Vangelo di Domenica 8 Novembre 2015

Coerenza fra parole e azioni

Vangelo di Marco 12,38-44

Mentre insegnava, Gesù diceva alla gente: “Non fidatevi dei maestri della legge, i quali si preoccupano di passeggiare rivestiti di abiti solenni, di essere salutati in piazza, di avere i posti d’onore nelle sinagoghe e nei banchetti. Essi portano via alle vedove tutto quello che hanno e intanto, per farsi vedere, fanno lunghe preghiere. Ma riceveranno un castigo severo”. Gesù andò a sedersi vicino al tesoro del tempio, e guardava la gente che metteva i soldi nelle cassette delle offerte. C’erano molti ricchi i quali buttavano dentro molto denaro. Venne anche una povera vedova e vi mise soltanto due piccole monete di rame. Allora Gesù chiamò i suoi discepoli e disse: “Vi assicuro che questa povera vedova ha dato un’offerta più grande di quella di tutti gli altri! Infatti gli altri hanno offerto quello che avevano d’avanzo, mentre questa donna, povera com’è, ha dato tutto quello che possedeva, quello che le serviva per vivere”.

 

XXXII domenica del tempo ordinario (B)
Dare ciò che si “è” vale più che dare ciò che si “ha”!
“Commento di don Franco Galeone”
(francescogaleone@libero.it)

