Vangelo di Domenica 9 Novembre 2014

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 2,13-22.

Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco.
Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi,
e ai venditori di colombe disse: «Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato».
I discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divora.
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?».
Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere».
Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?».
Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

 

Dedicazione della Basilica Lateranense
Il vero culto è l’offerta di sé a Dio
“Commento di don Franco Galeone”
(francescogaleone@libero.it)

Il palazzo del Laterano, proprietà della famiglia imperiale, diventò nel IV secolo abitazione privata del Papa; all’inizio fu una festa della sola città di Roma, poi la celebrazione fu estesa alle Chiese di rito romano per onorare la «Chiesa-madre di tutte le chiese». Unendosi alla Chiesa romana, le Chiese di tutto il mondo oggi le riconoscono la «presiden¬za della carità», di cui parlava Ignazio di Antiochia. Lo stesso avviene per la festa della dedicazione della Chiesa cattedrale di ogni diocesi, alla quale sono «legate» tutte le Parrocchie che ne dipendono. Ogni Chiesa è dedicata a Dio, e intende esaltarlo; la sigla DOM (Deo Optimo Maximo) campeggia sui frontoni degli edifici sacri. Quella di oggi è una festa del Figlio di Dio che si è fatto uomo, ha messo la sua tenda tra noi; Gesù risorto è presente nella sua Chiesa: ne è il capo. Le Chiese di pietra sono un segno di questa presenza di Gesù: è lui che ivi parla, dà se stesso in cibo, presiede la comunità rac¬colta in preghiera. A che titolo noi cristiani diamo tanta importanza alla Chiesa, se ognuno di noi può adorare il Padre «in spirito e verità» nel proprio cuore? Perché questo obbligo di recarci in Chiesa ogni domenica? La risposta è che Gesù Cristo non ci salva separatamente gli uni dagli altri; egli è venuto a formarsi un popolo, una comunità di persone, in comunione con lui e tra di loro. Il nome ecclesia vie¬ne proprio da questo fatto: dall’essere il luogo dove si riuniscono «i chiamati» da Dio in Gesù Cristo. L’e¬dificio ecclesiale è il luogo privilegiato in cui poter fare anche oggi l’esperienza del sacro. Quante persone hanno incontrato Dio sempli¬cemente entrando un giorno in una Chiesa! Una di queste è il poeta Paul Claudel che ritrovò la fede, entrando una sera nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi, mentre si cele¬bravano i vespri: «Tutta la fede della Chiesa entrò in quel momento dentro di me». Per questo è necessario preservare, o restituire, alle nostre chiese il clima di silenzio, di rispetto e di compostezza che si addice loro. «La mia casa è casa di preghiera». Bisogna stare attenti a non «profanare» la Chiesa. Ogni parola inutile, detta ad alta voce come se si fosse sulla pubblica piazza, specie durante le fun¬zioni, è un’offesa alla santità del luogo, e diminuisce la capacità che esso ha di favorire l’incontro con Dio. Un profondo silenzio al momento della consacrazione parla, a volte, più eloquentemente che non tutte le parole.

La frusta: l’ottavo sacramento!
E’ tra gli episodi che più ricordiamo – quello di Gesù che caccia i mercanti dal Tempio – sia per la sferzante energia delle sue parole e dei suoi gesti, sia per la somma di insegnamenti che quelle frustate racchiudono. Molto importante, quello contro il mercimonio della cose sacre (ci sarà una parola per questo: la simonia), e quello contro chi pretende di mettersi in pace con la coscienza, mediante l’osservanza esteriore del culto o con l’alibi delle offerte materiali. Il rapporto con Dio non si mercanteggia, e consiste essenzialmente nell’adorare Dio “in spirito e verità”. Un anno, un mio amico, laico e onesto, dopo avere ascoltato questo vangelo di Giovanni, mi disse con affettuosa ironia: “Don Franco, voglio vedere come voi preti commentate questo episodio che vi riguarda tutti da vicino”. Ha ragione quel mio amico, ma la verità è molto più complicata e coinvolge tutti, preti e laici. E’ vero però che i peggiori nemici del cristianesimo vanno individuati non fuori ma dentro i sacri recinti. La Chiesa è impotente contro i nemici interni; contro questi è necessaria la frusta!
Oggi, la Chiesa sta rivalutando sempre più questo “ottavo sacramento”: il ritorno ad una Chiesa povera non è più opera di pochi temerari, ma viene incoraggiato da tutto il magistero dell’ultimo Concilio, soprattutto da Papa Francesco. Abbiamo compreso, dopo venti secoli:
▪ che abbiamo “ammucchiato troppe cose intorno a Cristo, nella sua casa, sui suoi altari, persino sulla sua parola, credendo di fargli onore” (P. Mazzolari);
▪ che tante forme di prestigio, di precedenze, di titoli, di lustrini, di paludamenti, di patacche hanno semplicemente allontanato i fedeli da Dio (Y. Congar);
▪ che il manto regale messo addosso agli uomini di Chiesa e tante altre acconciature non hanno alcun valore religioso: sono infiltrazioni mondane sacralizzate lungo i secoli (T. Gauthier).
Questo racconto di Giovanni interessa anche i laici. Alcuni fedeli vanno in Chiesa solo per comperarsi un pezzo di paradiso a buon mercato con una messa la domenica e relativa elemosina. Una mentalità che merita solo frustate! Altri vanno in Chiesa solo nel momento del pericolo, e guai a Dio se non risponde subito al nostro SOS. Una mentalità che merita solo frustate! Con i santi, poi, peggio ancora! Abbiamo un lungo elenco di santi del pronto soccorso, ognuno addetto ad un settore: dalle malattie di gola ai pericoli di esami, dagli oggetti smarriti ai problemi di cuore, dai viaggi in macchina ai casi impossibili! Naturalmente, niente gratis: paghiamo il disturbo con una candela accesa, un ex voto, un pellegrinaggio, un’offerta … Una mentalità che merita solo frustate! Cosa avviene dopo le frustate di Gesù ai mercanti? L’evangelista Matteo dice che nel Tempio rientrarono “ciechi e zoppi e Gesù li guarì” (Mt 21,14). Un particolare molto importante: il Tempio è profanato dai mercanti ed è riconsacrato dai poveri; quando il Tempio ha cessato di essere un sacro mercato, i poveri vi entrano come in casa propria!

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