VEGLIA DEL GIOVEDI’ SANTO

VEGLIA DEL GIOVEDI’ SANTO

“…come ho fatto io, fate anche voi…”

Cancello ed Arnone (Redazione) – In questi giorni sono molte le persone che nel nostro paese, ma sicuramente in tutti i paesi di religione cattolica, si ritrovano dinanzi all’altare per meditare sulla passione di Cristo. Attraverso tre specifici momenti dei suoi  ultimi giorni (cioè la lavanda dei piedi, l’istituzione dell’eucarestia e la veglia nel Gtsemani). Ogni uomo è invitato a pregare intensamente per scoprire cosa ha da dire il Signore ad ognuno di noi. Con l’aiuto dello Spirito Santo chiediamo che le parole che sentiremo possano scuoterci e spingerci ad una vera conversione del cuore e non scivolarci addosso come troppo spesso accade nella vita di ognuno di noi.

LA LAVANDA DEI PIEDI – IL SERVIZIO

Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora  di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle man e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto. Pietro Non vuole: “Signore, tu lavi i piedi a me?” Ma il Maestro lo convince: olo così potrà “aver parte” con Lui, cioè potrà essere in Comunione con Lui. Dopo aver lavato i piedi a tutti, si siede e dice: “Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri… Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica.

Il servizio reciproco, l’amore vicendevole che Gesù insegna con questo gesto, è dunque, una delle beatitudini insegnate da Gesù. L’evangelista Giovanni ricorda altre due beatitudini: quella della fede, per la quale chiama beati quelli che credono senza vedere, e quella dell’amore, per la quale sono beati coloro che si amano a vicenda.

Il gesto della lavanda dei piedi è, infatti una illustrazione chiara, concreta ed efficace del comandamento dell’amore: Gesù vuol dare ai suoi discepoli un insegnamento di quell’umiltà he è base dell’amore. Egli lavando i piedi, diventa immagine e trasparenza del Padre; dice chi è Dio: Dio è Amore. Con la lavanda dei piedi, Gesù mostra chiaramente che non è venuto per essere servito ma per servire; ciò che Gesù compie non è un atto isolato di amore ed umiltà, ma il simbolo di tutta la sua condotta, del suo amore che arriva fino al dono della vita.

“Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri”. Proprio perché Gesù è il Signore e il Maestro, il suo esempio diventa norma per i suoi. La comunità cristiana è invitata a farne la regola d’oro della propria vita. Gesù lo esprimerà come legge fondamentale della Chiesa: il discepolo deve amare i suoi fratelli  come lui stesso ci ha amati. Realizzare ciò che Gesù ci ha comandato significa comprendere che la nostra vita di cristiani ha senso se viviamo “per” gli altri, se concepiamo la nostra esistenza come un servizio ai fratelli, se impostiamo tutta la nostra vita su questa base.

 

L’EUCARESTIA

Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Prendete, questo è il mio corpo”. Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse: “Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza, versato per molti”.

Che cos’è questa vita eterna di cui ci parla Gesù? La definizione l’ha data lui stesso. La vita eterna è conoscenza di Dio. Dio si comunica con me e comunicandosi mi dà la sua conoscenza, come io comunicandomi con Lui, racconto le mie cose… a Lui che sa già tutto di me.

Ma che io racconti a Lui le mie cose e mi faccia conoscere non è molto importante, perché Lui mi ha preceduto da sempre e non ha bisogno che io parli per conoscermi. Ben più importante è che Lui mi racconti le sue cose e mi parli di quel regno da cui viene e a cui devo andare seguendo Lui che è la via.

Il sacramento mi reca la conoscenza di Dio, il mangiare Cristo come cibo di vita eterna mi fa divenire consanguineo di Lui, somigliante a Lui, come intimo del Padre.

Lui viene a noi ma noi dobbiamo andare a Lui. Lui si dà in cibo e noi dobbiamo darci in dono. Non i può ascoltare il “si” di Dio, senza offrirgli il nostro “si”. Il “si” di Dio è il sacramento; il nostro “si” è la preghiera. Il sacramento agisce, vivifica, feconda solo se tu sei vivo, ed esser vivi significa credere, sperare, amare e pregare.

 

LA VEGLIA

Giunsero intanto a un podere chiamato Getsemani ed Egli disse ai suoi discepoli: “sedetevi qui, mentre io prego”. Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Gesù disse loro: “la mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate”. Poi, andato un po’ innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da Lui quell’ora. E diceva: “Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che tu vuoi”. Tornato indietro, li trovò addormentati e disse a Pietro: “Simone, dormi? Non ei riuscito a vegliare un’ora sola? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto ma la carne è debole”. Allontanatosi di nuovo, pregava dicendo le medesime parole. Ritornato li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano appesantiti e non sapevano che cosa rispondergli. Venne la terza volta e disse loro: “Dormite ormai e riposatevi! Basta, è venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino”. (Mc 14, 32-42)

Gesù non chiese parole di conforto ai suoi amici, ma chiese loro di essere presenti, con una presenza speciale: la preghiera. Ora anche a  noi viene chiesta questa vicinanza con il Signore: offrire noi stessi nel silenzio e nella preghiera.

La Veglia del Giovedì Santo ci porta a riflettere su tre momenti ben precisi della passione di Cristo e sul significato che hanno ancora oggi per noi: la lavanda dei piedi è immagine del servizio umile e generoso che Dio ci chiede di esercitare nel mondo; l’ultima cena, rivissuta ad ogni eucarestia che viene celebrata, ci ricorda che Cristo non ci ha lasciati soli ma si è fatto pane per noi; l’orto degli Ulivi ci ammonisce che la preghiera dovrebbe costituire l’alimento principale della nostra vita spirituale, se vogliamo sempre di più conformarci al nostro modello, cioè a Cristo.

 

Dal libro di Don Sabatino Sciorio “DEVOZIONE E CANTI”

 

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