Il vangelo è un imperativo, non una consolazione!
Gesù, quando esalta la vedova di Sarepta e la contrappone ai ricchi, completa la sua polemica contro i farisei. Sarepta era una città del Libano, quindi una regione fuori Israele, straniera, con tutto ciò che questo significava per gli ebrei. Lo straniero non era neppure considerato “prossimo”; la vedova, peggio ancora: era una donna senza identità, senza ruolo, senza valore. Questa vedova straniera riceve, a differenza di tutte le altre donne di Israele, un segno dell’amore di Dio. È la solita contrapposizione tra i disegni di Dio e la mentalità degli uomini. I laureati e i teologati possono anche fare un’esercitazione retorica sulla grandezza spirituale della vedova straniera, ma non direbbero mai: E allora questa vecchietta prenda il nostro posto, ci parli, l’ascolteremo con umiltà. La verità è che i dotti continuano a tenersi la parola! Questa vecchietta suscita simpatia, ma non turba la loro mentalità. Questa mistificazione è frequente tra i cristiani, ecco perché la rivoluzionaria rivelazione del vangelo viene diluita, diventa elemento di stabilità: i primi restano i primi e gli ultimi restano gli ultimi; in compenso diamo loro la consolazione che Dio li preferisce e che nell’altro mondo saranno più premiati!
Il credente “ad-tende”, cioè si impegna
Il credente attende che venga l’altro mondo, ma si impegna perché questo mondo cambi, qui e ora, secondo le prospettive del vangelo. Non si limita alla compassione e all’augurio che Dio passi tra i poveri con le mani piene di regali, in versione Santa Claus o Babbo Natale, ma prepara una società in cui non ci siano i poveri. Questa esigenza è ormai recepita ufficialmente nella riflessione dei credenti, a partire dal Concilio e portata avanti con grande coraggio da papa Francesco. Questo significa che oggi è possibile realizzare quanto ieri sembrava utopia. Qualche esempio: i credenti hanno affermato, e con sincerità, che uomo e donna dinanzi a Dio sono uguali, poi però sul piano storico hanno affermato che per natura sono diversi: l’uomo è più importante della donna, la donna sposata più della non sposata, la donna con marito più della vedova. Quando i tempi maturano, i credenti devono impegnarsi perché si realizzi la santa parola di Dio, nel corpo della storia e non nel cielo dei sogni. Altrimenti il vangelo resta una dilettazione archeologica, che non scontenta nessuno. Il vangelo, pur non essendo un libretto di politica o un manuale di economia, resta però sempre un progetto di vita, dentro cui collocare e giudicare tutti i progetti politici e sociali.
L’economia divina così diversa dalla nostra!
Due povere vedove sono al centro delle letture di questa domenica: generose, silenziose, una in contrasto con l’empia regina Gezabele, l’altra con i superbi farisei. La divisione ricchi/poveri è un procedimento comune nella Bibbia, ma attenzione: non basta essere vedove per andare in paradiso, né essere ricchi per andare all’inferno. Il Signore non guarda lo stato civile o i conti in banca, ma lo stato del cuore. Gesù, dopo avere demolito questa religiosità ipocrita (momento negativo), si preoccupa di mostrare il ritratto del vero credente, e lo fa con il commovente bozzetto della vedova (momento positivo). Niente di più spregevole della donna nell’antichità, e molto di questo odio è passato dall’orfismo al pitagorismo, da Platone al cristianesimo; se poi la donna era anche vedova e con figli, allora l’emarginazione era completa. Ma a Gesù non sfugge nulla, neppure i due spiccioli di questa vedova, che è entrata per sempre nel vangelo, in questo libro dei piccoli, degli sconosciuti, degli innominati, che però sono grandi davanti a Dio. Con ironia graffiante, Gesù colpisce gli atteggiamenti boriosi e arroganti di questi sacri pavoni, già definiti altrove “sepolcri imbiancati … razza di vipere”: parole durissime, indirizzate ai farisei di ieri e di oggi, dell’ebraismo e di ogni religione.
Nel tempio di Gerusalemme c’era una stanza, detta del Tesoro, che all’esterno aveva come delle trombe, nelle quali cadevano le monete delle offerte; un sacerdote era incaricato di ricevere le offerte e di firmare una ricevuta all’offerente: una nobile gara, un’asta religiosa a chi offriva di più, tra l’ammirazione del pubblico! Lascio immaginare a voi l’ironia, la fretta, il fastidio del sacerdote davanti agli spiccioli di quella vedova. Ma qui cominciano per i discepoli e per noi le novità, le sorprese di questa scandalosa economia divina, i cui conti sono totalmente diversi dai nostri:
▪ questa della ricchezza è una delle grandi e continue tentazioni: anche Gesù ne fu tentato, e tutti, “in capite et in membris” siamo invitati a riflettere e a convertirci; gli ultimi scandali nella chiesa ci ricordano che questa “avarizia” è sempre in agguato: più si è in alto e più si è in pericolo;
▪ donando entrambi gli spiccioli, la vedova diventa modello di generosità; Gesù lo dice chiaro: “tutto quanto aveva per vivere”; la vedova avrebbe fatto bene a tenere almeno uno spicciolo per sé; se avesse chiesto consiglio a qualche direttore prudente, sarebbe stata invitata a non esagerare; per fortuna la donna ha dato ascolto solo al suo cuore; è la celebrazione della fiducia, della speranza; altro che dare ai poveri o ai terremotati i nostri avanzi, i nostri vestiti consumati, che ci permettono di rinnovare il guardaroba e di sentirci buoni in coscienza!
▪ davanti a Dio, l’offerta della vedova avrà più valore delle generose donazioni e lasciti dei potenti e dei ricchi della terra, che ieri e oggi vogliono perpetuare il loro ricordo “umano, troppo umano” facendo costruire chiese e mausolei, ospedali e ospizi con l’immancabile targa e lapide celebrativa. Donare alla chiesa, ai poveri, è un bel gesto, purché sia circondato di pudore e di silenzio: “Non sappia la tua destra … Non suonare la tromba …”. Ricordiamola questa vedova: il suo dono è insignificante, ma è un dono totale, non solo dona a Dio, ma “si dona a Dio”.

NB. Per quanti sono interessati, ricordo che ogni ultimo sabato, a partire dal 31 ottobre, riprenderà la celebrazione dell’Eucaristia in lingua originale del Signore, secondo il rito cattolico, presso la Sala G. Moscati (Parrocchia “Buon Pastore”- Caserta), alle ore 17.00. Queste le date:

2015: 28 novembre; 26 dicembre;
2016: 30 gennaio; 27 febbraio; 26 marzo; 30 aprile; 28 maggio; 25 giugno.

Un tempo di forte spiritualità
per riflettere sul profeta Isaia

אִמְרוּ֙ לְנִמְהֲרֵי־לֵ֔ב חִזְק֖וּ אַל־תִּירָ֑אוּ הִנֵּ֤ה אֱלֹֽהֵיכֶם֙ ה֥וּא יָב֖וֹא וְיֹשַׁעֲכֶֽם׃

Dite agli smarriti di cuore: Coraggio! Non temete!
Ecco il vostro Dio! Egli viene e vi salverà (Is 35,4).
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