovanni nel fiume. Mentre usciva dall’acqua, Gesù vide il cielo spalancarsi e lo Spirito Santo scendere su di lui come una colomba. Allora dal cielo venne una voce: ‘Tu sei il Figlio mio, che io amo. Io ti ho mandato’.

I vissuti quotidiani, le esperienze personali, associative, culturali, politiche, di fede in questo tempo di intensa complessità ci istruiscono su come sia fondamentale partecipare, ascoltare, condividere per poter parlare e comportarsi in modo credibile.
Gesù di Nazaret di cui da poco abbiamo vissuto la memoria della nascita ha vissuto la condivisione con le condizioni di rifiuto, di povertà, di marginalità fin dall’inizio: l’obbligo del censimento è espressione dell’impero romano che invade ed opprime; la stalla è luogo per chi è straniero, sconosciuto, ai margini; la vicinanza dei soli pastori conferma la lontananza e il disprezzo delle classi dirigenti per quegli uomini girovaghi che vivono con le bestie dei cui odori sono impregnati.
Dopo breve tempo il piccolo Gesù è costretto a fuggire in braccio a sua madre Maria, sull’asino che Giuseppe conduce fino nel lontano Egitto perché Erode vuole ucciderlo e per questo fa sterminare i bambini al di sotto dei due anni. Quei bambini che papa Francesco ha ricordato il giorno di Natale: del Medio Oriente, Israeliani, Palestinesi, della Siria, dell’Iraq, dello Yemen, del Sud Sudan, della Somalia, del Burundi, nella Repubblica del Congo, in quella del Centrafrica, della Nigeria, del Venezuela, dell’Ucraina; i bambini a cui è stata rubata l’infanzia, obbligati a lavorare fin da piccoli o arruolati come soldati da mercenari senza scrupoli. Gesù è nei molti bambini costretti a lasciare i propri paesi, a viaggiare da soli in condizioni disumane, facile preda di trafficanti di esseri umani. Gesù nei bambini incontrati da papa Francesco nell’ultimo viaggio in Myanmar e Bangladesh.
Gesù è cresciuto a Nazaret in una situazione in cui lavoro, apertura agli altri, condivisione, preghiera sono state dimensioni fondamentali.
Quando circa trentenne sente giunto il momento della vita pubblica, dell’annuncio in parole e segni del Regno di Dio, cioè del sogno di Dio di un’umanità giusta, fraterna, in pace, si reca sulle rive del fiume Giordano dove il profeta Giovanni il battista, suo cugino, invita in modo appassionato a convertirsi , cioè a cambiare vita ad impegnarsi per cercare di affermare verità, giustizia, autenticità nel rapporto con Dio e con gli altri. I Vangeli (oggi Marco 1,7-11) narrano il battesimo di Gesù.
Sorge una domanda: perché Gesù si è mescolato fra la gente del popolo che accorreva per ascoltare Giovanni e vivere con lui il rito del battesimo?
Per manifestare pubblicamente, fin dall’inizio della sua vita pubblica la condivisione con le sorti dell’umanità, quella che fin dalla nascita aveva sperimentato e quelle quotidiane a cui si renderà continuamente disponibile: con i bambini trascurati, le donne sottomesse, i malati emarginati perché considerati puniti da Dio, i peccatori scomunicati dalla religione del tempio, la gente del popolo considerata inferiore e disprezzata dalle classi dirigenti.
Gesù esprime una scelta programmatica riguardo a Dio. Dove sta Dio? Nel tempio, nei riti, nel cielo, al di sopra o in parte? No, Dio sta in mezzo, vive la compassione, accoglie, ascolta, perdona, guarisce, comunica fiducia, coraggio e sostegno.
Su quell’uomo sconosciuto venuto da Nazaret, non riconoscibile per nessuna altro segno se non la sua umanità, scende dal cielo lo Spirito e una voce che lo indica come il Figlio amato e inviato.
Anche noi possiamo comunicare chi siamo, ciò in cui crediamo, ciò che ci anima e orienta, solo attraverso la nostra umanità, il nostro essere donne e uomini.
Da: Centro Balducci

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