VIAGGIO NELL’ARMONIA VERSO L’ORIGINE

Con la Musica e la Storia il percorso  di Alessandro Sabatini nel ritorno a casa

di  Mira Carpineta

Villa Santa Maria (in provincia di Chieti) è uno dei tanti bellissimi borghi della nostra regione, ricco di Storia e di Cultura, dove ha sede, tra l’altro, una antica e prestigiosa scuola di alta gastronomia che ha formato molti famosi chef. Ma a Villa Santa Maria ha mosso i suoi primi passi, nascendovi, un giovane e brillante manager aziendale, Alessandro Sabatini, che ne ha respirato profondamente i valori dell’Arte e delle tradizioni .

La vita e il lavoro lo hanno poi portato lontano, in quel di Sulmona dove esprime da anni le sue passioni per la Musica, La Storia e la Cultura. Direttore del Coro della Cappella Pamphiliana della Cattedrale di Sulmona,                              ai concerti accompagna anche la divulgazione della memoria del patrimonio storico e antropologico dei suoi amati territori,  con conferenze, ricerche e video.

Alessandro, dove e come nasce la tua passione per la Musica, la Storia e le tradizioni del tuo paese?

La mia passione per la musica affonda le radici nell’infanzia. In una piccola comunità come Villa Santa Maria, la parrocchia rappresenta l’istituzione aggregativa e talvolta formativa delle generazioni. Grazie al parroco, musicista, che aveva intercettato la mia passione, ho potuto coltivare l’amore per la musica che poi ho consolidato con percorsi curriculari. Da ragazzino ero scarsamente incline a trascorrere i pomeriggi giocando a calcio. Preferivo di gran lunga dedicare il tempo ad una vecchia tastiera sulla quale mi                              era possibile esercitare la curiosità musicale e le vecchie suppellettili tipiche delle sagrestie dove erano conservati antichi messali e i registri parrocchiali, autentici depositari della storia quotidiana della mia comunità attraverso i secoli. Quei pomeriggi invernali tra il pentagramma e i carteggi in latino hanno segnato per sempre la mia storia umana!

Cos’è la musica per te?

“la musica è il linguaggio che meglio intende il Signore!”. Questa è una famosa citazione del Card. Robert Sarah ripresa da uno scritto del Maimonide. Credo di non avere mai udito una considerazione più vera sulla musica. La musica è il sangue universale che scorre nelle vene dell’umanità!

Il Coro della Cappella Pamphiliana, racconta…

Nel 2006 arrivai a Sulmona per lavoro. Provenivo da Vasto dove nel tempo libero mi occupavo della

direzione del Coro Polifonico San Paolo. Dopo qualche tempo venni contattato dall’allora Vescovo, Mons. Giuseppe Di Falco, che mi affidò l’incarico di Maestro di Cappella della Cattedrale di Sulmona. L’incarico prevedeva la cura di tutti gli aspetti musicali del maggiore tempio della Diocesi nonché la direzione del Coro della Cappella Pamphiliana. Il rapporto con il coro è una appassionata “storia d’amore” attraverso lo studio costante, l’incontro con i cantori nelle prove settimanali, nei riti della Cattedrale e nei concerti.

Sociologicamente il coro è la palestra dove ogni individuo rinuncia ad una porzione della propria individualità per perseguire un risultato collettivo più importante. Nel coro ogni cantore è davvero uguale all’altro. Nessuno può primeggiare, pena la compromissione della bellezza finale! La Cappella Pamphiliana è il “luogo vivo” dove posso personalmente esprimere la mia creatività che si spinge sia alla ricerca di nuovi linguaggi musicali che di nuove forme di gestione della relazione umana. E’ uno spazio di persone che si

allenano a creare una “comunità musicale” fondata sul rispetto, sulla diversità e soprattutto

sull’affinamento del gusto attraverso lo studio e il sacrificio: “la bellezza salverà il modo”. La Cappella Pamphiliana è una perla culturale della città di Sulmona ed è erede di una tradizione musicale radicata fin

dal XVIII secolo. Attualmente ha al suo attivo prestigiosi concerti, tra i quali quello privato a Sua Santità Benedetto XVI nonchè la partecipazione a rassegne e concorsi nazionali ed internazionali.

Cosa cerca nella Storia e nella musica Alessandro Sabatini?

Se la musica è il sangue dell’umanità la storia ne è lo scheletro. Attraverso la musica emerge la componente

emozionale dell’uomo unita alla necessità intima della ricerca di sé stessi: la musica attiva la componente intima dell’individuo e ne diventa il canale preferenziale. Nei momenti di gioia ma maggiormente nei momenti dolorosi la musica diventa il veicolo che amplifica i sentimenti. A chi non è mai capito di cercare una canzone in un momento di allegria o di sofferenza? La musica diventa l’interprete delle emozioni ed il

ricordo del momento specifico, accompagnato da una sorta di colonna sonora, resta fermo nella memoria talvolta associato ad una musica.

Cosa diversa invece è per la storia che è l’elemento antropologicamente oggettivo; ci mette in

relazione con gli altri, scavalca la dimensione intima ed emozionale e ci spinge alla scoperta dell’altro, di chi ci ha preceduto, di chi ci ha consegnato questo tempo attuale. Mi porto sempre dietro una frase che ripeteva spesso il prof. Benito Lanci, insigne pedagogista: “noctesque diesque in originem nostram

intuendum esse” che  può essere tradotta  più o meno con “che sia notte o sia giorno bisogna fare                                   sempre riferimento alle nostre origini”.  Non è forse così?

Quanto sono importanti per te le  origini?

Le origini sono sovente associate alla poetica immagine delle radici di un grosso albero.

Infatti le origini ci tengono ancorati al suolo da cui ci siamo affacciati alla luce per la prima volta. Le radici nutrono la nostra identità la quale, sebbene orientata ad attraversare il tempo che ci è dato di vivere, non potrà mai recidersi dall’intimo legame  oserei definire “divino”. Pensiamo al sentimento dei tanti emigranti della nostra terra di Abruzzo nel mondo; nella società in cui il lavoro ha loro concesso di realizzarsi, hanno costruito, spesso associandosi, un cosmo emulativo dei costumi della terra materna, quasi a voler compensare il deficit affettivo del distacco. Lo spirito della parola  “origine” è incarnato sì nel luogo da cui si è partiti ma il suo completamento si attuerà soltanto quando, verso il culmine della vita, dopo il necessario peregrinare,  arriverà finalmente il momento di “tornare a casa“.

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